L’Italia e gli SDGs sostenibili nell’ultimo rapporto Istat

SDGs
Plastic toy building blocks background. Repeating tileable vector illustration that repeats left, right, up and down

Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, ultima chiamata. Gli Obiettivi sostenibili sono ancora troppo lontani e occorre accelerare per recuperare il ritardo che è a livello globale, europeo e anche italiano. E se ancora ce ne fosse bisogno, la pandemia sta a dimostrarci come gli impegni assunti non siano più rinviabili. Secondo le Nazioni Unite, difatti, “l‘origine delle pandemie può comprendere una combinazione di fattori che provocano lo stravolgimento degli equilibri ecologici e condizioni favorevoli alla diffusione di patogeni in nuovi habitat, tra cui: degrado ambientale e inquinamento, allevamenti intensivi, popolazione in aree urbane ad alta densità, invasione degli habitat naturali da parte dell’uomo, alterazioni della biodiversità, il tutto amplificato dalla eccezionale velocità di propagazione causata dalla elevata mobilità delle merci e delle persone tra paesi e continenti.”

L’ultimo vertice delle Onu dedicato a discutere il Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale ha sottolineato quanto sia ancora lungo il percorso per conseguire i 17 SDGs, segnalando la necessità di interventi correttivi, sia sul piano della tutela dell’ambiente, sia in relazione al contrasto delle disuguaglianze economiche e sociali tra le diverse aree geografiche, nelle città e tra i diversi gruppi sociali. È stata perciò avviata la Decade of action: un programma concentrato che prevede soluzioni per tutte le maggiori sfide affrontate dagli Obiettivi di sostenibilità, da realizzare nei prossimi dieci anni.

Il piano prevede diversi campi di realizzazione, ma soprattutto si concentra sulla necessità di rafforzare gli sforzi nazionali nella lotta al cambiamento climatico; sulla urgenza di aumentare l’impegno su uguaglianza di genere, biodiversità e trasporti sostenibili; e sulla esigenza di procedere ad una revisione costante dei piani nazionali di sviluppo sostenibile e dei quadri di finanziamento, per garantire le risorse necessarie al cambiamento.

E l’Italia a che punto si trova del percorso? La terza edizione di “Sostenibilità e Rapporto SDGs 2020: la statistica per il nostro futuro”, presentata dall’Istat in questi giorni, è il documento che fornisce dati e interpretazioni per rappresentare l’evoluzione delle tre dimensioni fondamentali della sostenibilità – economica, sociale e ambientale – nel nostro Paese.  Il Rapporto, che è stato curato da Fabio Bacchini, Barbara Baldazzi, Carmen Federica Conte, Luigi Costanzo, Angela Ferruzza, Leopoldo Nascia, Paola Patteri, Giovanna Tagliacozzo e Paola Ungaro, entra nel dettaglio di ognuno dei 17 Goal dell’Agenda 2030 e conduce una analisi del loro andamento ponendolo in relazione sia con quello dell’anno precedente sia con quello degli ultimi 10 anni.

Il rapporto di quest’anno presenta anche due novità significative. La prima, di ordine metodologico e interpretativo insieme, consiste nella scelta dell’Istat di individuare e assumere degli Indicatori compositi per proporre per la prima volta un esperimento di lettura sintetica dell’andamento delle tre dimensioni sostenibili. La seconda novità deriva invece dall’aver inserito in questa edizione del Rapporto delle informazioni relative alle conseguenze della pandemia da COVID-19, in uno sforzo di analisi e rappresentazione per poter mettere a disposizione una prima lettura quantitativa degli effetti del lockdown sul nostro paese.

Ma andiamo con ordine. L’analisi dei singoli Indicatori di sviluppo sostenibile, per i quali sono disponibili le informazioni sull’ultimo anno (prevalentemente il 2019), su quello precedente e sui 10 anni prima, mostra un quadro complessivamente positivo, con miglioramenti registrati, rispetto all’anno precedente, per il 48,1% degli indicatori, a fronte di un 29,7% rimasto invariato e ad un 22,2% in peggioramento.  Se si considerano invece i 10 anni precedenti, la quota di indicatori in miglioramento è pari al 61,1%, il 17,8% risulta invariato, e il 21,1% peggiora.

Approfondendo le dinamiche per ciascuno dei 17 Goal, rispetto all’anno precedente, la percentuale di indicatori con variazione positiva risulta significativamente elevata per i Goal 2 (Fame zero, 71,4%) e 13 (Agire per il clima, 66,7%), mentre nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili) e 15 (La vita sulla terra) si registra un notevole peggioramento, rispettivamente del 54,5% e 41,7%. Relativamente al Goal 12 sono l’aumento del consumo di materiale interno, sia pro capite che rispetto al Pil, e l’incremento dei sussidi alle fonti fossili a determinare il peggioramento. Mentre riguardo al Goal 15, il fattore critico sta nell’elevato  rischio per la biodiversità: ben il 30% delle specie terrestri di vertebrati e il 20% delle specie di insetti presenti in Italia sono in pericolo di estinzione, mentre continuano a diffondersi specie alloctone invasive (più di 10 nuove specie vegetali e animali introdotte ogni anno, dal 2000 al 2017).

Tirando le somme, se si guarda all’andamento complessivo, si può osservare che rispetto ai 10 anni precedenti, nel nostro Paese il quadro per Goal mostra numerosi segnali positivi. In particolare la percentuale di indicatori con variazione positiva risulta elevata (uguale o superiore al 70%) per il Goal 2 (Fame zero), 4 (Istruzione di qualità), 7 (Energia pulita e accessibile). Nel corso dell’ultimo anno, però, il cammino dell’Italia verso la sostenibilità ha subito un rallentamento. Se infatti molti progressi sono stati fatti nella direzione della riduzione della povertà assoluta e dell’insicurezza alimentare, i dati descrivono un paese in cui la forbice sociale va allargandosi. Con una bassissima crescita dei redditi della popolazione a relativamente basso reddito, l’Italia registra una percentuale di reddito disponibile per il 40% della popolazione più povero inferiore alla media europea. Condizioni abitative non soddisfacenti, inoltre, coinvolgono più di un quarto della popolazione italiana, con un aumento della quota di famiglie che vivono in abitazioni sovraffollate (27,8%), mentre il 30% delle famiglie non ritiene soddisfacente il servizio dei mezzi pubblici di trasporto.

Molto interessante è il primo esperimento di lettura sintetica dell’andamento delle tre dimensioni della sostenibilità nel periodo 2010-2018, attraverso 3 indicatori di sintesi che aggregano i 17 Goal. In base a questo modello interpretativo, i GOAL 3 (Salute e Benessere); 4 (Istruzione di qualità); 5 (Uguaglianza di genere); 11 (Città e comunità sostenibili); 16 (Pace, giustizia e Istituzioni forti) convergono nella dimensione della Sostenibilità sociale; i Goal 1 (Povertà zero); 8 (Lavoro dignitoso e crescita); 9 Industria innovazione e infrastrutture; 10 Ridurre le disuguaglianze; 17 (Partnership per gli obiettivi) compongono la dimensione della Sostenibilità economica; e, infine, i Goal 2 (Fame zero); 6 (Acqua pulita e igiene); 7 (Energia pulita e accessibile); 12 (Consumo e produzioni responsabili); 13 (Agire per il clima); 14 (La vita sott’acqua) e 15 (La vita sulla Terra) costituiscono la dimensione della Sostenibilità ambientale.

Gli indicatori compositi sviluppati mostrano una tendenza generalizzata al miglioramento negli ultimi 10 anni, che risulta più accentuata per la parte ambientale e sociale rispetto a quella economica. Il costante miglioramento della dimensione ambientale è stato trainato dai progressi nel settore dell’energia pulita e nel consumo responsabile, mentre sono stati gli indicatori su salute e istruzione a guidare il percorso positivo della dimensione sociale nel 2019, seppure in un quadro di rallentamento.

Il Rapporto dell’Istat ha anche voluto rappresentare i primi effetti del lockdown sulle emissioni atmosferiche delle attività produttive e delle famiglie in Italia, ampliando inoltre lo sguardo all’approccio dell’Onu alla pandemia.

Per quel che riguarda il nostro Paese, “le misure volte a limitare il contagio da COVID-19 hanno portato, nelle ultime settimane, a un deciso restringimento delle attività di imprese e famiglie. Il lockdown ha implicato la chiusura, parziale o totale, di un elevato numero di attività produttive restringendo allo stesso tempo i comportamenti sociali e di consumo delle famiglie. Nel periodo 25 marzo-3 maggio la chiusura delle attività economiche ha riguardato le attività di 2,2 milioni di imprese (il 49% del totale), con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3% del totale)”. Se da un lato il lockdown ha avuto un impatto negativo sulle attività economiche, dall’altra ha prodotto effetti positivi sulle emissioni climalteranti e inquinanti. Il calo delle emissioni verrebbe generato in misura più incisiva dal cambiamento dei comportamenti delle famiglie.

Infine, l’Organizzazione delle Nazioni Unite pronunciandosi sull’attuale crisi Covid-19, ne ha anche dato una lettura in relazione all’Agenda 2030, perché le sue cause si intrecciano al tema della crisi climatica in atto. I paesi tutti ora sono chiamati ad assicurare il loro impegno per lo sviluppo sostenibile. La pandemia può avere effetti drammatici nell’ampliamento delle disuguaglianze, un problema che si fa acuto anche per la tenuta democratica e la coesione sociale degli stati. Occorre la capacità politica di interpretarla come una opportunità, per renderla una spinta verso il raggiungimento degli Obiettivi sostenibili.

Ora è il momento di agire.