Il packaging italiano vale 50 miliardi: PackInPro porta trasparenza e credibilità alla sostenibilità
Il settore del packaging in Italia ha raggiunto una dimensione davvero importante: un mercato che vale oltre 50 miliardi di euro, in forte espansione soprattutto grazie alla spinta della compliance normativa europea dettata delle nuove esigenze di sostenibilità ambientale, economia circolare e responsabilità sociale. In questo contesto prende forma un’iniziativa che potrebbe cambiare il modo in cui le aziende – grandi e piccole – affrontano la sostenibilità nel mondo degli imballaggi industriali: nasce PackInPro, marchio e progetto pensato per certificare la sostenibilità reale del packaging, andando ben oltre slogan e claim di facciata.
PackInPro è il risultato di anni di lavoro di ricerca e costruzione metodologica grazie alla Fondazione PackInPro, nata dal dialogo tra università, imprese, centri di ricerca e società civile. La Fondazione ha l’obiettivo ambizioso di creare un’infrastruttura accademica di studio e ricerca deficata al packaging, basata su dati, processi trasparenti e criteri scientificamente definiti, offrendo alle aziende uno strumento affidabile per misurare il proprio impatto sociale, ambientale ed economico.

Al cuore del progetto c’è Flavio Ceravolo, docente di sociologia generale presso l’Università di Pavia e direttore scientifico della Fondazione. È lui che guida il metodo di valutazione della sostenibilità, assicurandosi che non si tratti di un semplice claim di marketing, ma di una certificazione basata su criteri rigorosi e misurabili. Come ha sottolineato Ceravolo: “Gli imballaggi avranno un bollino accompagnato da un QR code che consentirà di accedere alle informazioni sulla CO₂ risparmiata rispetto a un benchmark specifico”.
Accanto a Ceravolo, un team multidisciplinare di esperti completa la struttura metodologica: Lorenzo Malavasi e Pietro Carretta, chimico-fisico e fisico dell’Università di Pavia; Michele Meoli dell’Università di Bergamo; Emanuele Pavolini dell’Università degli Studi di Milano; Giacomo Bazzani dell’Università di Firenze; e Ilenia Picardi dell’Università di Napoli Federico II. Insieme definiscono indicatori scientifici per valutare l’intero ciclo di vita del packaging: materie prime, riciclabilità, impronta di CO₂, biodiversità, tossicità, informazioni al consumatore e innovazione di design.
Il metodo della Fondazione è pensato per contrastare il greenwashing: in un mercato dove termini come “eco” o “riciclabile” rischiano di diventare vaghi claim pubblicitari, PackInPro offre trasparenza e criteri verificabili. Ogni certificazione è basata su audit indipendenti e i risultati possono essere resi pubblici tramite QR code, permettendo a consumatori e partner commerciali di comprendere e confrontare l’impatto reale di ogni prodotto. Così, la sostenibilità diventa un elemento misurabile e strategico per la competitività delle imprese italiane.

La missione della Fondazione va oltre la tecnica: trasformare il packaging in un driver di valore etico, ambientale ed economico, creando un network che unisca università, imprese, enti tecnici e comunità professionali in una vera e propria comunità di pratica, dove conoscenza, innovazione e responsabilità si alimentano a vicenda. PackInPro non è solo un marchio di certificazione, ma un metodo solido, trasparente e condiviso per misurare e migliorare il profilo ESG (ambientale, sociale e di governance) delle imprese, evitando il rischio di greenwashing e generando valore reale e competitivo.
Mentre il comparto del packaging italiano continua a crescere e a confrontarsi con le sfide della transizione ecologica, iniziative come quella della Fondazione PackInPro aprono una nuova strada: quella di una sostenibilità verificabile, credibile e capace di innalzare gli standard di qualità del settore, un percorso che è al contempo tecnico e profondamente culturale, perché cambia il modo in cui imprese e consumatori concepiscono il ruolo dell’imballaggio nella filiera e nella società.