Turismo, overtourism e futuro rigenerativo: cosa ci insegna lo sguardo di Martin Parr
Lo scorso gennaio, a Parigi, ha aperto al Jeu de Paume una grande retrospettiva dedicata al fotografo britannico Martin Parr, Martin Parr – Global Warning, visitabile fino al 24 maggio 2026. La mostra ripercorre oltre cinque decenni di attività attraverso circa 180 opere, restituendo lo sguardo ironico e profondamente critico con cui l’artista ha indagato le contraddizioni del nostro tempo: dal consumismo globale al turismo di massa, fino agli stili di vita dell’élite economica.
Nelle immagini di Parr, il turismo diventa uno specchio delle nostre abitudini collettive, un fenomeno che porta con sé, fin dalle origini del termine tour, un’ambiguità irrisolta tra desiderio di scoperta e consumo dell’esperienza. Attraverso colori saturi, luminosità accentuata e una composizione apparentemente leggera, il fotografo mette in scena comportamenti riconoscibili e ritualizzati, mostrandoli senza sconti né moralismi. Come lo stesso Parr afferma in una dichiarazione riportata nella presentazione dell’esposizione: «Creo un intrattenimento che contiene un messaggio serio, per chi voglia leggerlo, ma non cerco di convincere nessuno: mi limito a mostrare ciò che le persone pensano già di sapere». In questo senso, la sua fotografia documentaria – una delle voci più acute e riconoscibili del panorama contemporaneo – ci costringe a guardarci come in uno specchio, rivelando con ironia le vulnerabilità e le contraddizioni delle società contemporanee, anche quando riconoscerle risulta scomodo.
Nelle opere presentate in mostra, Parr osserva con occhio pungente alcune delle principali contraddizioni del mondo contemporaneo, dal consumismo globale al turismo di massa, fino alle dinamiche di potere e disuguaglianza che attraversano la società. I luoghi diventano scenari sempre più omologati e le persone finiscono per conformarsi a comportamenti ripetitivi, alla ricerca di esperienze già codificate e facilmente riconoscibili. Con il suo personalissimo stile narrativo, che alterna ironia e disincanto, Parr mette in luce l’assurdità di un desiderio collettivo che punta a catturare l’esperienza più che a viverla, trasformando la realtà in un palcoscenico globalizzato. Le sue immagini diventano così specchi visivi, capaci di smascherare l’artificialità e le fragilità dei miti contemporanei.
Le fotografie di Martin Parr dedicate ai luoghi simbolo del turismo globale – dalla Torre di Pisa al Louvre, fino a Piazza San Marco – compongono una sorta di atlante visivo dell’esperienza turistica contemporanea. Nei gesti ripetuti dei visitatori che “sorreggono” la torre, nella folla che fotografa la Monna Lisa senza quasi guardarla e nella turista in piazza San marco a Venezia circondata dai piccioni mentre impugna la macchina fotografica, Parr mette in evidenza come il viaggio si trasformi in una sequenza di rituali codificati, spesso più attenti alla produzione dell’immagine che alla relazione con il luogo.
In queste scene, l’overtourism non appare soltanto come un problema quantitativo, legato all’eccesso di presenze, ma come una crisi più profonda e qualitativa dell’esperienza stessa. I luoghi si riducono a sfondi, i monumenti diventano icone da consumare rapidamente, e il turista finisce per essere parte dello spettacolo che intende osservare, quasi senza rendersene conto.

Ripensare il turismo: origini e derive contemporanee nello sguardo di Parr
Il termine turismo deriva dal francese tour, che significa “giro, percorso circolare” e indica lo spostamento temporaneo dal luogo di residenza, con l’implicita idea di partenza e ritorno. Originariamente si distingueva dall’idea del viaggio, dal quale non sempre si faceva ritorno, e che costringeva ad un’esperienza trasformativa profonda dell’individuo.
Nel contrapporre turismo e viaggio, spesso si richiama l’idea che il viaggio sia un percorso di scoperta e trasformazione interiore, mentre il turismo possa cadere nell’esperienza consumistica e predeterminata. Un esempio paradigmatico di viaggio epico risale all’antichità: l’Epopea di Gilgamesh, uno dei testi più antichi della storia, narra dell’eroe sumero Gilgamesh che parte in una lunga ricerca di significato e di immortalità, affrontando prove, sfide e trasformazioni interiori. Il suo viaggio non è solo fisico, ma rappresenta una profonda esperienza esistenziale di crescita e saggezza, culminando nella consapevolezza dei limiti umani e nel valore della propria esistenza.

Overtourism: una parola per interpretare una crisi contemporanea
Oggi il crescente fenomeno dell’overtourism descrive situazioni in cui l’afflusso di visitatori in una destinazione supera la sua capacità di accoglienza, compromettendo la qualità della vita dei residenti e l’esperienza stessa dei visitatori. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, l’overtourism si verifica quando l’impatto del turismo influenza negativamente i luoghi e le persone che vi vivono o li visitano.
Non si tratta semplicemente di turismo di massa, ma di una pressione intensa e spesso non regolata che conduce a congestione, degrado ambientale e perdita di identità culturale dei luoghi. Questo fenomeno, sempre più al centro delle discussioni globali, ci invita a riflettere sulle nostre responsabilità come viaggiatori e sul modo in cui nominiamo e viviamo queste esperienze.

Turismo rigenerativo: una nuova prospettiva europea
In questo contesto, l’Unione Europea sta promuovendo un cambio di paradigma: non più limitarsi alla sostenibilità intesa come riduzione dei danni, ma adottare modelli di turismo rigenerativo. Questo approccio punta non solo a minimizzare gli impatti negativi, ma a attivamente migliorare e rigenerare i luoghi visitati, rafforzando gli ecosistemi locali e creando valore sociale ed economico per le comunità ospitanti.
Il turismo rigenerativo invita a considerare ogni viaggio come un’opportunità per lasciare il territorio in condizioni migliori di come lo si è trovato, sostenendo la vitalità delle comunità locali e promuovendo un’interazione più autentica e responsabile con l’ambiente e la cultura.
Uno specchio per il futuro
L’eredità di Martin Parr ci suggerisce una lettura critica dell’esperienza turistica: non come consumo, ma come pratica di coscienza. Il “turista” che cerca di autodefinirsi “viaggiatore” può forse sfuggire alla banalizzazione del turismo di massa; ma se siamo tutti parte di questo fenomeno globale, la responsabilità diventa collettiva. Allora la sfida non è solo osservare e fotografare, ma trasformare e rigenerare i luoghi e le esperienze che abitiamo temporaneamente.
In un’epoca in cui la parola “viaggio” torna a essere intesa come percorso di trasformazione, possiamo interrogarci su come possiamo contribuire a un turismo che non sorpassi la capacità di accoglienza dei luoghi? E come possiamo, attraverso azioni individuali e politiche collettive, favorire un modello di turismo che sia davvero rigenerativo? Il futuro dell’esperienza turistica potrebbe non essere solo quello di visitare, ma di essere parte attiva del miglioramento delle destinazioni che scegliamo.

Informazioni pratiche – Martin Parr – Global Warning è ospitata al Jeu de Paume, nel Jardin des Tuileries (1 place de la Concorde, Parigi). La mostra sarà aperta al pubblico dal 30 gennaio al 24 maggio 2026: il martedì dalle 11:00 alle 21:00, dal mercoledì alla domenica dalle 11:00 alle 19:00. Chiuso il lunedì.