La Bellezza come motore di sviluppo. Banca Ifis e l’economia culturale italiana
Quando si parla di investimenti culturali in Italia, raramente emerge una visione strategica tanto coerente e di lungo periodo quanto quella di Banca Ifis. Per l’istituto veneziano l’arte e la cultura non rappresentano una leva accessoria di comunicazione o un esercizio sterile di reputazione, ma un vero elemento identitario, capace di generare valore per la comunità, per i territori e per il modo stesso di concepire l’attività bancaria. Alla base di questo impegno c’è una convinzione netta: la cultura non è un costo da sostenere, ma un investimento sul futuro, uno spazio in cui si incontrano creatività, impresa e benessere collettivo.
Questa visione prende forma in Ifis Art, un progetto integrato che non si limita a sostenere eventi o iniziative episodiche, ma costruisce una piattaforma stabile di dialogo tra arte, economia e responsabilità sociale. Voluto e ideato dal Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio, Ifis Art raccoglie e connette tutte le azioni della banca dedicate alla valorizzazione dell’arte, della cultura e della creatività contemporanea, ponendo al centro l’accessibilità, il digitale, le partnership pubblico‑private e il sostegno alle nuove generazioni. L’obiettivo non è solo produrre contenuti culturali, ma creare condizioni affinché l’arte diventi uno strumento di inclusione, crescita e relazione con il territorio.
Un esempio concreto di questo approccio è il Parco Internazionale di Scultura nei giardini di Villa Fürstenberg a Mestre, che si prepara a riaprire al pubblico dopo una chiusura temporanea. Qui la banca ha scelto di investire non soltanto nella conservazione di opere monumentali di artisti internazionali, ma nella creazione di uno spazio gratuito e aperto, pensato come luogo di incontro tra cittadini, visitatori e paesaggio. L’arte esce dal perimetro museale tradizionale e si inserisce nella vita quotidiana, diventando esperienza condivisa e bene comune.
Nel cuore di Venezia, l’impegno di Banca Ifis assume una dimensione ancora più simbolica con il restauro di “The Migrant Child” di Banksy. L’intervento non si esaurisce nella tutela di un’opera iconica, ma si traduce in un’azione concreta di rigenerazione culturale: la rimozione e il recupero del murale permetteranno di restituire al pubblico un messaggio potente sui temi della migrazione e dei diritti umani, mentre Palazzo San Pantalon viene ripensato come spazio espositivo connesso alla Biennale. È un esempio di come la banca utilizzi l’arte per tenere aperto un dialogo contemporaneo, senza neutralizzarne la forza sociale.
Accanto alla dimensione culturale, Banca Ifis lavora da anni su un fronte altrettanto strategico: la misurazione dell’impatto economico della bellezza. È in questo contesto che nasce Economia della Bellezza, la piattaforma di cultura d’impresa sviluppata all’interno del Social Impact Lab Kaleidos, con l’obiettivo di dare voce a quel vasto e trasversale comparto dell’economia italiana che lega creatività, patrimonio, design, cultura e “saper fare” al valore economico e competitivo del Paese. L’edizione 2025 conferma che l’Economia italiana della Bellezza continua a influenzare in modo significativo il tessuto produttivo nazionale, con una quota pari a quasi un terzo del prodotto interno lordo e un valore aggregato superiore ai seicento miliardi di euro. Ma questi numeri sono solo l’inizio: essi descrivono un fenomeno strutturale in cui la Bellezza diventa un fattore decisivo per la competitività, l’innovazione e la capacità di attrarre investimenti internazionali.
Il Rapporto 2025 approfondisce come i settori tradizionali della Bellezza – moda, design, cosmetica, turismo culturale – non siano comparti isolati, ma si intersechino con la manifattura, il digitale e la creatività contemporanea. Il Made in Italy mantiene un ruolo centrale, non solo per la qualità e l’estetica dei prodotti, ma per la capacità di costruire una narrazione culturale e identitaria che si traduce in valore economico. Al contempo, il rapporto dedica particolare attenzione alla relazione tra creatività, tecnologia e intelligenza artificiale, mostrando come molte imprese italiane stiano integrando AI e strumenti digitali con le competenze tradizionali per creare quella che il rapporto definisce “super‑creatività”: un processo in cui innovazione, design e artigianato si incontrano per generare prodotti e servizi distintivi, capaci di competere sui mercati globali senza perdere la propria identità culturale.
Il Rapporto evidenzia inoltre che l’Economia della Bellezza non si limita a generare valore quantitativo, ma produce effetti concreti in termini di produttività, occupazione e sviluppo territoriale. Il turismo culturale continua a essere uno dei principali motori di attrazione, catalizzando flussi economici e connettendo patrimonio artistico e paesaggistico con le economie locali. Allo stesso tempo, la creatività e l’innovazione tecnologica permettono alle imprese di proporre soluzioni nuove, personalizzate e sostenibili, ampliando la capacità competitiva del sistema Italia. In questo modo, cultura e impresa non sono mondi separati, ma parti di un unico ecosistema in cui bellezza, identità e tecnologia convergono per produrre valore.
In questo contesto, l’istituto traduce i dati e le analisi in azioni concrete: oltre a sostenere il Parco di Villa Fürstenberg e il restauro di opere iconiche, la banca investe in hub culturali come il Treviso Arts District, favorendo reti tra artisti, imprese e istituzioni locali e contribuendo a far sì che il patrimonio creativo diventi leva concreta di sviluppo economico e coesione sociale. In altre parole, la cultura diventa motore di inclusione e innovazione, parte integrante della strategia di lungo periodo della banca.
Per Banca Ifis, la bellezza non è un esercizio estetico, ma una risorsa produttiva, umana e sostenibile. È un vero e proprio patto culturale con la collettività, un impegno a generare valore per chi crea, per chi vive e per chi investe. In questa visione, arte, cultura e impresa si intrecciano con la tecnologia, con la tradizione e con la creatività, dimostrando che investire in Bellezza significa investire nel futuro del Paese, nella sua competitività e nella qualità dello sviluppo sostenibile.