Voi lo ascoltate Stefano Bollani?

Bollani
Ci siete passati in Via dei Matti n° 0? Dove Stefano Bollani e l’attrice Valentina Cenni, sua moglie, hanno accolto il pubblico in una casa fatta di musica, aperta ad amici e note, storie e sorrisi. La più bella trasmissione della Rai degli ultimi anni, si è detto, venti minuti nel preserale dove potevi respirare la bellezza della musica da vedere e da ascoltare. E che tornerà, hanno assicurato.
Ma voi lo ascoltate  Stefano Bollani? Sono uno strimpellatore di tastiere silenziato dal tempo e dagli impegni. Ascoltare però mi riesce ancora bene. Bollani è da sempre magia, interpretazione, virtuosismo, tecnica, cultura, simpatia, voce, empatia.
È la musica che metti la domenica mattina quando fuori piove e il brutto tempo ti concede un po’ di tempo.
Non lo potete definire solo un “musicista jazz”. La definizione gli va stretta come un paio di Levi’s dopo il lockdown. Lui molto semplicemente è la musica. Un pianista che non suona perché con il pianoforte ci parla, ci vive, ci viaggia. Non riesco a immaginarlo lontano da una tastiera e nemmeno lontano da un palcoscenico. Quando si mette a suonare ti convince subito che la musica è una roba talmente seria che sarebbe meglio non prenderla mai troppo sul serio. Perché ogni nota è bellezza, viaggio, pianto, sorriso, ironia. Non ci sono confini. Non ci sono etichette.
Per capire Bollani bisogna andare a vederlo suonare dal vivo. Quando si esibisce da solo, alla fine del concerto di solito si alza in piedi e chiede al pubblico che canzoni avrebbe voluto sentire quella sera. Il pubblico risponde con le richieste più assurde e lui più assurde sono le richieste più capisce che il concerto è andato bene. Se ne segna dieci a caso su un pezzo di carta, da Frank Zappa ad Haidi, da Besame Mucho al Ballo del Qua Qua, da Bacharach a Eros Ramazzotti, dalle Fanfole di Fosco Maraini alle imitazioni di Stefano Allevi, Paolo Conte e Vinicio Capossela.

Poi si siede al pianoforte e in qualche modo le fa tutte, citandole, mescolandole, intrecciandole. Non improvvisa, sfida il concetto stesso di improvvisazione mettendo sul piatto elementi melodici riconoscibili. Il pubblico ride divertito, applaude per lo stupore, batte il ritmo con le mani. Che cos’è? Magia, gioco di prestigio, illusionismo, tecnica pianistica portata all’ossessione, manipolazione?

Bollani sa che la musica è prima di tutto un desiderio della mente. Un ricordo che diventa consuetudine, passione, emozione. Quelli che scrivono bene userebbero l’espressione “flusso di coscienza”.
Molto più semplicemente è casa nostra, ci tiene uniti, dice molto più delle parole, immagina molto più dei sogni, descrive molto più dei desideri. La musica è la colonna sonora deil vuoto riempito dalla nostra voglia di esistere.E noi che la musica non la sappiamo suonare abbiamo l’enorme privilegio di poterla ascoltarla.
Lui ci insegna a farlo.