Il rammendo è un’esperienza circolare

rammendo

Andare in giro con i pantaloni rammendati o il golf con le toppe non è mai stato motivo di orgoglio. Il rammendo stesso è sempre stato praticato nelle modalità più ridotte possibili: più eri capace di nascondere la riparazione più eri considerato un buon sarto. Ai tempi dell’economia circolare, dello sdoganamento delle pratiche di riuso e rimessa in ordine delle cose vecchie, nel momento in cui, alla fine, è una moda non praticare l’usa e getta di vestiti, oggetti e materiali, quando finalmente sono tornate in voga le competenze artigianali e meccaniche per aggiustare, riparare, sistemare e rimettere in funzione, anche il rammendo cambia completamente nella percezione delle persone. E diventa un intervento da esibire, non solo in quanto etico ma anche, a volte, estetico.

Brulicano in rete siti e riferimenti per chi ha intenzione di fare del rammendo un intervento visibile, una testimonianza diretta della storia personale attraverso i propri vestiti e dalla propria coscienza civile nei confronti delle cose. C’è chi ripara strappi nei pantaloni con il rammendo creativo e chi usa il reverse applique, ovvero una tecnica di ricamo in cui diversi strati di stoffa vengono posti uno sopra l’altro e le forme vengono ritagliate in strati di dimensioni decrescenti. E c’è chi ne ha fatto una professione come la sarta torinese Paola Pellino, nota su Instagram come La Guardarobiera, che ha trasformato il rammendo creativo e ben visibile degli abiti in un’arte anche da insegnare. Provenendo da esperienze nella moda e conoscendo la logica della sovrapproduzione, dal rovesciamento di questa ha generato una nuova esperienza di vita. A partire dall’incontro con un signore olandese, Tom of Holland, ha appreso la tecnica del rammendo visibile e ha avviato l’esperienza creativa de La Guardarobiera.

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Paola Pellino, La Guardarobiera

Prima di tutto il nome: la guardarobiera è una figura che, sebbene oggi non esista più, un tempo si prendeva cura del guardaroba nelle case private delle famiglia borghesi curando e rammendando tutto ciò che ne aveva bisogno. Il punto di partenza è stato proprio di andare a casa delle persone per aiutarle a decidere cosa tenere, cosa dare via e cosa riparare. Il passaggio successivo arriva, invece, dal Giappone, con la scoperta dell’arte del Kintsugi, ovvero del rammendo con fili d’oro del vasellame rotto così da celebrare, in qualche modo, anche il momento dell’incidente come storia personale del vaso. Gli stessi kimono, gli abiti tradizionali giapponesi, sono assemblati dalla sovrapposizione di diversi tessuti anche con storie, provenienze ed età diverse.

Ogni indumento ha, ovviamente, la sua storia. Occorre, prima di tutto, farsela raccontare, ricostruirne i passaggi di mano, scoprire le motivazioni che, a suo tempo, hanno portato a quell’acquisto o le intenzioni delle persone che hanno portato in dono il capo d’abbigliamento. Ci vuole tempo. Un tempo che ha il suo valore e che si deve vedere. Come ci vuole tempo per applicare il valore del Riuso, momento fondante dell’economia circolare: Il riuso come uno stile di vita, un atteggiamento mentale e culturale che porta inevitabilmente a trasformarsi in una vera e propria attività economica centrata sulla capacità di reinventare e di rigenerare prodotti e beni ancora riutilizzabili. E che, come il rammendo creativo, bisogna che si veda.