Il futuro passa dall’Innovation Week di Pavia
C’è qualcosa di volutamente paradossale nell’idea di portare una settimana sull’innovazione a Pavia. Una città che ha nel suo DNA quasi mille anni di università, che ha visto studiare tra i suoi chiostri Alessandro Volta e Carlo Goldoni, e che oggi — proprio da quell’eredità — prova a costruire un appuntamento capace di mettere in dialogo il passato con ciò che viene. Dal 8 all’11 aprile 2026, il centro storico di Pavia si trasforma in un laboratorio di idee aperto a tutti, con interviste a figure internazionali, spettacoli teatrali, laboratori per famiglie, presentazioni di libri e incontri di divulgazione scientifica.
La Pavia Innovation Week, diretta dal giornalista e saggista Massimo Sideri, è alla sua prima edizione e si propone come qualcosa di più ambizioso di un semplice festival: una piattaforma internazionale di dialogo e scoperta dove grandi pensatori, scienziati, innovatori, imprenditori e cittadini si incontrano per esplorare le sfide e le opportunità che ci attendono. La formula è quella che funziona meglio in questo genere di eventi: portare voci che raramente si trovano nella stessa stanza e lasciarle dialogare davanti a un pubblico che non è fatto solo di addetti ai lavori.
Un programma che non si fa incasellare
Guardare il programma di questa edizione è un esercizio interessante, perché resiste a qualsiasi tentativo di sintesi ordinata. Si parte mercoledì 8 aprile al Teatro Fraschini con un evento che già nel titolo dice tutto: Scienza e musica, il dialogo tra i due linguaggi universali. Sul palco insieme al violinista Alessandro Quarta ci saranno Fabiola Gianotti — già direttrice generale del CERN e tra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs — Geoffrey Hinton, premio Turing per i suoi contributi all’apprendimento profondo, Giorgio Metta esperto di robotica, e il pianista Ramin Bahrami. È un’apertura che dice molto sull’ambizione del festival: non separare cultura umanistica e cultura scientifica, ma cercare il punto in cui si toccano.
Da lì il programma si ramifica in direzioni che è difficile prevedere. Il fisico Roberto Battiston e l’architetta spaziale Valentina Sumini risponderanno alla domanda “Perché siamo andati sulla Luna?”, mentre l’ex sindaco di New York Bill de Blasio si interrogherà se la democrazia è a rischio con l’intelligenza artificiale. Ilaria Capua porterà sul palco del Cinema Teatro Politeama il concetto di “salute circolare”. Il fisico Guido Tonelli — uno degli artefici della scoperta del bosone di Higgs e professore dell’Università di Pisa — terrà uno degli appuntamenti della sezione “La scienza per tutti”, che è forse la più rappresentativa dello spirito della manifestazione: la conoscenza non come privilegio di pochi, ma come bene comune da rendere accessibile.
Non manca uno sguardo critico e persino processuale sulla tecnologia: venerdì 10 aprile si terrà “Processo all’Intelligenza Artificiale”, con il costituzionalista Oreste Pollicino, l’esperta di trasformazione digitale Roberta Cocco e l’avvocato Umberto Ambrosoli. E i direttori dei più importanti quotidiani e media italiani — Luciano Fontana del Corriere della Sera, Agnese Pini di QN, Danda Santini di iO Donna e Giuseppe De Bellis di SkyTg24 — si siederanno attorno a un tavolo per capire cosa sta diventando il giornalismo nell’era dell’AI.
Il sabato di chiusura riserva due ospiti di peso per la conclusione. Carlo Ratti, architetto e direttore del MIT Senseable City Lab, e il filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani chiuderanno il festival con un dialogo che, almeno nelle intenzioni, prova a mettere insieme tutto ciò che è stato detto nei quattro giorni precedenti.
La scommessa di un territorio
C’è un elemento che distingue la Pavia Innovation Week da altri festival simili e che vale la pena sottolineare. L’evento è promosso da Paviasviluppo, azienda speciale della Camera di Commercio di Cremona – Mantova – Pavia, il che significa che dietro c’è una scelta precisa di un sistema economico e istituzionale locale: usare la cultura dell’innovazione non come intrattenimento, ma come strumento di posizionamento territoriale. Il festival punta a fare di Pavia un motore attrattivo nazionale e internazionale, attivando le filiere dell’innovazione del territorio.
In questa logica si inserisce anche l’Extra del Festival, che prosegue fino al 14 aprile con spazi espositivi, sessioni formative e momenti di networking tra startup, manager, professionisti, cluster di imprese e giovani studenti. È la parte meno glamour ma forse più concreta: la prova che il festival non vuole essere un evento isolato ma il seme di qualcosa di più duraturo.
Pavia come luogo
Vale la pena ricordare, infine, che gli spazi scelti per ospitare gli incontri non sono anonimi contenitori fieristici. Il Teatro Fraschini, il Collegio Ghislieri, il Collegio Borromeo, l’Aula Magna dell’Università di Pavia: luoghi carichi di storia, dove l’idea stessa di trasmettere e discutere conoscenza ha radici profonde. C’è qualcosa di deliberato in questa scelta: portare il futuro nei luoghi in cui si è custodito il passato, e vedere cosa succede quando si mettono a confronto. La scommessa è aperta. Ma è già una buona domanda