#MEMOBook. Vi racconto il respiro del marmo
“Il respiro del marmo” (Carte Amaranto) di Franca Arrighi è un romanzo che narra la storia di Filippo, scultore, che dopo essere emigrato in Argentina con la famiglia, tornerà in Italia guidato dal ‘respiro del marmo’, per rinascere come uomo e come padre. Attraverso gli occhi del protagonista conosceremo il paesaggio arido e brullo dell’Argentina, l’intensa bellezza degli scorci siciliani e la meraviglia delle cave di marmo di Carrara. Una storia di ansie, paure e disagi, di chi abbandona la propria terra alla ricerca di un “mondo nuovo” più giusto e con possibilità di riscatto. Ma saranno proprio quelle ansie le ruote motrici verso nuove consapevolezze: come padre, come uomo, come artista-scultore.
Il libro vuole essere anche una riflessione sulla famiglia, come nucleo di affetti, di interessi, di protezione e di crescita. E ancora, come incontro non solo d’amore, ma anche di problemi vissuti, sofferti e superati insieme. È anche, una profonda considerazione sul valore dell’amicizia come sentimento eterno, che vive e si nutre all’infinito dentro di noi, che ci aiuta a maturare, trovando la propria strada e la propria identità.
È, soprattutto, la narrazione di un uomo, che raggiunge i propri obiettivi attraverso fallimenti e fragilità, perché solo chi ha percezione delle proprie vulnerabilità, può intraprendere un processo di cambiamento e ripensare alla vita, consapevole dei propri limiti, ma anche del chi siamo e dove desideriamo andare, perché dalle macerie si può ricostruire una nuova presa di coscienza, che ci permette di alzare la testa e andare incontro al proprio sogno.
“Credo che nessun luogo come Carrara, sia una meta ambita e sognata, da chi spera di vivere per la scultura e con la scultura”.
di Franca Arrighi
Arrivai a Carrara, che era già calata la sera. Pablo venne a prendermi all’aeroporto. La sua vecchia jeep attraversò la città quasi deserta, spettrale. Solo un gruppo di ragazzi si attardavano lungo una strada, strimpellando una chitarra, incuranti del freddo e dell’ora tarda.
La macchina, con fatica, prese una strada stretta e in salita. Il paesaggio cominciò a cambiare e quella notte lunare e stellata fu una rivelazione.
L’emozione mi avvolgeva e trapelava dal mio sguardo incredulo e estasiato nel contemplare le cave di marmo di Carrara. Pablo mi guardava e sorrideva. “Anch’io, la prima volta che ho visto questo spettacolo, avevo il tuo stesso stupore. Tanta bellezza e tanta magia non puoi descriverla. Solo vedendola, ti rendi conto”.
Non parlavo, continuavo a guardarmi intorno estasiato. La jeep si fermò. Pablo mi accompagnò, in quella che per circa un anno, sarebbe stata la mia casa. Un piccolo bilocale in una zona di snodo tra la strada che conduceva alle cave e quella lungo i laboratori di marmo degli scultori. Il nome della piazza era di buon auspicio: “Piazzale Michelangelo”.
L’ora era tarda e si rimase d’accordo che l’indomani sarebbe venuto a prendermi per visitare la zona e, soprattutto per avere un primo contatto con il suo laboratorio.
Entrai nel mio minuscolo alloggio. Era davvero molto piccolo, ma aveva tutto l’indispensabile per la mia vita da lupo solitario. Mi avvicinai alla portafinestra. L’aprii ed uscii nel terrazzino, che si affacciava sul panorama delle cave. Uno spettacolo mozzafiato.
Il silenzio dominava assoluto su tutto e in quell’assenza di voci e di rumori, la luce della luna si stagliava su un cielo limpido e stellato e irradiava i suoi riflessi sul bianco del marmo. Quel paesaggio lunare aveva qualcosa di metafisico. Il buio profondo del cielo faceva da sfondo a tutto questo. Anche la luce dei lampioni era spenta. Io mi sentivo un uomo piccolo piccolo di fronte a quello spazio infinito.
Io amo le tenebre, sono il momento in cui mi sento più vivo e creativo. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la nascita di una scultura, il suo concepimento, l’attimo in cui prende forma dentro di me, avviene nell’oscurità. L’aria era fredda, ma non riuscivo a staccarmi e a rientrare.
Pensavo a tutte le notti del mio passato, dedicate a fantasticare sul futuro o a scolpire, di nascosto, a Buenos Aires. Quanti scrittori hanno dedicato pagine di letteratura alle emozioni della notte? Questa non era una notte di lavoro, o di feste o di divertimenti. Era la notte di tante intime domande, di dubbi, che premevano, che chiedevano risposte.
Credo che nessun luogo come Carrara, sia una meta ambita e sognata, da chi spera di vivere per la scultura e con la scultura. Oggi, sono più certo che mai, che la mia storia come artista sia stata segnata, fin da bambino, da una serie di fattori, che avevano come denominatore comune questa città.
Ho girato il mondo, alla ricerca delle mie radici ed ora le ho trovate, tra la gente buona e un po’ rude del posto e tra questi monti, che amo e ai quali sento di appartenere. Il legame della città con il marmo risale alle origini della sua storia, all’escavazione e alla lavorazione dei marmi lunensi.
Ho viaggiato molto in questa mia vita, sia per passione che per lavoro e in ogni parte del mondo, le più grandi opere dell’arte, devono la loro fama ai marmi di questi monti.
Quanti pensieri si agitavano nella mente. Volevo rientrare, perché il freddo stava scendendo lungo la schiena, ma quella valle addormentata era magnetica, non riuscivo a staccarmi. Mi accesi una sigaretta, mi appoggiai al muro e chiusi gli occhi. Avevo lottato tanto per giungere a questo traguardo, ma non era un punto di arrivo era la partenza, dalla quale ricominciare.
Gettai la sigaretta, riaprii gli occhi. Ero sereno. Amavo la vita e mi sentivo una piccola, ma fondamentale cellula di quell’universo.