Racconti d’Italia, in forma di presepe
“Te piace ’o presepe?” riecheggia dalla celebre commedia di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, ogni volta che ci fermiamo davanti a una Natività. Dopotutto, l’autore ci ricorda che il presepe non è solo una decorazione, ma un piccolo universo da esplorare con occhi curiosi, dove ogni dettaglio racconta una storia.
Una domanda semplice, eppure capace di attraversare secoli di tradizione e di creatività, perché in Italia il presepe assume forme sorprendentemente diverse che esprimono lo spirito e la sensibilità di territori e comunità. Basta osservare alcune di queste espressioni, e lo vediamo nascere nelle botteghe dei maestri d’arte o plasmato dalle mani di comuni appassionati, lo ammiriamo animarsi tramite figuranti che incarnano i personaggi e trasformano interi borghi in piccoli palcoscenici, oppure emergere dalle acque, delinearsi nella sabbia o, ancora, farsi spazio nella roccia, come se la Natività fosse sempre pronta a rinnovarsi sotto i nostri occhi.
Anche nelle sedi istituzionali italiane il presepe non è un semplice complemento decorativo, ma diventa occasione di valorizzazione culturale e dialogo con la storia delle arti. Nella Sala del Mappamondo, una delle sale storiche del Palazzo del Quirinale a Roma, è stato allestito, come avviene ogni anno in occasione delle festività natalizie, un presepe di notevole rilievo storico e artistico.
Per il Natale 2025, la Presidenza della Repubblica ha accolto, tra i percorsi di visita del Palazzo, una selezione della pregiata collezione presepiale proveniente dalla Reggia di Caserta, che rende visibile al pubblico una delle espressioni più raffinate della tradizione figurativa napoletana del Sette-Ottocento.
L’opera nasce nel periodo borbonico, quando Carlo di Borbone, insieme a Maria Amalia di Sassonia, incoraggiò la realizzazione di presepi elaborati come vere scene di corte dove le figure, dalle teste e gli arti in terracotta e dagli occhi in vetro, hanno corpi snodabili in stoppa e fil di ferro e sono vestite con tessuti pregiati, spesso provenienti da laboratori come quelli di San Leucio, nel casertano, allora centro d’eccellenza tessile.
La scelta di esporre questa testimonianza storica all’interno del Quirinale è un modo per integrare l’arte presepiale nel contesto istituzionale e pubblico, sottolineando come la Natività, più che un simbolo religioso stagionale, rientri pienamente nel patrimonio culturale italiano.
In termini di visite, il presepe della Reggia di Caserta è inserito nei percorsi fruibili del Palazzo e rimane accessibile al pubblico fino al 21 dicembre 2025, per poi venire riallestito dal 9 gennaio al 2 febbraio 2026, in coincidenza con la tradizionale festa della Candelora, momento in cui, secondo la consuetudine storica, la Natività veniva disallestita nelle corti e nelle chiese.
L’arte presepiale dei Figurinai lucchesi
Se il presepe napoletano ha trovato nei secoli la sua forma più teatrale, la Toscana ha custodito una tradizione altrettanto preziosa, ma più delicata, silenziosa, quasi timida: quella dei Figurinai lucchesi. Nelle campagne attorno a Lucca, tra Ottocento e primo Novecento, intere generazioni di artigiani hanno modellato piccole figure in gesso destinate a raggiungere mercati lontani, spesso ben oltre i confini italiani. Le loro mani davano vita non solo alle tradizionali statuette per il presepe, ma anche a scene di vita quotidiana rappresentate da personaggi popolari, oltre che busti e soggetti religiosi. L’ampio e riconoscibile repertorio composto era il frutto di un lavoro paziente, scandito da gesti ripetuti e da una conoscenza dei materiali tramandata nelle famiglie, dove le mani degli adulti e quelle dei bambini collaboravano senza distinzione. Ogni statuina nasceva da uno stampo, ma prendeva personalità solo quando veniva rifinita a mano, dipinta e dotata di quei piccoli dettagli che rendevano inconfondibile l’opera dei maestri lucchesi. Il loro contributo fu così diffuso da rendere il presepe, per molti anni, una sorta di ambasciatore domestico della cultura della lucchesia: discreto, accessibile, popolare. Una tradizione che oggi viene riscoperta non solo per il valore estetico, ma anche come testimonianza sociale di un artigianato che ha intrecciato creatività e vita quotidiana.
Il presepe nel bosco di Viganego
Di tutt’altro carattere è il presepe di Viganego, frazione di Bargagli, nell’entroterra di Genova, che nei mesi invernali prende vita all’interno del bosco e lo converte in un percorso narrativo immersivo. Qui è garantita un’atmosfera suggestiva e sospesa nel tempo dato che la Natività non è racchiusa in un’unica scena statica, ma si snoda attraverso un cammino scenografico tra alberi, ruscelli e cespugli.
Il “Presepe nel Bosco” affonda le sue radici nel 2001, quando Cosimo Tondo iniziò a realizzare, pietra dopo pietra, un vero villaggio in miniatura. Le piccole abitazioni, alte poco più di mezzo metro e modellate secondo la tradizionale architettura rurale ligure, sono disposte lungo i sentieri, fiancheggiano mulini, frantoi e un grande castello, quindi conducono fino alla scena centrale della Natività. Ogni costruzione è realizzata con grande precisione e integrata con il paesaggio, tanto da sembrare parte stessa del bosco.
Dopo la scomparsa del suo creatore, nel 2009, l’opera è stata raccolta e portata avanti dai volontari della Confraternita di San Bartolomeo Apostolo e della Parrocchia di San Siro, che ogni anno si occupano di manutenerla, ampliarla e perfezionarla.
Il presepe nel bosco di Viganego non è solo la rappresentazione di una scena sacra, ma è anche, e soprattutto, la narrazione del territorio e della vita contadina ligure, dove l’arte e la tradizione incontrano la natura circostante. Visitarlo significa lasciarsi guidare da un percorso lento e immersivo, in cui ogni elemento, dalla pietra delle casette, ai mulini e agli scorci di bosco, invita a riscoprire la memoria e le radici di una comunità autentica.
Il presepe è allestito e visitabile nelle festività natalizie fino al 1° febbraio 2026, con aperture speciali e orari variabili: generalmente dalle 14:30 alle 18:30, mentre nei giorni clou delle festività (come l’8 e il 25 dicembre) sono previste aperture straordinarie anche al mattino.
Manarola: la Natività che illumina il paesaggio
E quando si parla di presepi capaci di trasformare un luogo, l’esempio forse più sorprendente rimane quello di Manarola, borgo iconico delle Cinque Terre. Ogni anno, in occasione della festività dell’Immacolata (nel 2025 si è anticipato di un giorno), lo straordinario allestimento luminoso prende vita sulla collina delle Tre Croci, che domina il paese. Dietro questa magia c’è l’intuizione di Mario Andreoli, nato nel 1928 e ricordato come l’uomo che ha saputo immaginare e realizzare un presepe capace di illuminare tutto il pendio.
A partire dalla seconda metà degli anni Settanta e fino al 2022, Andreoli ha progettato e collocato circa duecentocinquanta figure tra pastori, animali, contadini, pescatori, angeli, Re Magi, e naturalmente la sacra famiglia. Tutti i personaggi sono realizzati con materiali di recupero e adornati con migliaia di luci; un fitto intreccio di cavi percorre il pendio, creando ogni sera un grande disegno luminoso che si estende sulla collina che si affaccia sul Mar Ligure.
Dopo la sua scomparsa, nel dicembre 2022, il presepe ha continuato a essere parte viva dell’identità di Manarola. Oggi la tradizione prosegue grazie alla collaborazione del Parco Nazionale delle Cinque Terre, del Comune di Riomaggiore e dell’“Associazione Presepe di Manarola Mario Andreoli”, nata per custodire il progetto e coordinare l’allestimento annuale, insieme alle iniziative che lo accompagnano.
Così, ogni inverno, l’accensione delle oltre duecentocinquanta figure ridisegna il profilo della collina e restituisce al paesaggio un’atmosfera che unisce devozione, memoria e creatività. Quando il pendio si illumina, il presepe non solo pervade lo spazio, lo interpreta. E per qualche istante, chi osserva ha l’impressione che il mare, il borgo e la Natività dialoghino in un unico maestoso e indimenticabile quadro che ogni anno rinnova il legame profondo tra la comunità di Manarola e la sua tradizione.
Il presepe è acceso ogni sera dalle ore 17:00 alle ore 23:00, a partire dall’8 dicembre fino al 6 gennaio.
E così, di fronte a tanta bellezza, come naturale conclusione di un viaggio tra arte, territori e identità, alla domanda iniziale “Te piace ’o presepe?” non resta che rispondere con le stesse parole di Tommasino Cupiello: “Sì, me piace!”