lettera a una figlia
nata sul mare
Quando chi incontro mi dice “Oh, una figlia! Chissà come t’è cambiata la vita!”, lì per lì non capisco, perché mi sembra già che non esista una vita precedente a questa, per così dire. Diventare padre ti immerge nel qui e ora anche se non ci sei portato, perché è il presente che assume connotati di urgenza assoluta. Ed è un presente che corre così veloce…Ho provato a scrivere qualcosa sulla nascita di mia figlia da quando l’ho saputo. Mi spremevo, mi mettevo lì, ma non usciva niente. Poi, è uscita lei, Olivia. E con lei, sono uscite anche le parole. “Ora che esiste, ora che è evidente…”
Lettera a una figlia nata sul mare
di Filippo Lubrano
Ora che esisti
Ora che sei evidente
Una persona nuova
E galleggi nel mare della vita
E il mio ruolo è di tenere la mano sotto la tua pancia
Finché non saprai farlo da sola
Ricorda
Quando sarai al largo
D’imparare a distinguere i pesci per nome:
Così che dove gli altri vedranno l’omogeneità dell’acqua
Tu vivrai
Viva
La Fiera di Poseidone.
E diffida sempre dei fondali troppo compiacenti
Che invitano all’ancoraggio:
È lì che attentano le meduse più urticanti
le secche più spaesanti.
Impara la fedeltà dal parabordo
Che serve solo la sua nave
E non bada alle torture del molo.
Nella burrasca, non misurare mai l’altezza delle onde:
Ché quel che conta non è l’intensità dei marosi
Ma quanto perdura il loro ricordo
nello sguardo di chi li contempla.
E disponiti da subito alla siccità,
Così che ogni giorno di pioggia
Sarà un giorno a cui brindare.
Riconosci poi la tua corrente,
Accettane il conforto sciamanico.
Ma quando la linea della vita sul tuo palmo
Ti apparirà estranea
Non esitare a impugnare il serramanico
Per tracciarne una nuova, mediterranea
– Come già fece Corto, da Malta.
E colleziona i ricordi dell’esistenza
Come fanno i fondali:
Senza catalogarli,
Scevri di rimpianti
Vergini da speranze.
Cerca il criterio che per te più vale
A misurar la vita:
Che sia il peso del pescato
La minimizzazione del rischio sismico
La vicinanza a una fonte potabile.
Sii sempre boa, mai bitta:
Esposta
Libera di seguire le correnti
Memore dell’ingombro salvifico da cui provieni
Salda, fluida, dritta.
Non lasciarti mai delimitare da aggettivi terreni:
Buona, acuta, bella, sconosciuta.
Fatti corteggiare solo da chi ha la pelle d’alghe e licheni
E ancora odora di salmastro.
Conduci la tua vita come il guardiano del faro:
Per quanto in solitudine
Regalando la luce intorno a te.
Osserva e annota le squame del dentice
Battezza i ciottoli di pietra pomice
Salmodia gli incroci taumaturgici delle nasse
Celebra il teatro delle pescherie.
Accogli la vita,
come il porto riceve il mare.
E se mai dovrai farti stretta
Come il canale
Sii sempre l’acqua che unisce,
Mai lo stagno che divide.