Il caffè in fase 2

Il caffè in fase 2

La cultura del caffè in Italia al tempo del Coronavirus ha registrato una brusca frenata, com’è ovvio, non tanto nel consumo quanto nelle abitudini che lo accompagnano. Secondo fonti Nielsen ognuno di noi italiani, in media, ogni giorno beve 1,5 tazzine di caffè espresso. L’80% degli italiani non rinuncia al piacere dell’espresso e il dato del consumo pro capite segna ben 6 kg all’anno, sia in grani sia in polvere. Fuori casa, ci sono oltre 149.000 bar sparsi sul territorio nazionale che ogni giorno servono 175 caffè al giorno di media. Il ritorno alla normalità, tra i tanti gesti quotidiani della cura del sé, dovrà per forza passare da due parole con il barista, una sfogliata al giornale e il sollevamento di una tazzina da caffè al nostro bar preferito: espresso, macchiato, latte freddo a parte, doppio, ristretto, shakerato, espressino, corretto, con latte di soia tiepido servito in vetro e un cubetto di ghiaccio ma non sciolto… secondo la grande creatività che contraddistingue l’approccio italico. Nel frattempo, i tentativi di compensare il senso di spaesamento che proviamo muovendoci per la città con i bar ancora chiusi cominciano a strutturare soluzioni tampone, dai divisori tra tavoli in plexiglass al distanziamento sociale dei banconi regolati da quadrati dipinti sul pavimento. A Roma, invece, c’è un’Apecar carica di cornetti e caffè del Caffè Vergnano a San Basilio. L’ape fa il giro del quartiere la mattina presto ed esegue le sue consegne a domicilio consentendo almeno di prendersi un caffè all’aperto.