Il tempo di un caffè con Salvo Montalbano. E senza babbiare

Montalbano

Lo scorso inverno è andato in onda quello che, probabilmente, sarà l’episodio di chiusura de Il commissario Montalbano, rimasto orfano del suo creatore Andrea Camilleri e del suo primo regista Alberto Sironi. Prima di congedarci da lui, abbiamo provato a raccontare in poche parole l’iconico personaggio interpretato da Luca Zingaretti, protagonista di un’immaginaria intervista tratta dal primo numero di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

La giornata spesso inizia molto presto con una telefonata di Catarella. E non è mai un buon inizio.
“Scinnì, sbattì contro la seggia ai piedi del letto, sbattì contro lo stipiti della porta della càmmara di dormiri, sbattì contro l’autro stipiti della càmmara di mangiari, sbattì contro ‘n’autra seggia, sbattì contro il tavolineddro e finalmenti tastianno attrovò il tilefono e sollivò la cornetta”.

Il caffè di solito lo prende da solo, sulla veranda, guardando il mare. Di solito…
“Il cafè era pronto, Montalbano se lo virsò nel solito cicaroni e in quel momento arrivò Mimì che s’accasciò supra a ‘na seggia”.

Quello di Commissario di polizia a Vigata è un compito difficile.
“Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna”.

Ogni sua indagine si conclude comunque sempre con il colpevole, anche se non sempre in modo ortodosso.
“In una parola il commissario Salvo Montalbano sapeva che mai e poi mai si sarebbe potuto presentare alla ribalta per ricevere i meritati applausi. Non importava, se la stava scialando lo stesso.”

Alle volte, però, alcune domande rimangono in sospeso.
“E ora che fare? Spiccare un mandato di cattura? Ma basato su che? Su una storia contata nel secondo secolo dopo Cristo da uno scrittore che si chiamava Aulo Gellio? Vogliamo babbiare?”

Ci sono anche momenti per una pausa piacevole… e golosa.
“Montalbano sutta all’occhi compiaciuti di Catarella, livò la carta: tramezzini, sfincioni, crocchette, fritti, panelle, ‘na meraviglia di Dio!”

Quasi alla pari con la cucina di Adelina.
“Davanti alla maravigliosa frittura croccanti di gammareddri e calamari che Adelina gli aviva priparato ebbi un momento di sitazioni. Ma il sciauro che veniva dalla padeddra ebbi la meglio. Montalbano annò a conzari supra alla verandina e accomenzò a mangiari il friuto dalla stissa padeddra.”

Per non parlare dei suoi magnifici arancini.
“Si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla”.

Anche se la sua Livia non è sempre d’accordo.
“Propio ‘na simanata avanti, l’urtima vota che Livia era vinuta ad attrovarlo, gli aviva lassato un foglietto di scarsi parole ma che per lui sonavano come ‘na speci di condanna a morti. Il biglietto diciva testualmenti: Ricordati che (scrivuto col pinnarello russo) il tuo metabolismo è decisamente cambiato (macari decisamente in russo sottolineato dù vote).”

Forse è meglio berci sopra un buon caffè, caro Montalbano.
Macari Montalbano fici finta di nenti, scinnì dalla macchina e s’addiriggì verso il Cafè Castiglione che dal 1890, anno della so’ fondazioni, era sempri ristato tali e quali e si mangiò un cannolo per adducirisi la matinata.