40 anni di Capitan Harlock in Italia.
Dieci aspetti di un fenomeno culturale

Capitan Harlock
Credits: Toei Animation

Un pirata tutto nero, che per casa ha solo il ciel, ha cambiato in astronave il suo velier… Hurrà! Alzi la mano chi non l’ha letta cantando. Forse i pochi che, per ragioni anagrafiche o di altro genere, non conoscono la sigla di Capitan Harlock. L’iconico pirata spaziale, creato nel 1977 da Leiji Matsumoto come personaggio a fumetti e trasposto sul piccolo schermo l’anno successivo, taglia oggi un importante traguardo: esattamente quarant’anni fa, la sera del 9 aprile 1979, fu infatti messo in onda per la prima volta in Italia, su RAI 2, il primo episodio della serie d’animazione di Capitan Harlock. Fu l’inizio di un rapporto speciale fra il personaggio (e il suo autore) e il nostro Paese, in cui è divenuto in breve tempo un fenomeno culturale. Un rapporto che dura tutt’oggi con scambi e celebrazioni.

Capitan Harlock

Il Maestro Leiji Matsumoto e il disegno per le celebrazioni di Capitan Harlock a Torino.

L’Associazione Culturale Leiji Matsumoto, realtà nata nel 2015 con lo scopo di divulgare in Italia le opere e il valore artistico di Leiji Matsumoto, della quale lo stesso Maestro è presidente onorario, ha annunciato ieri, presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il programma dei festeggiamenti per i 40 anni di Harlock in Italia. Ospite d’onore sarà proprio Leiji Matsumoto, che torna nel nostro Paese a un anno di distanza dalla sua premiazione come Maestro del Fumetto a Lucca Comics & Games, e sarà presente a Torino dal 14 al 18 novembre. Il programma delle attività comprende la rassegna cinematografica “Eleganza e forza: la donna nell’opera di Leiji Matsumoto”, in collaborazione fra il Museo del Cinema e l’Associazione Culturale Yoshin Ryu (dal 14 al 20 novembre presso il Cinema Massimo), in cui Matsumoto parteciperà a un dialogo con il pubblico; la conferenza a tema in occasione della mostra “Guerriere dal Sol Levante”, sempre organizzata dall’Associazione Culturale Yoshin Ryu presso il MAO – Museo d’Arte Orientale, in cui il Maestro racconterà i suoi personaggi femminili, donne bellissime, longilinee e dalla lunga chioma dorata, sempre connotate dai valori del bushido, il codice del samurai; la consegna al Maestro di una copia della prima edizione italiana del fumetto di Capitan Harlock, pubblicato da Granata Press Edizioni tra il 1993 e il 1994, da parte dell’Associazione Culturale Luigi Bernardi. Nel piazzale antistante il Mufant – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, all’interno del progetto Co-City, che vede la realizzazione di un “Parco del Fantastico”, verrà esposta un’imponente scultura di tre metri di altezza in ferro “Corten” dedicata a Capitan Harlock. Poste Italiane sarà presente alle celebrazioni con prodotti filatelici sul tema, mentre la stessa Associazione Culturale Leiji Matsumoto ha annunciato la pubblicazione di due opere inedite del Maestro: “Miraizer Ban” e “Sexaroid”.

Ma chi è veramente Capitan Harlock, e come è entrato nel nostro immaginario? In attesa di unirci ai festeggiamenti per il suo quarantennale, noi di MEMO abbiamo selezionato dieci aspetti riguardanti il pirata spaziale e il suo impatto sulla cultura italiana.

LE ORIGINI
Capitan Harlock deve il suo nome a una filastrocca con parole inventate che Leiji Matsumoto canticchiava da bambino (“Harrokku, Harrokku”), poi adattato in Harlock per sottolineare le origini europee del personaggio. Egli rappresenta infatti l’archetipo dell’eroe occidentale secondo Matsumoto: alto, slanciato, folti capelli castani, il volto segnato da una cicatrice, un lungo mantello sulle spalle e il modo di fare cavalleresco. Un eroe che unisce pensiero e azione, abile nel combattimento all’arma bianca quanto con le armi da fuoco, e sempre caratterizzato da un idealismo e da un altruismo fuori dal comune.

LA STORIA
La saga di Capitan Harlock rientra nel genere della space opera, con connotazioni distopiche. Le sue gesta si svolgono nell’anno 2977, sullo sfondo di una Terra apparentemente pacifica, ma ormai abbandonatasi all’apatia e all’indifferenza generale. Entrato in clandestinità e divenuto pirata, alla guida di un’astronave da guerra chiamata Arcadia, dopo essersi ribellato al Governo Unificato della Terra, Harlock sarà anche l’unico ad accorgersi di un’invasione aliena in atto e a difendere, con i propri mezzi, un’umanità ormai del tutto incapace di combattere.

LA MESSA IN ONDA
I primi 26 episodi della serie animata di Capitan Harlock, prodotta da Toei Animation, andarono in onda dal 9 aprile all’11 maggio 1979 su RAI 2, all’interno del programma contenitore Buonasera con… Rita al circo. La serie non riscosse da subito il successo sperato, che invece arrivò con le repliche nell’autunno successivo nell’ambito della TV dei ragazzi, alle quali seguì, dal 31 ottobre al 27 novembre, la trasmissione dei restanti 16 episodi. Fu la seconda serie d’animazione giapponese di genere fantascientifico a riscuotere un tale successo in Italia; la prima fu Ufo Robot Goldrake, trasmessa sempre su RAI 2 a partire dal 4 aprile 1978, che generò un fenomeno di costume ancora più sorprendente, la cosiddetta Goldrake-mania, rivoluzionando per sempre il concetto di intrattenimento televisivo per ragazzi.

40 anni di Capitan Harlock in Italia. <br> Dieci aspetti di un fenomeno culturale

La copertina del 45 giri della sigla di Capitan Harlock (1979)

LA SIGLA ITALIANA
Una delle chiavi del successo della serie nel nostro Paese è da ricercarsi nella sigla italiana, intitolata semplicemente Capitan Harlock. Scritta da Luigi Albertelli (testo) e Vince Tempera (musica), lo stesso team responsabile del trionfo di Ufo Robot, fu incisa dal gruppo La Banda dei Bucanieri, pseudonimo dietro cui si celavano vocalist come Alberto Tadini e musicisti come Ares Tavolazzi al basso ed Ellade Bandini alla batteria. La canzone, molto orecchiabile, basata sulla successione di accordi del Canone di Pachelbel, rimase nella hit parade italiana per dieci settimane, da maggio a luglio 1979, raggiungendo la seconda posizione. Nella versione accorciata per la televisione, la RAI censurò il verso “Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà, vola all’arrembaggio però un cuore grande ha…” sostituendolo con una ripetizione della strofa successiva.

LA VOCE DEL CAPITANO
Imprescindibile nel caratterizzare il personaggio in Italia fu anche il suo doppiatore, Gianni Giuliano, che lo contraddistinse con un tono di voce possente, ma anche gradevole e rassicurante, mai minaccioso. Pur avendo doppiato nella sua carriera altri personaggi d’animazione – su tutti, Popeye (Braccio di Ferro) – e anche numerosi attori, fra cui Jeremy Irons, Gianni Giuliano ha visto la sua voce legata più di tutti al pirata spaziale, che resta l’apice di una carriera iniziata negli anni ’60 come giovane interprete del film di Franco Brusati I tulipani di Haarlem.

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La copertina dell’album delle figurine Panini di Capitan Harlock (1979)

IL MERCHANDISING
Il lancio di Capitan Harlock in Italia fu accompagnato da un imponente merchandising su licenza, che vide il pirata soggetto di giocattoli, libri illustrati, gadget di vario genere, materiale scolastico e numerose figurine adesive. Il lancio di tutto questo materiale passava spesso dalle pagine di Topolino. Molti di questi oggetti sono attualmente assai ricercati dai collezionisti. Particolarmente degni di nota sono i pupazzi flessibili della Ceppi Ratti e i soldatini Atlantic raffiguranti il Capitano, la sua ciurma e i suoi nemici terrestri e alieni. Fra tutte le raccolte di adesivi, la più famosa fu l’album delle figurine Panini con i fotogrammi originali della serie animata, che rappresenta tutt’ora un pezzo molto apprezzato dai cultori della celebre casa editrice modenese.

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La copertina del n. 1 di TV Junior dedicata a Capitan Harlock (1979)

IL FUMETTO
A differenza della serie animata, il fumetto originale di Capitan Harlock, scritto e disegnato da Leiji Matsumoto, arrivò da noi solo nel 1993, sull’onda del successo dei manga giapponesi nel nostro Paese. Un fumetto di Capitan Harlock realizzato in Italia, che ripercorreva la storia del cartone animato, fu invece pubblicato, in contemporanea con la trasmissione televisiva, sulla rivista settimanale TV Junior, a partire dal n. 1 del 17 aprile 1979. Il giornalino, edito da ERI (la casa editrice di proprietà della stessa RAI), ospitava le avventure dei personaggi che affollavano il piccolo schermo, riscuotendo un grande successo presso i giovani lettori. Uscì in edicola fino al 1984, quando ormai la RAI non trasmetteva più serie d’animazione.

L’UNIVERSO NARRATIVO
Le avventure di Capitan Harlock si svolgono nell’universo narrativo di Leiji Matsumoto, il Leijiverse, di cui fanno parte altre saghe di fantascienza come Galaxy Express 999, nella quale il Capitano appare come comprimario, e La corazzata spaziale Yamato. Caratteristica del Leijiverse è una continuity volutamente mutevole e incongruente, per cui la storia di ogni personaggio viene raccontata in maniera differente all’interno delle varie opere, senza rispettare quanto emerge dalle precedenti. È ciò che si verifica nella serie Capitan Harlock SSX (1982-83), ambientata in un’epoca anteriore a quella del 1978, e nel lungometraggio che ne costituisce l’antefatto, Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza (1982). Quest’ultimo mette in scena anche gli antenati del protagonista, che viene così caratterizzato come discendente da una stirpe di nobili guerrieri di origine tedesca che possedevano un castello in Baviera molto somigliante a quello, realmente esistente, di Hohenschwangau.

Capitan Harlock

La bandiera pirata simbolo di Capitan Harlock

L’IDEOLOGIA DI HARLOCK
Un equivoco molto frequente, che ha puntato una luce controversa sul personaggio di Capitan Harlock, riguarda la sua presunta appartenenza a un’ideologia fascista. Alimentato, fra le varie ragioni più o meno pretestuose, dalla scelta del personaggio di imbracciare le armi in nome di ideali d’altri tempi, e di ergere a simbolo la bandiera nera col teschio, che è stata accostata all’emblema della X MAS (motivo per cui fu censurato il verso della sigla), quello del fascismo di Capitan Harlock è un falso mito, del tutto privo di fondamento. Il personaggio risente dell’epoca in cui è stato creato, quegli anni ’70 in cui l’estremismo politico si esplicava soprattutto attraverso la lotta armata, ma i suoi ideali sono del tutto anarchici. Il Jolly Roger, la bandiera col teschio con le tibie che sventola sull’Arcadia e che lo stesso Harlock indossa sul petto, simbolo tradizionale dei pirati europei, assume poi in questo caso, secondo le parole dello stesso Matsumoto, un significato di libertà e di resistenza a ogni tirannia (“Combattiamo fino alle ossa”), anziché di morte.

HARLOCK OGGI
A prescindere dalle strumentalizzazioni politiche, Capitan Harlock ha mantenuto nel tempo un proprio culto, rinnovato dalle successive serie animate in cui apparve, sia da protagonista che da comprimario. È stato però grazie al film d’animazione in grafica digitale 3D Harlock: Space Pirate (da noi semplicemente Capitan Harlock), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013 e uscito nelle nostre sale nel gennaio successivo, che Harlock è divenuto celebre presso le nuove generazioni. Seppur presentando il personaggio in una rivisitazione assai distante dall’eroe romantico anni ‘70, molto più dark e quasi nichilista (oltre che, secondo chi scrive, molto meno affascinante), il film in 3D su Capitan Harlock ha avuto il merito di riaccendere l’interesse verso la serie originale e di avviare una seppur tardiva riscoperta italiana dell’intero universo narrativo di Leiji Matsumoto, soprattutto nella sua preziosissima, e fino ad allora poco conosciuta, versione fumettistica.