La Giornata Mondiale del Rifugiato: 80 milioni di persone in fuga e il 40% sono minori

Rifugiato

Il 20 giugno ricorre ogni anno la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Onu il 4 dicembre del 2000, in occasione del 50° anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, a cui il nostro paese aderisce dal 1954. Secondo la Convenzione di Ginevra, il rifugiato  è colui «che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra (Articolo 1A)». 

Ci pensa il Rapporto annuale Global Trends, pubblicato dall’Unhcr, a dare le  drammatiche dimensioni numeriche del problema: una persona su 97 nel mondo è in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, pari a più dell’1 per cento della popolazione mondiale. Il documento rivela che, alla fine del 2019, 79,5 milioni di persone erano vittime di esodi forzati – il 40% dei quali minori – con un incremento di quasi 9 milioni di persone rispetto al dato del 2018.

Attualmente sono più di 10 milioni gli apolidi, a cui è stata negata la nazionalità e che non hanno accesso ai diritti fondamentali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Un problema che diventa se possibile ancora più grave durante la pandemia da Covid 19.

L’incremento annuale rappresenta il risultato di due fattori principali. Il primo riguarda le nuove crisi verificatesi nel 2019, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Sahel, in Yemen e in Siria, quest’ultima responsabile dell’esodo di 13,2 milioni di persone, più di un sesto del totale mondiale. Il secondo è relativo a una migliore mappatura della situazione dei venezuelani che si trovano fuori dal proprio Paese, molti non legalmente registrati come rifugiati o richiedenti asilo.  Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar. L’Unhcr rivolge oggi un appello ai Paesi di tutto il mondo affinché si impegnino ulteriormente per dare protezione a milioni di rifugiati e altre persone in fuga.

“Siamo testimoni di una realtà nuova che ci dimostra come gli esodi forzati, oggi, non soltanto siano largamente più diffusi, ma, inoltre, non costituiscano più un fenomeno temporaneo e a breve termine”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. “È necessario adottare sia un atteggiamento profondamente nuovo e aperto nei confronti di tutti coloro che fuggono, sia un impulso molto più determinato volto a risolvere conflitti che proseguono per anni e che sono alla radice di immense sofferenze”.

Guardando al nostro Paese, secondo i dati riportati dal Ministero dell’Interno, in Italia sono sbarcati 14.339 migranti nel 2018, 2.144 nel 2019 e 5.472 dal 1 gennaio al 10 giugno 2020. La maggior parte proviene dal Bangladesh, dalla Tunisia e dalla Costa d’Avorio, ma anche dal Sudan, Algeria, Marocco e Somalia. Nell’ultimo anno sono arrivati in Italia 906 minori stranieri non accompagnati, in calo rispetto ai 1.680 del 2019 e 3.536 del 2018. I richiedenti asilo sono stati 43.965 nel 2018 e 39.000 nel 2019. Lo status di rifugiato è stato concesso a oltre 10 mila persone nel 2019.