Ferrara, il mondo in una città
Dal 2 al 4 ottobre torna il Festival di Internazionale. Tre giorni di incontri, reportage, cinema, fotografia e discussioni per provare a leggere un mondo segnato da guerre, disuguaglianze, trasformazioni tecnologiche e nuove fratture politiche. Ma prima ancora di essere un festival, Internazionale è un’idea di giornalismo. Il magazine, nato nel 1993, aveva un’idea semplice e originale: portare in Italia il meglio della stampa internazionale, traducendo e pubblicando articoli provenienti dai giornali di tutto il mondo. Oggi quella stessa idea vive sulla carta, sul web, nei podcast, nelle newsletter, nei libri e negli eventi.
A fondarla fu Giovanni De Mauro insieme a Elena Boille, Chiara Nielsen e Jacopo Zanchini. De Mauro ne è ancora oggi il direttore. Il primo numero uscì il 6 novembre 1993 e già nell’editoriale di apertura era contenuta quella che sarebbe diventata la filosofia della rivista, non pretendere di offrire una spiegazione definitiva del mondo, ma mettere i lettori nelle condizioni di orientarsi nella sua complessità: “Un articolo letto su Internazionale non farà capire il mondo, ma aiuterà a capire come il mondo è complicato, vario e ricco”. La rivista oggi non produce soltanto informazione internazionale ma seleziona, traduce, mette in relazione punti di vista e propone ai lettori una pluralità di sguardi. Il suo valore sta anche nel portare nel dibattito italiano articoli, reportage e analisi che arrivano da contesti editoriali e culturali diversi.
In trent’anni Internazionale è diventato così un punto di riferimento per una comunità di lettori interessata alla politica internazionale, ai diritti, alla cultura, alla scienza, all’ambiente e ai grandi cambiamenti sociali. Lo stesso De Mauro, nel 2023, ricordando i trent’anni della rivista, ha scritto che uno dei risultati più importanti è stata la costruzione di una comunità che condivide l’idea che ciò che accade nel mondo «ci riguarda da vicino», perché i destini delle persone sono intrecciati.
È dentro questa storia che bisogna leggere il Festival di Internazionale a Ferrara.
Dal 2 al 4 ottobre la città torna a essere il luogo fisico nel quale quella comunità si incontra. Giornalisti, scrittrici e scrittori, fotografe e fotografi, ricercatori, attiviste e attivisti arrivano da molti paesi per discutere di quello che accade nel mondo. Il festival è ormai uno degli appuntamenti più riconoscibili del calendario culturale italiano e, soprattutto, è la versione dal vivo della vocazione della rivista che rimane quella di mettere in contatto il pubblico italiano con persone, storie e punti di vista che spesso arrivano da molto lontano.
Il programma del 2026 restituisce la fotografia di un mondo attraversato da conflitti e trasformazioni profonde. Guerre, migrazioni, diritti, femminismo, estremismi, intelligenza artificiale, memoria e cambiamenti sociali sono alcuni dei grandi temi che attraversano i tre giorni di incontri. Il filo conduttore è piuttosto la necessità di capire un presente sempre più difficile da ricomporre in una sola narrazione.

Guerre, confini e memoria
Uno degli assi più forti del programma riguarda i conflitti. La Palestina e il Medio Oriente sono al centro di diversi appuntamenti, ma lo sguardo si allarga al Sudan e al Sud Sudan, all’Ucraina e alle aree di confine dove guerre, migrazioni e crisi politiche si intrecciano. Tra gli incontri dedicati al Medio Oriente c’è Il mondo dopo il 7 ottobre, con la sociologa Micol Meghnagi, lo scrittore indiano Pankaj Mishra e il giornalista statunitense Adam Shatz. Il festival ospita inoltre il poeta e scrittore palestinese Mohammed El Kurd.
Al Sudan è dedicato Due paesi, una guerra che continua, un progetto di Medici senza frontiere che racconta una delle crisi umanitarie meno presenti nel dibattito pubblico europeo. La stessa attenzione al rapporto tra conflitto e racconto ritorna nella mostra Cesure. Lines of fracture, dedicata attraverso la fotografia documentaria a guerre, migrazioni, crisi ambientali e trasformazioni sociali.
L’intelligenza artificiale e il nuovo ecosistema dell’informazione
L’altro grande tema del 2026 è l’intelligenza artificiale. Ma anche in questo caso Internazionale evita di trattarla soltanto come una questione tecnologica. L’IA entra nel programma attraverso le domande che sta ponendo alla società: che cosa succede al lavoro? Come cambiano i media? Chi decide quali informazioni vediamo? Quali sono i limiti di una tecnologia che sta entrando nella scuola, nella sanità e nella vita quotidiana?
La questione riguarda anche il futuro dello stesso giornalismo. In un ambiente informativo sempre più dominato da piattaforme, algoritmi e contenuti prodotti o selezionati dalle macchine, la domanda diventa molto concreta: come facciamo a distinguere ciò che ci aiuta a conoscere il mondo da ciò che semplicemente cattura la nostra attenzione?
È un interrogativo particolarmente coerente con la storia di Internazionale. La rivista ha costruito la propria identità sulla selezione e sulla mediazione editoriale. Oggi quella funzione deve confrontarsi con un ambiente nel quale la selezione delle informazioni è sempre più affidata a sistemi automatici.
Europa, disuguaglianze, nuove destre
Il programma guarda anche dentro l’Europa e alle trasformazioni politiche e sociali che la stanno attraversando. La crescita delle destre radicali, le nuove disuguaglianze, le migrazioni e il rapporto fra identità e integrazione compaiono in diversi appuntamenti.
Accanto alla politica c’è poi l’economia. Un esempio è Tassare i milionari, l’incontro con Riccardo Staglianò dedicato alla discussione sulla concentrazione della ricchezza e sulle possibili conseguenze di una maggiore imposizione sui patrimoni più elevati.
Un altro percorso è quello dedicato alle disuguaglianze attraverso una prospettiva femminista, mettendo in relazione economia, crisi climatica, tecnologia, città e cura. E il tentativo di rispondere a una domanda, chi paga il costo delle trasformazioni del presente e chi invece ne raccoglie i benefici?
E poi c’è Ferrara
Il Festival di Internazionale è però qualcosa di più di una sequenza di incontri. Ci sono il cinema, i documentari, la fotografia, gli audiodocumentari, gli appuntamenti per bambine e bambini di Internazionale Kids e quelli pensati per gli adolescenti. Ci sono poi i workshop dedicati al giornalismo, alla scrittura, al fumetto e alla letteratura. Questa varietà è parte della formula del festival: non solo ascoltare chi racconta il mondo, ma sperimentare diversi modi per raccontarlo.
E soprattutto farlo dentro la città. Gli appuntamenti sono distribuiti nel centro storico e il festival è costruito per essere attraversato a piedi o in bicicletta. Gli incontri sono gratuiti e accessibili. In un’epoca nella quale gran parte dell’informazione arriva attraverso uno schermo personale, filtrata da algoritmi e consumata rapidamente, a Ferrara il giornalismo torna a essere un’esperienza collettiva. Ed è anche per questo che il ventennale del festival assume un significato particolare. Dopo vent’anni, la manifestazione può essere letta come una sorta di estensione naturale della rivista. Internazionale sulla carta seleziona le voci del mondo; a Ferrara quelle voci diventano persone, incontri, discussioni, immagini e spettacoli.
Il mondo raccontato a Ferrara è più frammentato, più veloce e forse più difficile da interpretare di vent’anni fa. Ma proprio per questo il bisogno di fermarsi ad ascoltare, confrontare punti di vista e mettere in discussione le proprie certezze sembra essere diventato ancora più concreto.