Piacenza punta la sfida della Capitale Europea della Cultura del 2033
Il titolo di Capitale Europea della Cultura tornerà in Italia nel 2033, dopo Matera nel 2019 e Nova Gorica/Gorizia nel 2025. Lo stabilisce il principio della rotazione europea. Una corsa che si deciderà lontano nel tempo — il Ministero della Cultura aprirà il bando nazionale alla fine del 2026, il primo dossier sarà presentato nell’autunno 2027 e la decisione finale arriverà nel 2028 — ma che Piacenza ha scelto di affrontare con largo anticipo, costruendo il proprio percorso dal basso.
Il momento ufficiale di avvio è stato il 19 maggio a Palazzo Farnese dove, per la prima volta, operatori culturali, associazioni del territorio e istituzioni si sono seduti attorno a un tavolo per discutere insieme cosa vuole essere Piacenza nei prossimi sette anni, e cosa è pronta a dire all’Europa. Non una presentazione istituzionale, ma un pomeriggio di lavoro condiviso con tre fili tematici a tenere il filo: Europa come orizzonte, Cultura, margini e possibilità, Futuro e desideri. Al termine, una restituzione collettiva per disegnare una prima mappa identitaria su ciò che la città vuole raccontare di sé al continente.
La candidatura era stata annunciata nel settembre 2025, in occasione della terza edizione del Festival del Pensare Contemporaneo. Non è un dettaglio secondario: affidare l’annuncio a quel festival, e poi costruire il dossier con lo stesso team curatoriale che lo anima da quattro anni, dice qualcosa sul metodo scelto. Il coordinamento è di Alessandro Fusacchia, la direzione è affidata a Linda Di Pietro, project manager culturale con esperienza in grandi processi di candidatura e progettazione europea. Si è voluto affidare la costruzione del dossier a chi la cultura, a Piacenza, la sta già praticando ogni giorno.
Uno degli elementi più solidi di questa candidatura è la rete istituzionale su cui si appoggia. ReteCulturaPiacenza non è un’aggregazione costruita per l’occasione. Riunisce da tempo il Comune di Piacenza, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Fondazione Teatri, la Diocesi di Piacenza-Bobbio, la Provincia, la Camera di Commercio dell’Emilia e la Regione Emilia-Romagna, con un palinsesto culturale già in corso che la candidatura andrà ad ampliare e a dare in eredità alla città. Dal Festival del Pensare Contemporaneo alle mostre internazionali della Ricci Oddi, di XNL e di Palazzo Farnese, passando per la stagione lirica del Teatro Municipale e i progetti di rigenerazione urbana attraverso la street art: c’è già un ecosistema che funziona, e la candidatura lo prende come punto di partenza, non come obiettivo da costruire da zero.
La giornata ha avuto anche un momento di confronto pubblico, “Capitali a confronto“, con tre ospiti che hanno vissuto esperienze decisive nel programma europeo. Paolo Verri per Matera 2019, Romina Kocina per GO!2025 Nova Gorica/Gorizia e Rossella Tarantino, esperta del programma ECoC ed ex valutatrice della Commissione Europea. Verri ha indicato due compiti che spetteranno alle città candidate verso il 2033: ribadire la vicinanza all’Europa in un momento in cui il progetto comunitario è sotto pressione, e non ridurre la cultura a strumento di reddito e turismo. Un monito che ha il sapore di un’esperienza vissuta: Matera ha attraversato tutto il ciclo, dall’annuncio alle ricadute, e sa quanto sia sottile il confine tra trasformazione autentica e operazione di marketing territoriale.
È proprio su questo punto che si misura la serietà di un percorso come questo. La scelta di costruire il dossier attraverso un processo partecipativo lungo mesi — coinvolgendo operatori culturali, scuole, associazioni, cittadini — è una risposta consapevole a quella tensione. Come ha spiegato Linda Di Pietro, “la sfida è stare nel locale e pensare in grande allo stesso tempo”, e ha aggiunto che vuole sfatare l’idea che una città media come Piacenza non possa farcela: “Sono proprio le città medie, oggi, a raccontare meglio l’Europa che cambia”.
Vale la pena ricordarlo, anche chi non vince, cambia. Il processo di candidatura obbliga una città a interrogarsi sulla propria identità, a costruire alleanze che non esistevano, a immaginare un futuro condiviso. L’eredità strutturale di Matera 2019 va ben oltre l’anno del titolo — e lo sa bene chiunque abbia seguito quella trasformazione da vicino. Per Piacenza, la decisione finale è ancora lontana. Ma il percorso è già partito, e il prossimo appuntamento pubblico sarà durante la quarta edizione del Festival del Pensare Contemporaneo, “Attraversiamo”, in programma dal 24 al 27 settembre 2026: un nuovo momento di restituzione e ascolto, per allargare ulteriormente la conversazione.
La sindaca Katia Tarasconi ha sintetizzato così il senso di questa giornata di avvio: “Oggi non stiamo presentando un semplice progetto culturale: stiamo dicendo che Piacenza vuole imparare a guardarsi con più ambizione”.?