Bardolino e le tre sponde del Lago di Garda insieme verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029
Con Bardolino a fare da capofila e la giustificata ambizione di diventare Capitale Italiana della Cultura, il Garda si racconta come una comunità culturale, affiancando alla vocazione turistica del territorio una nuova idea di paesaggio condiviso attraverso la sua ricchezza più importante, l’acqua dolce.
È questo il senso della candidatura di Bardolino e del Lago di Garda a Capitale Italiana della Cultura 2029, un percorso che entra in una fase decisiva con il deposito del dossier al Ministero della Cultura, previsto per il 23 settembre. Promosso dal Comune di Bardolino come ente capofila, il progetto nasce in collaborazione con la Comunità del Garda, il Consorzio Garda Unico e Destination Verona & Garda Foundation.
Non si tratta soltanto di una candidatura territoriale. L’ambizione è costruire una visione comune capace di mettere in relazione storia, paesaggio, tradizioni, comunità e capacità di innovazione. Un’idea di Garda come sistema culturale integrato, oltre i confini amministrativi e regionali.
Ad accompagnare il percorso è Giordano Bruno Guerri, storico e saggista, Presidente del Vittoriale degli Italiani e direttore generale di GardaMusei, scelto come ambasciatore della candidatura. La sua presenza rappresenta quella dimensione culturale capace di mettere in dialogo luoghi, istituzioni e patrimoni diversi.
Un lago, tre sponde, una visione
La candidatura ha già raccolto l’adesione formale di oltre 160 soggetti. Sono 37 i Comuni del Garda e delle aree limitrofe, comprese le 24 amministrazioni rivierasche delle tre sponde, distribuite tra tre regioni. A questi si aggiungono istituzioni, fondazioni, università, consorzi, imprese e oltre 70 associazioni del territorio.
È forse questo il dato che racconta meglio la natura dell’iniziativa. Non una singola città che si propone, ma un territorio che cerca una forma comune per raccontarsi.
«Questa candidatura nasce dalla volontà di riunire l’intero lago attorno a una progettualità culturale condivisa», sottolinea il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi, che individua nella capacità di fare rete e nel coinvolgimento di tutte le sponde la forza della sfida. L’obiettivo, spiega, è anche quello di lasciare «un’eredità concreta ben oltre il 2029».
Una prospettiva che trova una sintesi significativa nel tema dell’acqua, indicato come uno degli elementi centrali della narrazione identitaria del Garda. L’acqua non soltanto come elemento geografico, dunque, ma come ciò che mette in relazione comunità e territori.

A guidare la costruzione del progetto è l’architetta Daniela Cavallo, direttrice della candidatura. Ed è nelle sue parole che emerge forse con maggiore chiarezza il cambio di sguardo proposto dal dossier.
«Il Lago di Garda non può più essere considerato soltanto uno sfondo, una destinazione o un patrimonio da contemplare», afferma Cavallo, ma può diventare «un luogo capace di generare cultura, relazioni e futuro».
Il primo risultato, secondo la progettista, è già visibile nel lavoro preparatorio. La capacità di creare connessioni, mettendo in rete istituzioni, associazioni, operatori culturali ed economici. Da qui nasce una nuova consapevolezza, quella di un Garda che prova a pensarsi come una comunità culturale più ampia dei propri confini amministrativi.
È una prospettiva che sposta il baricentro. Il patrimonio non è più soltanto qualcosa da conservare o da mostrare, ma diventa uno strumento per costruire relazioni e immaginare il futuro.
Il prossimo appuntamento sarà venerdì 18 settembre alle ore 18.00, al Parco di Villa Carrara Bottagisio di Bardolino, con l’evento Tre sponde, un’unica identità culturale. Un lago cuore del mondo.
Sarà l’occasione per riunire simbolicamente le tre sponde e, soprattutto, per sottoscrivere il “Patto per il Lago di Garda”, un impegno formale a promuovere il lago come un unico patrimonio culturale.
Pochi giorni dopo, il 23 settembre, è previsto il deposito ufficiale del dossier al Ministero della Cultura.
Il percorso verso il 2029 è dunque appena entrato nella sua fase più concreta. Ma, al di là dell’esito della candidatura, propone già una domanda culturale importante. Che cosa accade quando un territorio smette di guardarsi per parti e comincia a raccontarsi come una comunità?
Per il Garda, la risposta passa da un’idea di cultura che non si limita ai musei, ai monumenti o agli eventi, ma comprende il paesaggio, le persone, le tradizioni, le relazioni e la capacità di costruire insieme una visione del futuro. La candidatura è già riuscita a trasformare un lago che unisce geograficamente tre regioni in una comunità che prova, attraverso la cultura, a riconoscersi come un unico territorio.