Quando i dati raccontano la cultura: Roma ospita il convegno di Fondazione Delphos
Nel cuore di Roma, tra la storia millenaria della Pontificia Università Gregoriana e l’energia di uno dei più stimolanti dibattiti culturali degli ultimi anni, si è svolta la seconda edizione del convegno “Big Data e Luoghi della Cultura”, promosso da Fondazione Delphos con il sostegno del Ministero della Cultura. L’evento, che ha avuto luogo il 5 e 6 marzo 2026, ha confermato come l’analisi dei dati sia ormai uno strumento chiave per comprendere, interpretare e innovare il patrimonio culturale nazionale e i suoi pubblici.
Un laboratorio di idee e innovazione
I risultati più aggiornati dell’Osservatorio “Big Data e Luoghi della Cultura”, che analizza oltre 200 siti culturali italiani, sono stati al centro delle conversazioni. Dalla profilazione dei visitatori alle politiche di accessibilità, dal pricing alle dinamiche di partecipazione, i dati hanno offerto nuove prospettive per guidare decisioni strategiche nel settore culturale.
Protagonisti del patrimonio italiano
Sul palco si sono alternati alcuni dei più importanti dirigenti culturali italiani. Tra questi Alfonsina Russo del Ministero della Cultura, Simone Quilici del Parco archeologico del Colosseo, Gabriel Zuchtriegel del Parco archeologico di Pompei, e Barbara Jatta dei Musei Vaticani. Hanno partecipato anche rappresentanti della Triennale Milano, della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, insieme a dirigenti di istituzioni come FAI, Musei Archeologici Nazionali di Venezia e Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino. La presenza di questi professionisti ha sottolineato l’importanza del dialogo tra istituzioni pubbliche e soggetti privati come chiave di crescita per il sistema culturale italiano.
Dati, cultura e strategie future
Il cuore del convegno non era solo il valore dei big data come strumenti analitici, ma il loro ruolo come motore di innovazione e strategia culturale. Come ha spiegato Sergio Bellini, Presidente di Fondazione Delphos, l’obiettivo è trasformare l’analisi dei dati in capacità predittiva, capace di orientare scelte progettuali basate su informazioni solide.
La cultura che evolve
In queste due giornate di interventi e networking, è emerso chiaramente che la cultura italiana non è più un universo chiuso nella sua tradizione, ma un ecosistema dinamico che risponde alle sollecitazioni digitali e quantitative con creatività e capacità di trasformazione. Se i dati mostrano pubblici che cambiano, allora anche la cultura deve evolvere, aprendo le porte a nuovi strumenti, collaborazioni e visioni.