La creatività del silenzio

Nick Cave, sul blog Red Hand Files, rispondendo alle domande di alcuni fan, ha raccontato come essere creativi significhi oggi essere vicino al prossimo: “Creare è il mio modo di reagire alle crisi. È un impulso che mi ha salvato mille volte. Quando le cose si mettevano male pianificavo un tour oppure scrivevo un libro o facevo un disco. Il lavoro era un rifugio che serviva a non abbattermi”. Questa volta, però, è diverso. Dirette streaming, performance sui social, esperienze online, meglio di no: “Come artista, mi sembra inadeguato perdere questo momento straordinario. Improvvisamente, scrivere un romanzo, una sceneggiatura o delle canzoni sembrano indulgenze di un’epoca passata. Per me, questo non è il momento di essere sepolto nel business della creazione. È il momento di sfruttare questa opportunità per riflettere esattamente su ciò che è la nostra funzione – a che cosa siamo, in quanto artisti”. Suggerisce Cave: “Ci sono altre forme di impegno, aperte a tutti noi. Un’e-mail a un amico lontano, una telefonata a un genitore o fratello, una parola gentile a un vicino, una preghiera per coloro che lavorano in prima linea. Questi semplici gesti possono legare insieme il mondo”, in modo che quando emergeremo da questo momento “saremo uniti dalla compassione, dall’umiltà e da una maggiore dignità. Forse vedremo anche il mondo con occhi diversi. Questo potrebbe, in effetti, essere il vero lavoro creativo di tutti”.