Chi parla male, pensa male. Chi scrive male, pensa peggio
Più che strumenti di pensiero, le parole sono diventate beni – anzi, mali di consumo. Prodotti usa e getta – senza significato, valore, profondità, peso – lanciati sui media e nel dibattito pubblico, senza attenzione, consapevolezza, senso di responsabilità.
Eppure, come ricordava Eco, «Il linguaggio è il principale strumento di articolazione del pensiero» e «impoverire la lingua significa impoverire il pensiero». Se, a questo, aggiungiamo una felicissima riflessione di Simone Weil – «Là dove c’è un errore di vocabolario, c’è un errore di pensiero» – otteniamo un ritratto del nostro presente, degno dell’accuratezza di van Eyck e delle inquietanti deformazioni di Schiele.
Ci preoccupa tutto ciò? Affatto. Non ce ne frega assolutamente niente. E, mentre i manipolatori del linguaggio hanno vita sempre più facile nell’orientare le nostre conoscenze, convinzioni e decisioni, noi viviamo in una bolla di beata ignoranza, indifferenti alle cose importanti e distratti da ogni sorta di seduzione social. Se, come sosteneva Erasmo da Rotterdam, «senza l’oblio e l’ignoranza non può esserci felicità», allora stiamo sulla strada della felicità perfetta.
Basta leggere certi titoli di giornale – troppi per poter essere considerati eccezioni – per capire che la distorsione del linguaggio è ovunque. Cosa che la rende invisibile (nessuno fa caso a ciò che ha sotto gli occhi tutti i giorni) e, di conseguenza, “normale”.
Da anni, stigmatizziamo, giustamente, la crisi dell’informazione: spettacolarizzazione dei notiziari, dominio delle emozioni, egemonia degli algoritmi, perdita di autorevolezza dei media. Quasi mai, però, affrontiamo il problema che è alla base di tutto ciò: la caduta verticale di parola e scrittura.
Se “chi parla male, pensa male”, chi scrive male, pensa peggio. Mentre una parola sbagliata può sempre scappare, infatti, quando scrivi, hai tutto il tempo di scegliere, con cura, le parole, di cambiarle e di correggere gli eventuali errori. Evidentemente, però, abbiamo deciso di non perdere tempo e destinarlo ad altro.
Doloso o colposo che sia, lo scrivere male non è un veniale peccato di forma: è un preoccupante errore di sostanza, foriero di conseguenze molto più gravi di quanto immaginiamo.
Negli ultimi mesi, ho seguito da vicino alcune delle principali testate italiane, sia tradizionali che digitali. Non per valutare le opinioni: ognuno ha diritto alle proprie. Ci mancherebbe altro che non fosse così. L’ho fatto per osservare come i fatti vengono presentati. E il quadro, purtroppo, è desolante. Deprimente, in qualche caso. Lessico, punteggiatura, sintassi sono sempre più spesso al di sotto della soglia minima di decenza.
Sbagliare è umano, è vero. E gli errori ci sono sempre stati. Oggi, però, il problema è triplice: la quantità esorbitante degli errori, la velocità e l’ampiezza – entrambe stratosferiche – della loro diffusione, l’assuefazione con la quale li accogliamo. Buttiamo giù litri e litri di veleno, con la stessa facilità/tranquillità con la quale beviamo un bicchiere d’acqua.
Siamo così abituati a sciatteria, imprecisione e futilità (per non parlare di bufale e fake), che non le riconosciamo nemmeno più, mentre l’analfabetismo di ritorno si diffonde come un virus silenzioso, per il quale non esiste antidoto. Un virus – ed è questa la cosa più inquietante – che non risparmia neppure i professionisti dell’informazione: giornalisti, redattori, titolisti, correttori di bozze (esistono ancora?)… Tutti, in diversa misura, contagiati da un mix di ignoranza, superficialità, disattenzione, pigrizia e spesso, purtroppo, malafede, che sta dando vita a una lingua sempre più povera, banale, vuota, falsa e stupida.
Risultato? Un circolo vizioso nel quale povertà, banalità, vuotezza, falsità e stupidità di chi scrive alimentano quelle di chi legge. E viceversa.
Non parlerò dell’osceno – diffusissimo – sostituire i due punti con la virgola, ignorando o dimenticando che la virgola aggiunge (“enumera”, avrebbe detto Serianni), e che sono i due punti a introdurre “una spiegazione, una conseguenza, un discorso diretto, un elenco o una precisazione”. Eppure: “Stellantis, il governo apre”, “Hermès, il giallo dei sei milioni di azioni spariti” (senza contare che, qui, bisognava decidersi: o sostituire il “di” con “in” o trasformare “spariti” in “sparite”), “Irpef, quanto si risparmierà?”, “Gaza, la tregua è a rischio”, “Veneto, l’invasione degli oriundi venuti dal Brasile.” (Tutti i titoli virgolettati sono autentici).
Non parlerò dell’immonda – anche questa diffusissima – pratica di utilizzare il “piuttosto che” come una sorta di supervirgola, che elenca una serie di possibilità (“potremmo andare al mare, piuttosto che al lago, piuttosto che in montagna”; “potremmo bere una birra, piuttosto che un bicchiere di rosso, piuttosto che un calice di bollicine…”), quando il “piuttosto che” è una congiunzione subordinante, con valore avversativo o comparativo: “preferisco andare al mare piuttosto che in montagna”; “piuttosto che uscire con te, resto a casa”.
E non parlerò del fatto che, sempre più di frequente, i titoli adottano un linguaggio fortemente violento: “L’Atalanta distrugge il Milan”, “La Juventus è devastante e asfalta l’Udinese”, “Sinner demolisce Djokovic”, “Panatta asfalta Alcaraz in tv”.
Parlo di grossolani errori di costrutto. Banali errori nella composizione della frase – vale a dire nella scelta e nell’ordine delle parole – che hanno reso l’anfibologia (costruzioni errate grazie alle quali una frase può essere interpretata in due o più modi diversi) di gran lunga la figura retorica più diffusa sul pianeta-media.
Roba da mani nei capelli. Proviamo a riderci sopra, anche se ci sarebbe da piangere. Chissà: forse, una risata ci aiuterà a non dimenticare. E, magari, a stare più attenti, sia quando leggiamo che quando scriviamo.
1. Sport
“Sinner al Papa: ‘Giochiamo?’. E Leone XIV: ‘Qui meglio di no’. E gli regala la racchetta”
Chi ha regalato cosa a chi? Da quanto si legge, è stato Papa Leone XIV a donare la racchetta a Sinner, non viceversa.
2. Cronaca nera
“È stata uccisa nel corso di una colluttazione violenta con un oggetto pesante”
Uccisa da un “oggetto pesante”, con il quale avrebbe avuto una colluttazione violenta? Titolo degno di un film surrealista. Cos’ha impedito di scrivere: “Uccisa con un oggetto pesante, durante una violenta colluttazione”?
3. Disabilità
“Inaccettabile avere un’autorità garante per i diritti delle persone con disabilità tutta al maschile”
Scritto così, sembra che “tutta al maschile” sia la disabilità, e non l’autorità garante. Una semplice inversione sarebbe bastata a rendere giustizia a una, più che legittima, rivendicazione.
4. Cronaca nera
“La nuora di P. P., uccisa con 29 coltellate, è indagata per favoreggiamento”
Un’indagine postuma? Visto che la donna è stata uccisa con 29 coltellate, non sarà un tantinello tardi per metterla sotto indagine?
5. Cronaca
“Arrestata per violenza sessuale la prof picchiata dai genitori”
Dunque, vediamo: una professoressa, picchiata dai genitori (dei suoi alunni, si presuppone), viene anche arrestata per violenza sessuale? Per la serie: capitano tutte a me!
6. Cronaca giudiziaria
“Turetta, ergastolo senza crudeltà”
A parte che, dopo “Turetta”, ci vorrebbero i due punti e non la virgola, la formula suona come una sorta preghiera/rassicurazione: “Ergastolo sì, ma senza crudeltà, mi raccomando.”
7. Cronaca nera
“Tornò nel dirupo in cui era caduta per soffocarla: arrestato per femminicidio di Ischia dopo 9 mesi”
Scritto così, sembra che la protagonista della vicenda sia una donna e non un uomo. Una donna che – nel tentativo di soffocarne un’altra – era caduta in un dirupo. Riemersa sana e salva dal dirupo, aveva, poi, deciso di rintracciare la sua vittima e completare l’opera. “Femminicidio di Ischia”, poi, fa pensare al fatto che la vittima fosse una donna di nome Ischia. Non bastava scrivere: “Tornò per soffocare la donna che aveva spinto nel dirupo. Arrestato, dopo 9 mesi, per il femminicidio a Ischia.”?
8. Costume
“Costiera Amalfitana, in vendita la celebre villa nella grotta disegnata da Gae Aulenti”
Dunque – oltre alle tante meraviglie architettoniche, tra le quali lo splendido Musée d’Orsay – Gae Aulenti avrebbe anche disegnato una grotta nella Costiera? Non sarebbe stato meglio: “In vendita la celebre villa disegnata da Gae Aulenti, in una grotta della Costiera Amalfitana.”
9. Incidenti stradali
“Pavia, morta una 18enne mentre tornava da una festa in monopattino”
Un monopattino gigantesco, visto che era, addirittura, riuscito a ospitare una festa! Eppure, sarebbe bastato spostare un paio di parole: “Pavia: 18enne muore in monopattino, mentre torna da una festa.”
10. Cronaca nera
“Sgozzato a Udine, fermato al confine con l’Austria il presunto killer di Ezechiele Gutierrez”
Doveva essere dotato di super-poteri, l’uomo che, sgozzato a Udine, prima di spirare, riesce, addirittura, a raggiungere il confine con l’Austria! Chissà chi doveva incontrare!
11. Umanità
“L’attore Gary Sinise ha portato oltre 1.000 figli di soldati caduti a Disneyland gratis”
Ignoravo che a Disneyland si fosse combattuta una guerra che ha causato, addirittura, mille caduti. A anche che le vittime fossero volontari a titolo gratuito. Non avrebbe reso più giustizia a tutti, scrivere: “L’attore Gary Sinise ha portato a Disneyland, gratis, i figli di oltre 1.000 soldati caduti”?
12. Società
“Auto, in Italia 47 milioni di veicoli in circolazione. Ma il 12% resta fermo.”
Piuttosto difficile circolare rimanendo fermi. O, forse, l’articolo si riferisce al fatto che, anche se restiamo immobili, ci muoviamo alla velocità di rotazione della Terra sul proprio asse e a quella con la quale orbita intorno al Sole?
13. Femminicidio
“Nel veronese, uccide la compagna con smisurate coltellate: si era tolto il braccialetto elettronico, aveva violentato la sorella”.
Ricapitoliamo: si toglie il braccialetto, violenta la sorella (la propria o quella della compagna?) e, non pago, uccide la compagna con coltellate “smisurate”. Alla voce “smisurato”, il dizionario Treccani riporta: “senza misura, eccedente le normali misure, non misurabile” o, per estensione, “grandissimo, straordinario, immenso”. Quale di questi significati si adatta meglio a una serie di coltellate?