A Bardolino l’acqua che unisce il Garda si candida a Capitale Italiana della Cultura
Mi chiama Daniela Cavallo, amica, architetta, urbanista ma soprattutto donna con una passione divorante per la creazione di progetti culturali. Mi chiede se conosco Bardolino sul Lago di Garda e se posso andare a trovarla. L’idea è quella di candidarsi a Capitale Italiana della Cultura. Il tema è l’acqua. “Puoi darci una mano?”
Per una di quelle strane casualità che accadono solo a chi fa questo mestiere, inciampo dopo poche ore su una frase “Se c’è della magia su questo pianeta, è contenuta nell’acqua”. Chi l’ha scritta? Si chiama Loren Eiseley, scopro che era un giovane americano dell’inizio del Novecento con la passione per lo studio dell’antropologia e la comprensione della natura dell’uomo. Molto giovane si ammala di tubercolosi e per guarire si trasferisce nel deserto, lontano dall’umidità alla ricerca di aria secca e calda. Vive da hobo, un nomade, esploratore, curioso e consapevole del suo nomadismo. Poi tornerà agli studi, a scrivere saggi, a insegnare all’università. Ma la magia dell’acqua non lo abbandonerà mai.
Ed eccomi in questo angolo di paradiso chiamato Bardolino. Il lago sembra un mare infinito, superbo, tranquillo, agiato, indolente. Quella che vedo di fronte a me è il tesoro più prezioso che abbiamo. Si chiama acqua dolce, è sinonimo di vita, futuro, resilienza, ricchezza, giustizia e benessere. È la risposta più concreta alle grandi domande che il nostro tempo incerto ci pone. Spesso ce lo dimentichiamo. Viviamo su un pianeta che appare ricco d’acqua. E in effetti lo è. La quantità complessiva di acqua presente sulla Terra rimane sostanzialmente stabile, grazie alla simbiosi perfetta del suo ciclo idrologico. Ma l’idea di abbondanza svanisce quando parliamo dell’acqua disponibile per la nostra vita, l’agricoltura, l’industria, le comunità.

C’è un numero che dovremmo tenere a mente ogni volta che apriamo un rubinetto per lavarci i denti, annaffiamo il giardino, versiamo un bicchiere d’acqua nel bicchiere. Tutti gesti quotidiani che dipendono da quel solo 2,5% del totale dell’acqua. È la quota disponibile sull’intero pianeta, contro un 97,5% che è acqua salata, inutilizzabile per bere, allevare, coltivare, vivere. E di quel già esiguo 2,5%, la stragrande maggioranza, più o meno il 69%, è imprigionata nei ghiacciai e nelle nevi perenni. Un’altra fetta consistente riposa nel sottosuolo, nelle falde profonde. Quella che è davvero accessibile è l’acqua di superficie di laghi e fiumi, e quella che scorre sottoterra nelle falde acquifere e ogni tanto riemerge attraverso pozzi e sorgenti. Apriamo il rubinetto e quella che abbiamo a disposizione è meno dell’1% dell’acqua dolce del pianeta. Sono gocce da cui dipendono ecosistemi, economie e società intere. Sempre che quell’acqua non venga compromessa dall’inquinamento, dalla guerra o dagli effetti della crisi climatica. La nostra poca acqua, inseguendo una follia difficile da raccontare a chi verrà dopo di noi, l’abbiamo umiliata, offesa, dispersa e sprecata come se fosse infinita, quando invece è la risorsa più esigua, fragile e “finita” di tutte. In Italia, circa il 60% dell’acqua viene utilizzata per l’agricoltura, quasi il 42% dell’acqua immessa nella rete idrica si perde per la scarsa manutenzione degli acquedotti. Vita e oblio in un paradosso senza futuro. Il poeta inglese W. H. Auden lo scrisse in modo lapidario, nei versi conclusivi di First Things First: “migliaia hanno vissuto senza amore, non uno senza acqua”
L’acqua salata invece è tanta ma non siamo ancora capaci di usarla.
Possiamo fare qualcosa? La risposta è sì, possiamo e dobbiamo gestire meglio le risorse, ridurre gli sprechi, proteggere gli ecosistemi, costruire una cultura fatta di conoscenza, consapevolezza, obiettivi. Perché la questione idrica non riguarda soltanto l’ambiente, descrive il nostro futuro. Ed è esattamente da qui, da questo luogo meraviglioso che si affaccia sul lago che dobbiamo cominciare.
L’Italia custodisce una ricchezza che spesso diamo per scontata. Parliamo del Lago di Garda, il più grande bacino idrico di acqua dolce del Paese. Non solo una meta turistica tra le più amate d’Europa, ma un’infrastruttura naturale vitale, che alimenta agricoltura, comunità e biodiversità di un intero territorio a cavallo tra Lombardia, Veneto e Trentino. Riflettere sulla sostenibilità del suo futuro è quindi quanto mai necessario. La candidatura di Bardolino e del Lago di Garda a Capitale Italiana della Cultura 2029, grazie allo splendido progetto messo insieme da Daniela Cavallo, intende superare i confini amministrativi e raccontare il lago come un unico sistema culturale. Il progetto coinvolge oltre 160 soggetti tra Comuni, istituzioni, imprese, università e associazioni. Lo storico Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale degli Italiani, accompagnerà la candidatura come ambasciatore. Per il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi, la sfida consiste nel fare rete tra le tre sponde e trasformare la cultura in uno strumento di sviluppo duraturo. Il 18 settembre, a Bardolino, le tre sponde sottoscriveranno il “Patto per il Lago di Garda”, in vista del deposito del dossier al Ministero della Cultura il 23 settembre.

Un festival per raccontare l’acqua
A sostegno della candidatura, Italia Circolare, in partnership con MEMO17, sta progettando il Festival dell’Acqua Dolce. Al centro del progetto c’è l’acqua dolce intesa come bene comune: memoria, paesaggio, economia, cucina, arte, futuro. Il festival intreccerà la storia della pesca tradizionale e le tradizioni gastronomiche lacustri con l’arte e la letteratura d’acqua, mettendo questi linguaggi culturali in dialogo diretto con i grandi temi ambientali del nostro tempo, dalla crisi climatica, alla tutela della biodiversità, dall’economia circolare e rigenerativa all’equilibrio tra chi il lago lo abita tutto l’anno e chi lo visita da turista.
Già Leonardo da Vinci, che studiò a lungo il comportamento dei corsi d’acqua, la definiva “il vetturale della natura”, colei che guida e muove ogni processo naturale. La cultura, quando parliamo di acqua dolce, non è un ornamento ma lo strumento con cui una comunità impara a guardare e a difendere la propria risorsa più preziosa. Il tema si aggancia direttamente al Goal 6 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dedicato all’acqua pulita e alla gestione sostenibile delle risorse idriche. Due dei suoi otto target parlano in modo particolarmente diretto al progetto del Garda: il target 6.5, che chiede una gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli, inclusa la cooperazione tra enti diversi, esattamente come richiede un lago condiviso tra tre regioni, e il target 6.6, che impegna a proteggere e ripristinare tutti gli ecosistemi legati all’acqua. A livello globale, il riferimento resta la World Water Week di Stoccolma, organizzata dallo Stockholm International Water Institute (SIWI) fin dal 1991, il più importante appuntamento mondiale sul tema, capace di riunire ogni anno partecipanti da oltre 180 Paesi. Il tema scelto per l’edizione 2026, “Water for People and Progress”, è pensato per fare il punto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile legati all’acqua e per discutere il percorso oltre il 2030, mettendo al centro della discussione la governance idrica e la finanza per sistemi resilienti al clima, tra mitigazione e adattabilità. Una giornata è stata interamente dedicata al World Lake Day, la giornata mondiale dei laghi.

Forse è proprio questo il senso della domanda di Daniela Cavallo, quella telefonata da cui è cominciato tutto. “Puoi darci una mano?”. Dobbiamo darci tutti una mano. Non soltanto per una candidatura, non soltanto per un festival, ma per provare a cambiare il modo in cui guardiamo all’acqua. Da risorsa invisibile che diamo per scontata a bene comune, da sfondo del paesaggio a protagonista della nostra idea di futuro.
Il Lago di Garda è il luogo da cui cominciare. Perché l’acqua non conosce confini amministrativi, non appartiene a una sola comunità e non può essere considerata infinita. Unisce le tre sponde, attraversa le nostre economie, la nostra storia e il nostro immaginario. E forse proprio per questo può diventare anche il punto di partenza per una nuova cultura della responsabilità.
La magia di cui scriveva Eiseley, in fondo, è ancora tutta lì. Sta nell’acqua. E nella nostra capacità di non dimenticarlo.
Per questo Bardolino e il Lago di Garda sono già una Capitale. Una delle più importanti.
