L’ecosistema culturale di Olivetti
L’azienda Olivetti, fondata nel 1908 da Camillo Olivetti e specializzata in meccanica di precisione, si afferma fin da subito come punto di riferimento nel campo del design industriale, e già dagli anni ’40 e ’50, i suoi prodotti si guadagnano un posto all’interno dei più importanti musei internazionali.
La ditta, sotto la guida di Adriano Olivetti, si è distinta come impresa etica grazie alla particolare attenzione rivolta ai propri dipendenti, ai quali venivano garantiti salari superiori alla media, orari di lavoro più umani e un avanzato sistema di welfare aziendale, in un periodo in cui tali pratiche erano ancora piuttosto rare. Inoltre, Olivetti progettò complessi residenziali moderni su misura per assicurare condizioni di vita dignitose ai propri dipendenti. Grande importanza veniva data anche alla cultura e alla crescita personale, con biblioteche aziendali e incentivi allo studio e alla partecipazione culturale, con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli.
Lo storico negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia è emblematico: commissionato a Carlo Scarpa, rappresenta la sua lungimiranza nell’affidare l’immagine dell’azienda a uno dei più importanti architetti italiani del Novecento, trasformando uno spazio commerciale in un manifesto culturale. Olivetti, infatti, non produceva solo macchine, ma linguaggi visivi, presentando il design come cultura materiale e l’architettura come progetto sociale. La fabbrica era così una vera e propria comunità basata sul benessere delle persone, un laboratorio di modernità che generava valore simbolico e non solo economico.

Ivrea è museo
I prodotti Olivetti già dagli anni ’30 diventano oggetti di design, complementi di arredo e prodotti da museo, la Lettera 22 o la Valentine, da simboli della meccanica di precisione si trasformano in icone culturali.
Fin dalle origini si forma un archivio naturale di oggetti, progetti, grafiche, pubblicità e fotografie che alla morte di Adriano Olivetti si sente la necessità di raccogliere e raccontare, narrando della rete di intellettuali, artisti e architetti che sono gravitati attorno a questa glorioso distretto. Negli anni ’90 viene infatti formalizzato l’Archivio Storico Olivetti, che diventerà base scientifica e culturale per la città.
La raccolta organizzata rispondeva a funzioni, non solo di conservazione, ma studio e ricerca, costituendosi come narrazione della cultura del progetto e sistema Olivetti.
Parallelamente all’attività dell’Archivio nel 2005 nasce il Laboratorio-Museo Tecnologic@mente, oggi ospitato negli spazi dell’ex fonderia Olivetti e gestito dalla Fondazione Natale Capellaro che, ponendo al centro le idee e gli oggetti, ha trasformato le macchine in beni culturali, senza gigantismo o spettacolarità. Si consegnano così alla città di Ivrea due luoghi che raccontano l’impatto positivo che l’ecosistema culturale di Olivetti ha avuto sulla comunità, non solo come azienda ma come patrimonio culturale nazionale.
Nel 2018 Ivrea città industriale del XX secolo diventa Patrimonio UNESCO e questo cambia le vesti del museo e dell’archivio: la città evolve in una raccolta a cielo aperto. L’Archivio Olivetti e il Laboratorio-Museo Tecnologic@mente si trasformano in filtri di lettura del territorio, divenendo porte d’accesso di un museo diffuso: fabbriche, quartieri, servizi sono ora parte del racconto.
La comunità entra nella storia e i luoghi ne rafforzano l’identità, restituendo dignità culturale al progetto industriale Olivetti e tenendone viva la memoria.

Il valore della filiera Olivetti
I beni Olivetti non sono reliquie che guardano al passato, ma strumenti critici del presente, simboli di un modello alternativo di sviluppo.
Si trattava di una filiera creativa capace di creare oggetti funzionali, belli e democratici, che ancora oggi raccontano un’idea di civiltà industriale in cui l’impresa è luogo di produzione culturale e il lavoro esperienza umana, non solo produttiva.
Parlare del percorso di Olivetti significa raccontare uno di quei rari casi in cui museo, impresa, comunità e territorio coincidono quasi perfettamente.
In questo contesto, le realtà culturali del territorio agiscono come mediatrici tra passato e futuro: parlano di lavoro ed etica e, allo stesso tempo, mettono in discussione l’industria contemporanea.
Con Olivetti l’impresa si configura come un atto culturale: un’industria culturale e creativa ante litteram, in cui il design si fa pensiero, estetica, progetto sociale e linguaggio culturale.