le macchine per spiegare il rapporto tra l’uomo e il suo tempo. Il festival/filosofia 2020 ricorda Remo Bodei

le macchine per spiegare il rapporto tra l'uomo e il suo tempo. Il festival/filosofia 2020 ricorda Remo Bodei

Da venerdì 18 a domenica 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 150 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre e spettacoli. Tra i protagonisti 42 relatori, di cui ben 17 debuttano al festival. Tra gli ospiti più attesi: Cacciari, Galimberti, Marzano, Massini, Recalcati, Vegetti Finzi, e tra i debuttanti O’Connell, Sadin, Schnapp, Soro. Il programma è un omaggio al pensiero di Remo Bodei.

Dedicato al tema macchine, il festivalfilosofia 2020 è in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre. Prima edizione dopo la scomparsa di Remo Bodei, l’intero programma del festival costituisce un grato e commosso omaggio al suo pensiero e alle sue opere sul tema delle macchine.

Dominio, sottomissione e libertà
In una prima pista si mostrerà come la questione delle macchine sia sempre connessa a una complessa relazione tra dominio, sottomissione e libertà. Mentre filosoficamente il tema della macchina rinvia all’artificializzazione del mondo, e quindi alla questione del produrre e della tecnica, sul piano dei rapporti sociali è evidente che il lavoro fissa confini tra dominio ed emancipazione, con le macchine che possono svolgere tanto una funzione di liberazione dai compiti più servili e faticosi, quanto una di sottomissione, in particolare nell’epoca in cui le trasformazioni dell’automazione implicano una nuova visione della padronanza umana sui processi di produzione. Enzo Bianchi traccerà lo scenario biblico e teologico della condanna al lavoro, mentre Umberto Curi e Ivano Dionigi ricostruiranno una genealogia greca della tecnica, nella sua ambivalenza di dono e inganno nel primo caso e per le conseguenze del prometeismo sui rapporti sociali nel secondo. Massimo Cacciari, componente del Comitato scientifico del festivalfilosofia, discutendo di lavoro dello spirito ricostruirà una linea di relazione complessa tra sapere e potere, conoscere e fare, mentre Roberto Esposito, introducendo la categoria di “macchinazione”, mostrerà i crinali attraversati dal fare al decidere.

In una prospettiva più storica, Vittorio Marchis si soffermerà sulle diverse rivoluzioni della meccanizzazione. Con un occhio all’ultima rivoluzione industriale e alle trasformazioni digitali della produzione, Giovanni Mari discuterà il potenziale di autorealizzazione insito nei lavori cognitivi, mentre Stefano Zamagni richiamerà le differenze tra la conoscenza tacita dell’intelligenza umana e quella codificata tipica delle macchine, anche di quelle “intelligenti”. Segnalando che il rapporto tra macchine e schiavitù non è un semplice tema storico, Riccardo Staglianò ripercorrerà le vicende di un nuovo sottoproletariato, quello degli espropriati digitali che lavorano per le principali piattaforme globali.

Poiché la tecnologia fornisce i mezzi, ma le economie stabiliscono gli obiettivi, Alessandro Aresu discuterà la questione geopolitica della concorrenza tecnologica mostrando come essa dipenda dalle forme di capitalismo praticate dai diversi player globali.Nelle questioni di dominio, Umberto Galimberti ricorderà come da tempo, nel rapporto tra uomini e macchine, la guida sia passata alle macchine.

le macchine per spiegare il rapporto tra l'uomo e il suo tempo. Il festival/filosofia 2020 ricorda Remo Bodei

Umani e artificiali
Se la questione dei corpi riguarda il campo del lavoro principalmente nel senso del crescente consolidamento di un regime “esosomatico” della produzione, il corpo si pone anche come confine tra naturale e artificiale, non nel senso di un dualismo, ma in quello, etimologico, di una comunanza, punto d’incontro tra i rispettivi limiti. Il corpo è d’altronde il primo automa, come mostrerà Carlo Sini, mentre sempre più il ricorso a protesi di diversa origine e funzione impone una riflessione sul nostro Sé: ne parlerà Silvia Vegetti Finzi. Quanto pertenga all’anima e quanto all’automa sarà la domanda posta da Maurizio Ferraris. La retorica del potenziamento impone peraltro, come sosterrà Michela Marzano, una disciplina al corpo che sottopone le persone al dominio delle convenzioni. L’intera questione del post-umano, che riguarda l’autofabbricazione resa possibile dalle tecnologie, oscilla tra potenziamento riparatore e minaccia distopica, come sosterrà Barbara Henry. Il nostro presente è stato per molti versi, d’altronde, un futuro immaginato dalla fantascienza, che ha anticipato alcune questioni chiave del rapporto tra umani e robot, come mostrerà Carlo Bordoni. In discussione con molta riflessione teorica e in controtendenza con l’immaginario più diffuso, che pensa sempre ai robot in forma umanoide e in funzione dell’umano, Jeffrey Schnapp perorerà la causa di una loro autonomia.
Barbara Carnevali, componente del Comitato scientifico del festival, si dedicherà alla questione della forma della macchina come oggetto tecnico e al tempo stesso proiezione di bellezza in cui si può esprimere e potenziare il proprio dell’umano.

Coscienza, calcolo e intelligenza
Le macchine di ultima generazione sfidano il pensiero anche perché, essendo sostanzialmente non meccaniche, ma digitali, computazionali e “intelligenti”, chiedono di ripensare alcune facoltà essenziali dell’umano, quali l’idea di coscienza e di intelligenza. Roberta de Monticelli argomenterà che, essendo la coscienza il fondamento vissuto dell’intelligenza, essa è di per sé inattingibile alle macchine. In una diversa vena, Michele Di Francesco mostrerà che la mente umana ha essa stessa la forma di una rete connettiva ed estesa, in modo prioritario rispetto alle stesse macchine intelligenti. Eric Sadin discuterà il modo in cui l’intelligenza artificiale consenta – o impedisca – la formulazione di enunciati veritieri sul mondo.
Nel rapporto tra uomo e macchina, e nelle reciproche imitazioni, sono subentrate notevoli discontinuità e accelerazioni. Elena Esposito mostrerà come, in vari campi, gli algoritmi utilizzati per la previsione elaborino immense quantità di dati senza analogie con le operazioni dell’intelligenza umana e in un modo che finisce per essere ad essa opaco.
Ciò pone la questione di come stabilire convenzioni di comportamento etico nell’uso degli algoritmi, e, più in generale, di che genere di fiducia si debba costruire nei confronti del digitale per arrivare a un rapporto collaborativo tra intelligenza umana e artificiale: saranno i temi discussi, rispettivamente, da Paolo Benanti e Milad Doueihi.

La vita come dato
Al cuore dell’odierna questione delle macchine vi è l’idea che la vita stessa come fenomeno naturale sia comprensibile in termini di un sistema di dati, facendo interpretare la vita come dato. Cruciale nella biologia, l’idea che i processi vitali siano in ultima istanza dei processi d’informazione ha acquisito una notevole rilevanza nel momento in cui le scienze biologiche si sono incontrate con la cibernetica. Ne è scaturita non solo una nuova riconfigurazione teorica delle scienze della vita, ma anche una promessa di conoscenza e di salute senza precedenti: la conoscenza dei dati organici e biometrici, potenzialmente raccolti su una scala quasi totale, consentirebbe di realizzare condizioni di benessere pressoché illimitate.

Proprio la riduzione della salvezza a benessere, cuore dell’odierna politica della vita, sarà il tema della lezione di Salvatore Natoli, mentre Paolo Giordano districherà l’attendibilità della scienza dalle false promesse insite nelle fake news, sottolineando le mosse logiche che servono per rappresentarsi le evoluzioni esponenziali dei fenomeni, come per esempio nel caso dei virus. Mentre i fenomeni evolutivi del vivente trovano nell’errore e nell’imperfezione un fattore fondamentale di sopravvivenza e diversificazione, come mostrerà Telmo Pievani, le tecnoscienze possono diventare vera e propria credenza millenaristica, là dove l’attesa della singolarità promette azzeramento delle malattie e potenzialmente immortalità tramite l’uploading dei dati cerebrali nelle macchine: le avventure di questa mentalità transumanistica saranno discusse da Mark O’Connell. In una diversa vena, Alberto Oliverio si soffermerà su come il cervello possa venire potenziato tramite il ricorso a tecnologie interiorizzate che creano reti neurali miste, caratterizzate dalla collaborazione tra neuroni ed elettrodi.
In controcanto, Stefano Massini tesserà un elogio della vita dal vivo, per ricordare che la vita non è solo biologia, ma anche relazione sociale.

Capitalismo della sorveglianza
Più complessivamente, la prevalenza dei dati come fenomeno tipico della nostra epoca pone la questione del regime di sorveglianza che ne può derivare. Sul piano giuridico ed economico il capitalismo dei dati, che si fonda sul cosiddetto «mercato dei comportamenti futuri», solleva dilemmi attorno alla privacy e alla titolarità delle identità individuali, con profili etici cui la filosofia non può sfuggire. Più in generale, il consolidamento dell’infosfera investe le strategie di persuasione e propaganda, collegando in modo inaudito la potenza degli algoritmi con le scelte di consumo – tanto materiale, quanto politico – dei cittadini.
Antonello Soro prenderà le mosse dalle tecnologie di contact tracing per discutere le complesse relazioni tra privacy e biosorveglianza, nonché il modo in cui esse mettono alla prova le democrazie. Giovanni Ziccardi seguirà invece il tema del monitoraggio e della tutela della riservatezza rispetto alle frontiere più avanzate della società dei sensori, come per esempio le tecnologie indossabili.
Stefano Quintarelli e Massimiliano Panarari discuteranno il tema dell’estrazione dei dati nei due ambiti dell’economia e della politica, affrontando rispettivamente la questione del marketing degli intermediari tecnologici e quella della manipolazione dei comportamenti politici attraverso la creazione di una cyberpolitica nell’epoca della post-verità.
All’esperienza del distanziamento che ha caratterizzato gli ultimi mesi, finendo per modificare le modalità del desiderio, sarà dedicata una riflessione di Massimo Recalcati.

La lezione dei Classici
Completerà come di consueto il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”: grandi interpreti del pensiero filosofico presentano le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema “macchine”.
Emanuela Scribano si soffermerà su L’uomo di Cartesio, testo fondamentale nella costruzione dell’idea per cui l’umano è macchina, mentre Paolo Galluzzi, attraverso Galilei, mostrerà l’avvento di una meccanica come scienza, in contrapposizione all’idea artigianale e pratica della meccanica. Federico Leoni ricostruirà la teoria bergsoniana dell’istinto, luogo in cui si condensa una specifica visione dell’automatismo. Simona Forti dedicherà il proprio intervento a Günther Anders, uno dei filosofi che nel secondo dopoguerra si è maggiormente confrontato con la questione della bomba atomica e con la prospettiva della distruzione dell’umanità.

le macchine per spiegare il rapporto tra l'uomo e il suo tempo. Il festival/filosofia 2020 ricorda Remo Bodei

festivalfiolosofia 2017 sulle Arti.
foto © Serena Campanini e Elisabetta Baracchi

Mostre, installazioni, musica e narrazioni: macchine, archivi, apparati

Un nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo-

Dominio, sottomissione e libertà

Tra produzione e tecnica, il lavoro fissa i confini del dominio e dell’emancipazione.

Lo spettacolo di venerdì 18 alle ore 22 porta in Piazza Grande le atmosfere fantascientifiche dell’intramontabile capolavoro di Stanley Kubrick del 1968: con “L’Odissea di Kubrick”, il grande narratore Federico Buffa ci introduce alla dimensione più futuristica del rapporto tra uomo e macchina, raccontando l’odissea del regista nel dare corpo alla storia dell’umanità dalla sua alba e oltre l’infinito (Modena, con: Nidi Ensemble). Dall’intelligenza artificiale alla costruzione di automi, un’altra pietra miliare della cinematografia di fantascienza animerà un altro luogo pubblico della città di Modena: il chiostro di Palazzo Santa Margherita vedrà proiettata la pellicola “Metropolis” (1927) di Fritz Lang nella versione integrale restaurata dalla Cineteca di Bologna, con la preziosa sonorizzazione dal vivo degli artisti del progetto Soundtracks 2020 (Modena, sabato 19 ore 21, special guest: Stefano Pilia, direzione artistica di Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, a cura di: Centro Musica Comune di Modena – Progetto Sonda azione Residenze Artistiche, Associazione culturale MUSE – progetto Arts & Jam, con il contributo di Fondazione di Modena e Regione Emilia-Romagna).
Dal futuro distopico immaginato da Fritz Lang in cui le macchine, gli automi e l’industrializzazione hanno ormai soggiogato la vita dell’uomo, la mostra “La Società d’Arti meccaniche (1803-1813) e la sua eredità”, a cura dell’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena, ci riporta al passato e alla prima fase dell’industrializzazione, con documenti, disegni, fotografie e modellini in originale del XIX secolo, tra divulgazione delle tecnologie e sperimentazione nelle arti, scientifiche e umanistiche (Modena, Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena – Sala degli Specchi, curatrice: Milena Ricci).
L’installazione-laboratorio “Macchine da ricucire. Un percorso tra le trame, i volti e gli ingranaggi dell’industria tessile” ricostruisce gli ingranaggi della filiera tessile per mostrare luci ed ombre del sistema economico in cui siamo immersi (Modena, Seminario metropolitano – chiostro, a cura di: Centro missionario diocesano-animazione e formazione, venerdì 18 ore 16-21; sabato 19 ore 10-13.30; 16-21, domenica 20 ore 10-13.30; 16-21).
Un’altra mostra ci conduce a riconoscere un aspetto ulteriore delle macchine: la conformità alla regola, che accomuna le produzioni dell’uomo e l’uomo stesso. In “Seguire la regola. Disciplina e consenso negli istituti ecclesiastici” si espongono lettere e documenti tratti dagli archivi di alcuni istituti religiosi femminili che sono conservati nell’archivio diocesano, con libri della biblioteca vescovile e stampe litografiche che permettono di illustrare il rapporto tra sottomissione e libertà (Modena, Archivio storico diocesano di Modena Nonantola, curatrice: Federica Collorafi).
L’etimo della parola “macchine” rimanda alla mechane greca, frutto di un’intelligenza accorta e perspicace, come quella che portò alla grande astuzia o al grande inganno del cavallo di Troia, raccontato in “Epeo nel cavallo” da Davide Bulgarelli attraverso le parole del costruttore stesso della macchina fatale, l’Epeo del mito (Modena, Fondazione Collegio San Carlo – Teatro, venerdì 18 ore 21, a cura di: Università per la Terza Età di Modena). A condurci in un excursus etimologico, concettuale e visivo nel labirinto della tecnologia tra miti antichi e moderni, sarà la rapsodica fabulazione di Vincenzo Guarracino in “Cum machinis…” con la conduzione di Carlo Alberto Sitta e Raffaella Terribile (Modena, Laboratorio di Poesia, produzione: Laboratorio di Poesia, venerdì 18 ore 15-18).
Il mito sarà protagonista anche dei laboratori per famiglie e bambini, da 0 a 14 anni, “Che storia la meccanica” a Sassuolo presso Villa Giacobazzi – Parco Vistarino: attraversando il parco, sarà possibile immergersi in una narrazione corale, dalle Ali di Icaro al Cavallo di Troia, in un itinerario pensato per tutta la famiglia, con proposte laboratoriali e “kit fai da te” per la realizzazione di piccoli manufatti e congegni meccanici semplici (a cura di: Centro per le Famiglie Distretto Ceramico – sede di Sassuolo, in collaborazione con: Servizi Educativi Comune di Sassuolo, Centro Distrettuale di Riuso “Le Radici”, Nuovamente Secchia, Concresco, Mete Aperte, Centro semiresidenziale Tana per tutti, ANFFAS, sabato 19 ore 9.30-12.30; 15- 19, domenica 20 ore 9.30-12.30; 15-19). Nello spettacolo e laboratorio sensoriale ispirato alle invenzioni tecnologiche della mitologia antica, “Macchine epiche: dalle ali di Icaro al cavallo di Troia”, si affronterà il tema dell’ingegno dell’uomo, con narrazioni, letture animate e piccole performance teatrali che si rivolgono ai bambini dagli 8 ai 12 anni, con prenotazione obbligatoria sino ad esaurimento posti (Sassuolo, Villa Giacobazzi – Biblioteca dei ragazzi Leontine, a cura di: Biblioteca dei Ragazzi Leontine e Associazione Galline Volanti, venerdì 18 ore 15.30; 17.30, sabato 19 ore 9.30; 11.30; 15.30; 17.30, domenica 20 ore 9.30; 11.30; 15.30; 17.30).
È Robot, parola che ha nelle sue radici il concetto di schiavitù e volontà di comando, a costituire il filo rosso che unisce le 4 proiezioni di film di fantascienza della rassegna cinematografica “Noi, robot”, a cura della Biblioteca multimediale A. Loria di Carpi: lo spettatore sarà accompagnato in una Detroit degradata del Medioevo prossimo venturo, con la storia della resurrezione tramite ricostruzione di “Robocop” (U.S.A., 1987, 103 min.) di Paul Verhoeven (Carpi, Biblioteca multimediale A. Loria Biblioteca Loria – Auditorium, venerdì 18 ore 21). Nella proiezione di venerdì 18 alle ore 22.45, la supremazia del metallo sulla carne e una mutazione uomo-macchina assediano invece Tomoo Taniguchi, anonimo impiegato, nel film cult, estremo e cronenberghiano, “Tetsuo” (Giappone, 1989, 71 min., vietato ai minori di 14 anni) di Shinya Tsukamoto. Sabato 19 alle ore 21 è il turno di “Ex-Machina” (Regno Unito, 2014, 108 min.) di Alex Garland, una pellicola di fantascienza psicologica costruita attorno ad una creatura umanoide di pelle e circuiti, non dissimile dal Golem. Sabato 19 alle ore 22.50 chiude la rassegna “Westworld” (USA, 1973, 88 min.) di Michael Crichton, con i robot-umanoidi che si ribellano alle leggi della robotica.
Un’altra rassegna cinematografica, questa volta a Modena, con accompagnamento musicale dal vivo, è congegnata per mostrarci il cuore della macchina filmica, che è l’ingranaggio: in “Le macchine-gag di Buster Keaton” sia i film che i personaggi sono ingranaggi totali, con le macchine che sfuggono al controllo, nel tentativo di riconciliare smisuratezza della tecnologia e piccolezza dell’uomo (Modena, Sala Truffaut – Associazione Circuito Cinema, curatore: Alberto Morsiani, a cura di: Associazione Circuito Cinema). Venerdì 18 alle ore 21, la copia restaurata di “The Cameraman” di Buster Keaton e Edward Sedgwick (Usa 1928, 70′), con sottotitoli italiani, accompagnamento musicale dal vivo e introduzione del curatore, ci accompagna in un mondo nel quale una cinepresa controllata e girata meccanicamente da una scimmia ha più successo di uno strampalato cineamatore che risulta sempre fuori posto. Sabato 19 alle ore 21, “The Navigator” di Buster Keaton e Donald Crisp (Usa 1924, 65′, con sottotitoli francesi e accompagnamento musicale dal vivo) mostra il protagonista alle prese con un macchinario che possiede una volontà malevola sua propria, lottando, gag dopo gag, con il mondo degli oggetti che si rifiutano di farsi usare secondo la loro funzione. Domenica 20 alle ore 18.30, con la versione musicata di “One week” di Buster Keaton e Eddie Cline (Usa 1920, 22′, copia restaurata con sottotitoli italiani), di nuovo protagonisti sono gli oggetti, questa volta di una casa pre-fabbricata, che finiscono per distruggersi progressivamente. A seguire, sarà proiettata la versione musicata di “Sherlock Jr.” di Buster Keaton (Usa 1924, 44′, copia restaurata con sottotitoli italiani), con protagonista l’operatore di cabina in un cinema, il cui doppio entra nello schermo ed esplora la natura della realtà filmica, dando vita ad esilaranti gag. Dalle macchine strampalate e ribelli di Buster Keaton, una girandola di storie e musica ci conduce alle macchine fantastiche del genio inventivo di Gianni Rodari e Bruno Munari, nello spettacolo per i più piccoli, dai 5 anni in su, “Un semaforo per le stelle” (Carpi, Cortile d’onore Palazzo dei Pio, di e con: Monica Morini, musiche: Gaetano Nenna, a cura di: Castello dei ragazzi, con: Teatro dell’Orsa, sabato 19 ore 19, domenica 20 ore 19). Un kit laboratoriale per ricreare, a casa, una macchina inedita e originale, sarà donato ai piccoli visitatori della mostra-installazione “Le macchine di Munari” (ispirata ai libri, e all’ingegno fantastico, di Bruno Munari e a cura di: Castello dei ragazzi, Corraini Edizioni, Palazzo dei Pio – Sala Estense).

Umani e artificiali
Tra natura e artificio, il corpo è il primo automa, fino ad arrivare alle più recenti tecnologie, ai robot e al post-umano

Mediante l’occhiale da lui escogitato, Galileo Galilei rese possibile allargare e prolungare artificialmente la visione naturale dell’uomo fino alle stelle, ma non solo. Con lui, si inscena lo scontro moderno tra scienza, cultura e potere. Liliana Cavani, che diresse nel 1968 “Galileo”, film “scandaloso”, discuterà a Carpi, con Francesca Brignoli, del linguaggio del cinema e dei meccanismi del potere in “Cinema: linguaggio del XX secolo” (Piazza Martiri, venerdì 18 ore 22). Grazie ai materiali e ai contributi video del Fondo Cavani di Carpi, nell’esposizione “Lo sguardo, il potere e la macchina. Il Galileo di Liliana Cavani” si racconta il lavoro della regista nella messa a fuoco della figura dello scienziato, in aggiunta all’esperienza stessa della “macchina-cinema” (Carpi, Palazzo dei Pio – Sala Cervi, a cura di: Archivio Storico Comunale di Carpi).
“… tutte le macchine rovescerò” è il titolo della lezione-spettacolo Prima di andare in scena. Lo spettacolo della prova che quest’anno si concentra sulle due scene iniziali delle Nozze di Figaro (libretto di Da Ponte, musica di Mozart) per mostrare al pubblico il funzionamento della “macchina-teatro” (Modena, Teatro Comunale Luciano Pavarotti, a cura di: Modena Città del Belcanto, con gli allievi del Master di Canto di Raina Kabaivanska, coordinati dal regista Michele Mirabella, e l’orchestra dell’ISSM Vecchi-Tonelli diretta da Paolo Andreoli, sabato 19 ore 21). Un’altra opera, l’idillio di Mario Soldati “La scuola di guida”, con musiche di Nino Rota, viene proiettata nei Giardini Ducali di Modena, nella produzione e nell’allestimento dell’Accademia Chigiana (2010), con protagonisti Raina Kabaivanska e Giuseppe Sabbatini (Modena, Giardini Ducali, a cura di: Modena Città del Belcanto, in collaborazione con: Fondazione Accademia Musicale Chigiana, venerdì 18 ore 22).
Apparati effimeri, scenici e teatrali, erano messi in opera nei palazzi, nei teatri, nelle chiese e nelle piazze, dai duchi di casa d’Este a Modena, in un susseguirsi di mirabilia, castrum doloris, macchine, caroselli, “fuochi d’allegrezza”, giochi d’acqua, tornei. Tra Seicento e Settecento, la tradizione scenografica emiliana all’origine di quei sontuosi apparati scenici ricevette un impulso decisivo dall’adozione della “scena per angolo”, di cui la mostra “La prospettiva dell’effimero. Antonio Joli e “la scena per angolo”” ci presenta un giovane innovatore, nella produzione dei primi anni (Modena, La Galleria. Collezione e Archivio Storico, curatrice: Lucia Peruzzi, produzione: La Galleria. Collezione e Archivio Storico BPER Banca).
Dalla tradizione artistica all’arte contemporanea, il ritratto realizzato interamente in ceramica nella mostra prodotta da Bertozzi & Casoni “Quinta Stagione” ci conduce invece al confine tra naturale e artificiale, umano e umanoide, aggiungendosi alla serie delle Quattro Stagioni presentate in occasione del festivalfilosofia 2018 verità (Modena, Museo Bertozzi & Casoni).
A Sassuolo, il confine tra naturale e artificiale prende la forma della simbiosi tra l’umano e la macchina, con la mostra “Simbiosi. I piloti e l’epopea dell’automobile” composta dalle illustrazioni di Nani Tedeschi il cui tratto lieve sublima la potenza della macchina trasformandola in un sogno e, retrospettivamente, in una nostalgia (Sassuolo, Paggeriarte, produzione: Comune di Sassuolo e festivalfilosofia, in collaborazione con: Galleria Paggeriarte).
Al confine tra natura e artificio troviamo non solo apparati simbiotici di corpo e macchina, ma qualcosa che va oltre la simbiosi e in direzione di una vera e propria integrazione di naturale e artificiale: la protesi. La sofisticata tecnologia impiegata nella protetica, specie se legata alla dimensione della performance sportiva, è oggetto dell’esposizione “Progetti per una protesi sportiva. IED for Martina Caironi” che mette in mostra 18 progetti realizzati dagli studenti di 5 diversi Master IED, per la realizzazione di una decorazione delle protesi per Martina Caironi, atleta paralimpica fra le favorite delle Olimpiadi di Tokyo 2021 (Modena, Complesso San Paolo, a cura di: IED – Istituto Europeo di Design).
Le protesi hanno costituito delle risposte di ieri e di oggi alle mutilazioni di guerra, come illustra la mostra “Macchine di pace: dalla protesi fissa alla bionica”, attraverso pannelli, documentari, reperti storici dalle guerre del ‘900 e alcune realizzazioni d’avanguardia, attualmente utilizzate a favore delle popolazioni coinvolte nei conflitti ancora attivi nello scenario mediorientale (Modena, Casa del Mutilato, presentazione: sabato 19 ore 17, a cura di: Ass. Naz. Mutilati ed Invalidi di Guerra – sezione di Modena, in collaborazione con: Ass. Naz. Mutilati ed Invalidi di Guerra – sezione di Parma, AMAR Costruire Solidarietà, Istituto Ortopedico Rizzoli e AUSL Modena).
Nei laboratori “Il pensiero del cammino. La neuroplasticità permette di raggiungere obiettivi impensabili” i partecipanti potranno “vivere” i sintomi della SM che incidono sulla deambulazione e provare in prima persona le “macchine” che rendono possibile all’uomo di muoversi nello spazio anche quando la capacità di deambulazione è compromessa (Modena, Monastero di San Pietro-chiostro, a cura di: AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla onlus – Sezione di Modena, sabato 19 ore 10-11.45; 14.30-16.15).
Nella musica, gli strumenti e la voce umana vivono un incessante e mutuo scambio di ruoli, come ci dimostra il concerto di Cristina Fanelli, David Brutti, Nicola Lamon “Vox Humana. Il suono e la parola: la voce degli strumenti e gli strumenti della voce” che presenterà il carattere musicale di un barocco e di un Seicento stravagante (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, sabato 19 ore 21, a cura di: Grandezze & Meraviglie, Festival Musicale Estense).
Da protesi e strumenti ai robot del nostro immaginario, il laboratorio a cura di Fondazione Modena Arti Visive “Il mio super-robot” conduce i più piccoli, dai 4 anni in su, accompagnati dai genitori, a rivivere le storie leggendarie dei mitici robottoni giapponesi degli anni ’70 e ’80, dando la possibilità di costruire la maschera del proprio personale super-robot (Modena, Palazzo Santa Margherita – FMAV, sabato 19 ore 15; 15.45; 16.30; 17.15; 18 e domenica 20 ore 10; 10.45; 11.30, su prenotazione: edu@fmav.org – tel. 059 224418 / 059 2032919). Anche la Biblioteca Civica Antonio Delfini, in collaborazione con GREAT Robotics, si rivolge alla tematica dei robot con lo spettacolo interattivo “Il mio amico Robotolo”, per i bambini dai 3 anni in su, attraverso una lettura animata che riprende la storia, tratta da un racconto di Isaac Asimov, dell’amicizia tra un bambino e un cane robotico, quest’ultimo interpretato da un vero e proprio robot AIBO, prodotto da Sony (Modena, Palazzo Santa Margherita – Biblioteca Delfini, domenica 20 ore 16; 18, prenotazione telefonica 059 2032940).
In “La macchin-azione Congegni meccanici e parole in libertà”, un altro racconto, attraverso il genere della fantascienza, costituisce il punto di partenza della lettura teatralizzata di Sandra Tassi, liberamente ispirata al testo Il versificatore di Primo Levi (Modena, Palazzo Santa Margherita – Chiostro, venerdì 18 ore 21, testo e regia: Sandra Tassi, a cura di: Associazione culturale Il Leggio).
Il titolo e il significato della nuova mostra personale di Massimo Morandi, “La Robote. Il robot è capace di amare?”, prendono le mosse da L’amour à la robote, la poesia di Jacques Prévert e, su questo tema, Morandi, rielaborando gli studi anatomici di Leonardo e di Vesalio, “tratteggia con sicurezza e stile originale il robot scorticato ripreso in atteggiamenti espressivi che ne vanno a definire l’ambigua umanità”, con le parole di Nunzia Manicardi (Modena, Bottega d’Arte, a cura di: Centro d’Arte e Cultura Torre Strozzi).
A proposito del complicato ed inquietante rapporto tra produzione e macchinari d’ogni sorta, l’esposizione di LABADANzky “PIG-MAGLIONE. Installazione ibrida e perturbante” presenta un’installazione monumentale interamente realizzata a partire da oggetti che hanno ormai esaurito la loro funzione designata dal processo di produzione e consumo, tramutando rottami in tecnologia futuristica e tecnologia futuristica in rottami (Modena, Consorzio Creativo, a cura di: Consorzio Creativo Bottega). In “Evolutions. Storie di macchine e di uomini”, Marco Lombardo, Alessandro Monti, Chiara Napolitano, Ersilia Sarrecchia, Cetti Tumminia, Alberto Zecchini si confrontano, tra pittura e fotografia, tra icone pop, artifici del mito e immaginario cyberpunk, sul tema della macchina, paradigma di funzionalità ed efficacia, ma anche testimonianza storica, centro di un dibattito che dalla contrapposizione tra natura e tecnologia giunge al corpo bionico e all’intelligenza artificiale (Modena, Ranarossa 3.0, curatrice: Chiara Serri, a cura di: Ranarossa 3.0).

Coscienza, calcolo e intelligenza
Tra umano e digitale, le macchine di ultima generazione sfidano il pensiero e l’immaginazione

Sabato 19 alle ore 22 in Piazza Grande a Modena, Marco Paolini legge “Le avventure di Numero Primo” portandoci tra le pagine del romanzo, scritto a quattro mani con Gianfranco Bettin a partire dall’omonimo spettacolo, alternando lettura e riflessioni a voce alta, estratti dallo spettacolo e pensieri sul futuro prossimo, con la storia di uno strano bimbo un po’ Pinocchio e un po’ ET, concepito e “messo al mondo” da un’intelligenza artificiale avanzatissima (a cura di: Biblioteca Civica Antonio Delfini). L’intelligenza artificiale e la ricerca sulle Digital Humanities è all’origine di una “rinascita”: in “La grandiosa macchina” rivive, grazie alla “macchina” tecnologica della realtà aumentata, il gigantesco monumento equestre di Francesco III d’Este, realizzato nel 1774 per la piazza di Sant’Agostino e andato distrutto poco più di vent’anni dopo (Modena, Piazza Sant’Agostino, curatori: Francesco Gherardini, Simone Sirocchi, a cura di: Centro DHMoRe).
Con una video-installazione e quattro serie di lavori, due delle quali prodotte per l’occasione, nella mostra “Ultima perfezione”, l’artista Quayola si confronta con la tradizione artistica occidentale e la ripensa attraverso le più avanzate tecnologie contemporanee (Modena, Palazzo Santa Margherita – FMAV, curatore: Daniele De Luigi, produzione: Fondazione Modena Arti Visive). Sculture meccaniche a controllo remoto sono collocate su una serie di piani di lavoro modulari che trasformano le sale della Palazzina dei Giardini di Modena in un unico palcoscenico: l’installazione site-specific è visitabile grazie ai tre appuntamenti delle Visite guidate di Upgrade in Progress per approfondire la ricerca dell’artista e performer Geumhyung Jeong (Modena, Palazzina dei Giardini – FMAV, produzione: Fondazione Modena Arti Visive, venerdì 18, sabato 10 e domenica 20 alle ore 18).
Lo spettacolo musicale di Diana Hobel “Golem. Creatura creante” si interroga sulle potenzialità in ambito musicale dei programmi di Intelligenza Artificiale e sul ruolo di quella leggendaria creatura-macchina creata dall’uomo, che potrebbe arrivare, proprio con l’avanzamento dell’I.A., a somigliargli nell’atto che le era finora precluso: la creazione (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, a cura di: Amici della Musica Modena, in collaborazione con: Stefano Ruffo, Alessio Ansuini, Douglas Eck, Valerio Orlandini, venerdì 18 ore 21).
“Macchine come noi” (Modena, Giardini Ducali, con: Compagnia permanente di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, , sabato 19 ore 22) mescola dimensione narrativa, dimensione divulgativa e intrattenimento portando sul palco la mitologia, le reali problematiche e i dedali etici legati all’intelligenza artificiale, a partire da riferimenti letterari degli ultimi decenni, documentari e il pensiero filosofico che si è formato sull’I.A.
L’origine ideale degli avanzati calcoli delle macchine di nuova generazione viene mostrata attraverso un viaggio storico tra gli strumenti per la geometria con le visite guidate di “Macchine, meccanica e matematica”, che condurranno il pubblico in un percorso dagli elementi di Euclide alla teoria dei sistemi articolati per tracciare curve (Modena, Laboratorio delle Macchine Matematiche, curatori: Michela Maschietto, Marco Turrini, produzione: Laboratorio delle Macchine matematiche, Associazione Macchine Matematiche, inizio visite guidate, a numero chiuso, su prenotazione, venerdì 18 ore 11; 15.30; 18.30 e 20.30, sabato 19 ore 11; 15.30; 18.30 e 20.30, domenica 20 ore 11 e 15.30, le modalità di prenotazione sul sito www.mmlab.unimore.it). Il laboratorio collegato “Dai bastoncini di Nepero alla calcolatrice” propone un breve percorso sugli strumenti per il calcolo, fino ai nostri computer, mettendo a disposizione i bastoncini di Nepero e una versione didattica della Pascalina (Modena, Laboratorio delle Macchine Matematiche, a cura di: Michela Maschietto, Marco Turrini, produzione: Laboratorio delle Macchine matematiche, Associazione Macchine Matematiche, a numero chiuso, su prenotazione, venerdì 18 ore 9.30; 12; 14.30 e 17, sabato 19 ore 9.30; 12; 14.30 e 17, domenica 20 ore 9.30; 12; 14.30 e 16.30, le modalità di prenotazione sul sito www.mmlab.unimore.it).
La progettazione di una macchina, che si avvale del calcolo, diviene l’oggetto di una vera e propria sessione di brainstorming creativo in “Dentro il progetto. Dall’intuito all’intelligenza artificiale” che toccherà il tema dell’intelligenza artificiale, con le sue implicazioni etiche e morali (Modena, Civico Planetario F. Martino, con: Alessandro Casalgrandi, Vincenzo Aiello, a cura di: Ordine Ingegneri Modena, sabato 19 ore 16.30-18).
Dal cannocchiale di Galileo in poi, con quali macchine l’uomo ricerca i confini dell’universo? Prova a rispondere a questa e ad altre domande, lo spettacolo “Galileo. Pensare è come il correre, e non come il portar pesi”, prevedendo come ospiti astrofisici, musicisti, attori e filosofi (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, a cura di: Associazione di Volontariato “Ho Avuto Sete”, in collaborazione con: Centro culturale F.L. Ferrari, Fondazione Culturale Ambrosianeum, rappresentazione di: Andrea Ballestrazzi, Alessandro Pivetti e Paolo Tomassone, con: Luca Fornaciari, Andrea Cimatti, Alessandro Pivetti, Marina Brancaccio, Simone Maretti, Giovanni Ferretti, domenica 20 alle ore 21).
Il machine learning ridisegna i rapporti tra coscienza, calcolo e intelligenza: il progetto dell’artista Giovanni Gurioli “L’anima naturale della macchina tecnologica” riguarda, da un punto di vista artistico, l’apprendimento automatico della macchina e il nuovo confine del vivente (Modena, ArtEkyp Open Studio, curatori: Francesca Baboni, Stefano Taddei, produzione: ArtEkyp Open Studio). La realtà aumentata è invece presentata da Alphabox, visore di “percezione aumentata” creato dall’artista Daniele Alef Grillo in “Passengers – of surmodernity -“: il video all’interno del dispositivo, ispirato alla teoria dei non-luoghi di Marc Augé, conduce lo spettatore in un viaggio virtuale che racconta l’insediamento dell’uomo sulla terra, mettendo in risalto il rapporto tra l’uomo e il paesaggio tecnologico contemporaneo (Modena, GATE 26A, a cura di: GATE 26A).

Vita come dato
I processi vitali diventano flussi di dati, con promesse salvifiche tra reti neurali e Big Data

L’astronauta Paolo Nespoli e il giornalista Alessandro Iori varcano la porta delle stelle, guardando la vita dalla volta celeste, con lo spettacolo “Ground Control to Major Paul” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 19 ore 22). I processi vitali dell’uomo sulla terra sono monitorati dalle macchine e in “Uomini e macchine. Viaggio fotografico nella Medicina del terzo millennio” Antonella Monzoni ripercorre, attraverso le fotografie, la Medicina di oggi, con macchine che risultano protagoniste assolute in campo diagnostico, terapeutico e riabilitativo ma che, allo stesso tempo, per funzionare non possono prescindere dalla presenza umana di medici, tecnici, infermieri (Modena, Complesso culturale San Paolo – Sala Canale, curatore: Corrado Lavini) . A ricordarci che il rapporto uomo-macchina deve prevedere l’Uomo come soggetto e la Macchina come oggetto, affinché le macchine siano davvero al servizio dell’uomo, è la mostra “L’invenzione della medicina del lavoro” che, dedicata a Bernardino Ramazzini e al suo atto istitutivo della medicina del lavoro nel 1700, quando ancora la macchina lavoro era costituita esclusivamente dal corpo umano, arriva ai giorni nostri e a temi attuali quali la prevenzione e la sicurezza dei luoghi di lavoro e i rischi professionali e ambientali che dalle attività umane derivano (Carpi, Palazzo dei Pio – Musei di Palazzo dei Pio, curatrici: Manuela Rossi, Tania Previdi, produzione: Musei di Palazzo dei Pio).
Le raccolte museali come aggregato inscindibile di dati e informazioni e come insieme eterogeneo che può essere modificato, aggiornato, integrato vengono rappresentate dall’artista Alice Padovani, nell’installazione site-specific “Archival impulse or the museum-machine” volta alla creazione, nell’arco delle tre giornate del festival, di una grande opera a pavimento, costituita da almeno 300 oggetti o frammenti di oggetti rappresentativi delle eterogenee raccolte del Museo Civico (Modena, Palazzo dei Musei – Lapidario Romano dei Musei Civici, a cura di: Musei Civici di Modena). Il work in progress realizzato nel Lapidario Romano dall’artista Alice Padovani, che recupera in modo contemporaneo l’approccio museologico classificatorio del XIX secolo, è il punto di partenza per un viaggio dedicato a bambini e famiglie fra le sale dei Musei Civici con l’aiuto di guide esperte, in “Il museo in scatola. Una collezione tutta mia” (Modena, Palazzo dei Musei – Dida – laboratorio didattico, a cura di: Dida – laboratorio didattico). Visite guidate a piccoli gruppi e su prenotazione sono invece dedicate al “complesso per cronometro a scappamento libero”, solitamente inaccessibile al pubblico e collocato all’interno della torre dell’orologio del Palazzo comunale, con “Dentro l’Orologio”, alla scoperta di Ludovico Gavioli, poeta della meccanica (Modena, Palazzo Comunale – Torre dell’orologio, a cura di: Coordinamento Unesco dei Musei Civici di Modena, venerdì 18 e sabato 19 alle ore 14.30; 19.00).
La rete biologica e i rimandi ipertestuali dei qrcode costituiscono l’ispirazione della mostra di Laura Tarugi “Alberi. Wood Wide Web” che connette diversi tipi di linguaggio in un percorso di quattro installazioni, con un gioco di luci che illumina le sculture a partire dalle ore 19 (Modena, Studio Torti).

Forme della sorveglianza
Tra privacy e tracciabilità, la nostra società è una grande miniera per l’estrazione di dati

La proiezione del documentario XY Chelsea (UK, 2019, 92′) di Tim Travers Hawkins e l’incontro dibattito con il regista permette di mettere a tema il rapporto tra libertà di stampa, hacking, informazione e attivismo nell’era digitale, con la storia di Chelsea Manning e della sua condanna a 35 anni di carcere per avere consegnato a WikiLeaks oltre 600mila documenti riservati o segreti dell’esercito e dell’intelligence statunitensi (Modena, Cinema Astra, a cura di: Associazione DIG – Documentari Inchieste Giornalismi, venerdì 18 ore 21).
I sistemi tecnologici sono in grado di creare scansioni in ogni settore, rielaborando i dati raccolti in modo istantaneo, individuando le necessità e indirizzando la ricerca, ma penetrando anche la sfera individuale e affettiva dell’individuo per ricavarne informazioni logistiche o di mercato, fino a trasformarsi in strumento di giudizio e di discriminazione politica e morale: le conseguenze di queste indagini pervasive sono rese dall’arte fotografica di Ascari, Castelli, De Filippo, Federzoni, Miglio, Rossi in “Panopticon. Le macchine ci servono, le macchine ci osservano” (Modena, BFI Centro Culturale G. Alberione, curatore: Gianni Rossi, a cura di: Fotoclub Colibrì). Allo stesso modo, Thomas Kuijpers in “Dump! Eccessi dell’informazione e paradigmi visuali” cerca di orientarsi nel caotico e incontrollabile flusso delle informazioni che abitano la nostra mente, attraverso la pratica del collezionare oggetti di uso comune insieme a ritagli di giornale o riviste, volantini pubblicitari, ma anche strumenti tecnologici obsoleti, svelando, ironicamente, gli effetti dell’esposizione a narrazioni virtuali che impattano sulla nostra esperienza della realtà e condizionano i nostri comportamenti (Modena, Metronom, curatore: Gabriele Tosi, produzione: Metronom). In un mondo dove futuro distopico e realtà coincidono sempre di più “Non è l’Ennesimo festivalfilosofia” presenta una selezione di corti sul rapporto tra la tecnologia e il quotidiano (Sassuolo, Crogiolo Marazzi, a cura di: Tilt Associazione Giovanile – Ennesimo Film Festival, sabato 19 ore 21).
La perdita di dati contenuti in un Hard Disk da 2TB, con la distruzione parziale di 80.000 fotografie, diviene per Luigi Ottani in “CORROTTI // crash creativo” spunto e occasione per una nuova rilettura delle immagini stesse, avvalendosi del nuovo aspetto conferito alle immagini con la rottura del controller del disco e la modifica irreversibile delle logiche di indicizzazione dei files (Modena, AGO Modena Fabbriche Culturali, curatrice: Roberta Biagiarelli, a cura di: Babelia & C. Progetti Culturali)
L’incremento attuale di dati dovuto all’evoluzione tecnologica sembra aver rimpicciolito il mondo, con comunicazioni lampo e tempi e luoghi distanti ora a portata di un click. La spettacolo teatrale “Il giro del Mondo in 80 storie. Viaggio contromano con valigia di storie e note da vagabondaggio” ci riporta sulle rotte del progresso tecnologico che hanno reso possibile attraversare il globo in un battibaleno (Modena, Monastero di San Pietro – chiostro, testi e narrazione: Isabella Dapinguente, accordéon: Claudio Ughetti, voce: Sabrina Gasparini, a cura di: Salotto Culturale Aggazzotti, venerdì 18 ore 21).