Il valore sostenibile del museo
Nell’era del rapido consumo e del paradigma usa e getta, i musei, per loro natura intrinseca, si impongono come autentici baluardi di sostenibilità nel panorama contemporaneo, custodi di beni, tradizioni e cultura.
Fin dalle origini, i musei sono stati spazi di conservazione e valorizzazione, fondati su principi di durata, cura e trasmissione del valore. Gli studioli rinascimentali, le Wunderkammer e le gallerie barocche, nate come espressione del prestigio sociale e culturale dei loro proprietari, hanno costituito gli embrioni dei musei contemporanei, oggi simbolo di valore culturale e sociale per un territorio. Questi spazi, inizialmente riservati a pochi eletti, hanno avviato una pratica fondamentale: la custodia e la trasmissione del sapere e del patrimonio, che nel tempo si è trasformata in un valore condiviso destinato all’intera comunità.
Patrimonio al servizio della novità
Il museo è definito dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) come «struttura permanente che acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio». La missione tradizionale del museo è così ben delineata, e per quanto ne traspaia uno spazio statico e rigido, il suo ruolo si piega al valore sociale della comunità. Infatti, lontani dall’archetipo della sostituzione e del consumo, propri del pensiero capitalista, i musei si sono appropriati dell’idea della centralità dell’oggetto, tipica dell’economia di mercato. La cultura della novità permane negli spazi della conservazione in quanto la società è alla costante ricerca del non-visto: la sfida dei musei sta nel presentare le collezioni in maniera nuova, attraverso diverse chiavi di lettura e accostamenti inediti.
Ecco che la circolarità delle collezioni, la dinamica dei prestiti e le mostre temporanee entrano in gioco, in quanto i musei non dipendono dalla vendita di novità, ma da un modello che valorizza il patrimonio esistente e sviluppa servizi culturali, educativi ed esperienziali ad hoc, spesso in una rete territoriale collaborativa.
Il museo “reimpiega e ricicla”, garantisce l’integrità delle opere e la trasmissione del loro valore culturale, è memoria circolare, diffonde conoscenze, sensibilità e consapevolezze sociali passate per le prossime generazioni.
È una fabbrica di idee che gioca e reinterpreta ciò di cui dispone, ripensa i propri spazi e li piega al valore di una nuova narrazione, conserva il passato per raccontare un nuovo futuro.

Il museo è sociale
Per comprendere appieno il valore sociale di un museo è importante soffermarsi sul significato di bene culturale. Non si tratta semplicemente di un oggetto materiale, ma di una cosa – sia essa mobile o immobile – che racchiude un certo tipo di interesse (artistico, archeologico, etnografico…) e, soprattutto, rappresenta un autentico «valore di civiltà». Il bene è tale solo se identificativo dell’identità collettiva di una comunità, quale medium di memoria, storia e progresso. Il museo, la casa del bene, è quindi specchio delle società precedenti e di quelle odierne, è ponte tra passato e futuro, raccoglie le vive testimonianze di un tempo e indaga quelle presenti.
Nell’immaginario collettivo, però, gli spazi della conservazione sono spesso associati all’idea di luoghi immutabili, polverosi e statici ma sono in realtà spazi potenzialmente vitali, centri di partecipazione e inclusione, di rinascita economica e culturale di un territorio; i musei educano agli errori della storia e sensibilizzano la comunità sulle sfide della contemporaneità.

Una nuova definizione
La nuova definizione di “museo” proposta dal comitato italiano dell’ICOM nel 2019 sembra racchiudere l’ideale di riferimento: «è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, accessibile, che opera in un sistema di relazioni al servizio della società e del suo sviluppo sostenibile. Effettua ricerche sulle testimonianze dell’umanità e dei suoi paesaggi culturali, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone per promuovere la conoscenza, il pensiero critico, la partecipazione e il benessere della comunità».
Gli spazi dell’arte, oggi, oltre che luoghi di conservazione, possono essere attori attivi nella società, il cui obiettivo non è solo quello di educare o intrattenere, ma anche di favorire il benessere della comunità, creando centri di incontro, dialogo e crescita collettiva. In questo senso, il museo si configura come uno spazio dinamico, dove il patrimonio viene continuamente riletto e condiviso e dove la comunità è chiamata a partecipare attivamente, contribuendo così a uno sviluppo sostenibile, sociale e culturale.
Affinché il vero potenziale di un museo sia espresso è fondamentale che la rete dirigenziale, le Sovraintendenze e le massime autorità istituzionali comprendano quali enormi risorse costituiscano queste realtà e operino insieme per permettere una loro crescita a favore del territorio. La cultura non è per pochi, ma è soluzione per un nuovo progresso, diverso da quello che l’immaginario odierno ci propone, basato su un’idea di equità, collettività e sostenibilità.