Petra Delicado. Poliziotta si diventa, femminista si nasce

Petra Delicado. Poliziotta si diventa, femminista si nasce

Da Barcellona a Genova, la seconda serie di Petra, protagonista Paola Cortellesi per la regia di Maria Sole Tognazzi, porterà di nuovo sullo schermo l’ispettrice di polizia, nata dalla penna di Alicia Giménez-Bartlett. Ironica e pungente, il caffè preferisce berlo da sola.
(da VéGé per voi, IV, settembre/ottobre, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini)

Abituati a leggere il racconto delle sue indagini, con l’ultima autobiografia possiamo conoscere il suo lato più intimo e sentimentale.
Obiettivo primario: ripensare la mia vita passata per riprendere le redini del presente. (…) Mi sento di poter dire che sono ricordi sinceri.

Petra Delicado, ispettrice di polizia con due matrimoni falliti alle spalle.
Il risultato cui arrivavo con le mie indagini interiori era sempre lo stesso: mi ero lasciata trascinare dagli uomini di cui mi ero innamorata. Erano stati loro a decidere per me. (…) E io mi ero lasciata coinvolgere nei loro piani senza opporre resistenza. Non c’era altro da aggiungere.

Come si superano gli inevitabili momenti di crisi?
Mi rivolsi a me stessa col mio nome, mi parlai. “Petra, (…) la tua unica regola deve essere il rispetto umano: non sfruttare, non rovinare gli altri, non disprezzare i più deboli, non dimenticare la pietà. Quanto al resto, fai quello che ti pare, Petra, veramente: scopa, bevi, vivi, pensa senza timori, godi o soffri, ma scegliendo dal menu di un ristorante dove la cuoca sei tu”.

Ora è sposata da anni con Marcos Artigas, un architetto con quattro figli avuti a sua volta da due precedenti matrimoni.
Tra tutte le qualità che mi fecero propendere per il sì, ce ne fu una decisiva: Marcos era un uomo sicuro di sé.

Il gesto che l’ha conquistata?
Quando mi alzai la mattina dopo, Marcos era sparito. Credo che si fosse ricordato del mio desiderio di trovarmi da sola quando mi svegliavo. Feci una doccia e poi mi preparai un buon caffè, che bevvi con piacere.

Sono celebri i suoi battibecchi con il suo vice-ispettore.
Uno degli uomini più importanti della mia vita… Firmìn Garzòn è stato per me la prova provata che la bontà umana esiste. Malgrado tutti suoi difetti, i suoi malumori, le sue goffaggini, la sua tendenza a pensare che il cibo sia la cosa più importante del mondo, lui mi ha sempre dimostrato di non conoscere la viltà, la meschinità e l’odio, anche se sa riconoscerli negli altri.

Che bilancio farebbe della sua attività di detective della Omicidi?
Sono orgogliosa della mia carriera, finora? Non lo so, può darsi. Ma, con soddisfazione o meno, sono diventata una vera poliziotta. Dove non c’era una vocazione chiara, ora c’è una convinta paladina della legge. Non voglio fare altri bilanci.

La fotografia in apertura è di Luisa Carcavale, archivio Sky tv.