Intelligenza collettiva per ri-generare: quattro esperienze per il futuro delle aree interne
“Abbiamo bisogno degli altri per evolverci”, afferma Stefano Mancuso – neuroscienziato, Direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale di Firenze.
Per anni abbiamo parlato di rigenerazione territoriale come recupero di spazi, edifici e servizi. Oggi, però, emerge una domanda diversa: chi ri-genera le comunità?
È da questa domanda che nasce il lavoro di Andrea Succi e Giovanni Antonio Sanna, impegnati in progetti territoriali ed europei che mettono al centro la Cultura dell’ospitalità, la partecipazione e il trasferimento di competenze. Un approccio che parte da un’idea semplice: prima ancora di attrarre visitatori, nuovi residenti o investimenti, una comunità dev’essere capace di stare bene.
«Non ci sono persone perché mancano i servizi: spesso, invece, mancano i servizi perché non ci sono le persone. Per questo bisogna partire dalle comunità e trasferire competenze alle risorse locali. Per queste ragioni, noi di Territori e Italianità, forniamo metodologie e strumenti (ovvero buoni motivi) a chi resta», sostiene Andrea Succi.
La Cultura dell’ospitalità diventa così una vera infrastruttura sociale. Non coincide con il turismo, bensì ne è il presupposto: occorre investire, innanzitutto, in azioni di comunicazione interna alla comunità, fra gli operatori, fra gli amministratori, gli uni con gli altri.
L’obiettivo è migliorare la Qualità della vita delle Comunità locali, secondo tre indicatori:
- Coesione – Cucire legami di comunità.
- Senso di appartenenza – Essere consapevoli della propria identità.
- Lavoro – Formazione all’autoimprenditoria.

Nurallao, generare comunità
In Sardegna, a Nurallao, questo approccio prende forma nel concetto di generazione territoriale. Attraverso l’ascolto e la progettazione condivisa si creano nuove opportunità, valorizzando ciò che già esiste.
Cittadini, amministratori e operatori locali vengono coinvolti nella costruzione di una visione comune. È l’intelligenza collettiva a diventare una risorsa: il territorio cresce quando le competenze delle persone vengono messe in relazione.
«Il nostro lavoro non è sostituirci alle comunità, ma aiutarle a riconoscere le proprie risorse e a trasformarle in competenze e opportunità».
Come, ad esempio, pensando a chi è partito altrove come una risorsa preziosa da coinvolgere: il caso di un nurallaese che ha aperto a Parigi un ristorante di cucina sarda e due enogastronomie assieme alla moglie.
Con “La Sardegna chiama Parigi”, si sta lavorando all’opportunità di portare operatori, amministratori e produttori sardi a Parigi, coniugando i prodotti agroalimentari con i prodotti turistici dei territori dai quali provengono.
Fra i partner tre giovani sardi, creatori di “Agritavola”, una piattaforma di e-commerce per favorire l’internazionalizzazione soprattutto dei piccoli produttori, e un tour operator – Isole Gemelle – specializzato sul mercato francese.

Sant’Antioco, l’economia della presenza
Se Nurallao rappresenta la dimensione delle aree interne, Sant’Antioco offre una prospettiva complementare (località balneare) ma analoga (è a rischio di spopolamento).
Con Sant’Antioco Ascolta, decine di operatori sono stati coinvolti in un percorso di ascolto per raccogliere bisogni, idee “pro-positive” e opportunità.
L’obiettivo è costruire un territorio ospitale non soltanto per chi arriva, ma anche per chi vive e lavora sull’isola (meglio se per tutto l’anno!).
È quella che Andrea Succi e Giovanni Antonio Sanna definiscono economia della presenza: generare valore mettendo in relazione persone, attività e competenze.
Un esempio è l’Esperienza Bottarga, nata dall’incontro tra il sapere di un pescatore e quello di una cantina locale. L’esperienza mette insieme il racconto della tradizione della pesca e della produzione della bottarga con la degustazione e la valorizzazione dei vini del territorio, creando un percorso in cui il visitatore può conoscere persone, mestieri e i prodotti che rappresentano una “tessera” della poliedrica identità di Sant’Antioco.
È un esempio concreto di come la collaborazione tra operatori diversi possa trasformare una risorsa locale in un’esperienza capace di generare nuove relazioni e opportunità economiche. E, come spesso accade nelle comunità, gli operatori si conoscevano, ma non avevano ancora pensato di creare un prodotto turistico assieme.
«L’ospitalità comincia dalla comunità. Se le persone che vivono un territorio non sono consapevoli del proprio ruolo di agenti di sviluppo, non si genera la percezione di essere un “bene comune”.»
In questo processo si inserisce anche il temporary management, inteso come strumento per portare competenze nei territori, accompagnare il cambiamento e trasferire conoscenze alle risorse locali.
L’Europa e il ritorno alla terra
La stessa visione caratterizza i progetti Erasmus+ H.A.Re.T. – Hospitalité, Accueil et Régénération des Territoires e Back to the Land, nei quali il lavoro di Succi e Sanna si confronta con esperienze di diversi Paesi europei: Portogallo, Francia, Slovenia, Croazia, Grecia e Cipro.
Il primo guarda alla Cultura dell’ospitalità come strumento di inclusione e rafforzamento delle comunità. Il secondo mette a confronto le buone prassi di persone e famiglie che scelgono di rimanere o di trasferirsi nelle aree rurali per avviare nuove attività e nuovi percorsi di vita.
«Chi arriva in un territorio porta nuove energie, ma perché queste possano diventare una risorsa serve una comunità pronta ad accogliere e a costruire relazioni».

La Ciclovia della Bassa Risicola
Un’altra best practice la troviamo in Piemonte, con la Ciclovia della Bassa Risicola, un territorio diverso dove applicare la stessa logica.
Partecipando al bando “Bici in Comune” del Ministero dello Sport e Giovani (solo 200 comuni selezionati su oltre 2000), è stato tracciato un percorso di quarantasei chilometri, collegando Villanova Monferrato, Balzola, Morano sul Po e Rive, quattro Comuni che hanno scelto di lavorare insieme, valorizzando e mettendo in rete le proprie identità.
Si trasforma così la ciclovia, infrastruttura per la mobilità dolce, in uno strumento che collega amministrazioni, scuole (il logo della ciclovia è stato frutto di un concorso con gli studenti), associazioni, imprese e cittadini.
Il bando “Bici in Comune” è il proseguimento di un primo progetto di rigenerazione territoriale con il Comune di Rive (se ne parla in un articolo del 5 febbraio 2025 qui, su Italia Circolare: Destinazione sostenibilità / Fare Cultura dell’ospitalità nelle aree interne), concluso con una cena di vicinato, ora appuntamento annuale degli abitanti.
«Collaborare non significa perdere la propria identità. Significa mettere le diverse identità al servizio di una visione comune», afferma il sindaco Andrea Manachino.
Nurallao, Sant’Antioco, i progetti europei e la Ciclovia della Bassa Risicola raccontano esperienze diverse, ma unite da una stessa convinzione: il futuro dei territori si costruisce attraverso le relazioni e la riscoperta del “know how” locale.
È questa la sfida della Cultura dell’ospitalità: generare comunità aperte al cambiamento, capaci di accogliere e, soprattutto, di crescere insieme. Per essere prima attraenti (per chi ci vive) e poi attrattivi.
Perché un territorio diventa davvero attrattivo quando sa prima di tutto prendersi cura di chi lo abita, valorizzando le risorse e le competenze locali. È da qui che può nascere un’accoglienza autentica, capace di aprirsi a chi arriva e di generare nuove opportunità per tutti.
Parole chiave: Competenze – Metodologie – Consapevolezza – Fiducia!