Quando le mura raccontano il mare. Roma ospita FortMed
A Roma, dal 19 al 21 febbraio 2026, la Sapienza Università di Roma ospiterà la nona edizione di FortMed, la conferenza internazionale dedicata alle fortificazioni del Mediterraneo. Questo appuntamento, ormai consolidato, organizzata dal Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura (DSDRA), rappresenta un momento di confronto imprescindibile per storici, architetti, archeologi e studiosi di patrimonio militare, offrendo uno spazio unico per discutere e approfondire le tecniche costruttive, le strategie difensive e il ruolo culturale delle strutture fortificate lungo le coste e nei territori interni affacciati sul Mare Nostro.
Negli anni, FortMed ha dato vita a una vera e propria rete internazionale di ricerca, riunendo contributi scientifici da molteplici Paesi e traducendoli in volumi di riferimento che raccontano la storia e l’evoluzione delle fortezze, dei bastioni e delle mura. Gli atti delle edizioni passate costituiscono un archivio prezioso, non solo per chi si occupa di storia militare, ma anche per chi si interessa di architettura, restauro e patrimonio culturale, poiché restituiscono una visione complessa del rapporto tra territori, strategie difensive e identità mediterranea.
Questa nuova edizione si propone di approfondire non solo gli aspetti tecnici e documentari, ma anche il significato culturale e simbolico delle fortificazioni, mettendo in luce figure storiche, processi di costruzione e trasformazioni materiali avvenute nei secoli. L’internazionalità della conferenza permette di intrecciare prospettive diverse e di confrontare approcci metodologici differenti, creando uno spazio in cui il sapere accademico si intreccia con la valorizzazione culturale e la divulgazione.
FortMed 2026 non è dunque soltanto un incontro scientifico: è un’occasione per restituire al grande pubblico la ricchezza di un patrimonio spesso invisibile, fatto di pietra, storia e ingegno umano. Le fortificazioni mediterranee tornano così a essere protagoniste, non solo come testimonianze del passato, ma come strumenti per comprendere la complessità e la bellezza dei territori che le hanno viste sorgere e trasformarsi.