A Genova la scienza si guarda di lato
Due sfere, due occhi ridotti all’osso che ti guardano di traverso, curiosi e un po’ fuori asse. È il volto del Festival della Scienza 2026, che dal 22 ottobre al 1° novembre prende possesso di Genova per undici giorni. Quello sguardo storto è un invito, prova a guardare le cose da un altro punto di vista. E il messaggio è chiaro. Ogni fenomeno si può leggere in tanti modi e il cambiamento nasce proprio dalla possibilità di guardare diversamente. Per un festival di divulgazione scientifica è una dichiarazione di metodo prima ancora che una scelta grafica.
Una città, trecento realtà
La parola chiave della ventiquattresima edizione del Festival della Scienza è Prospettive. Genova apre le porte di decine di sedi culturali per un programma da circa 250 eventi. Ci sono conferenze, mostre, laboratori e spettacoli. Dietro le quinte lavorano oltre 300 tra enti di ricerca, università, associazioni, aziende ed editori. Il Festival è un chiaro riferimento internazionale nella diffusione della cultura scientifica, mettendo allo stesso tavolo mondi che di solito parlano lingue diverse.
Le voci da ascoltare
Ad aprire il Festival della Scienza 2026 sarà Barbara Mazzolai, direttrice del laboratorio di Bioinspired Soft Robotics dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con una lezione sui robot ispirati alla natura. Poco dopo arriva il premio Nobel per la Fisica 2015 Arthur McDonald, che racconta gli esperimenti con cui si è stabilito che i neutrini hanno una massa. Il primo weekend porta uno spettacolo in cui la fisica incontra la musica. Fabiola Gianotti, che ha diretto il Cern per dieci anni, dialoga con il maestro Ruben Jais e con l’ensemble laBarocca sulla semplice complessità del cosmo. Lo spazio ha un focus curato da Emilio Cozzi, con l’Agenzia Spaziale Europea, sul ritorno dell’umanità sulla Luna.
La medicina ha un posto di rilievo. Sir John Burn, genetista dell’Università di Newcastle, racconta come la genomica aiuti a prevenire malattie rare e tumori ereditari. Frank Winkler, neuro-oncologo dell’Università di Heidelberg e vincitore del Brain Prize 2025, e la collega Eva Winkler spiegano che i tumori non agiscono in isolamento. Dialogano con il sistema nervoso e ne cambiano il decorso, i sintomi e le risposte alle cure. Il Premio Balzan Christophe Salomon e Massimo Inguscio, ex Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, raccontano come gli atomi ultra-freddi abbiano portato a orologi atomici che hanno rivoluzionato la misura del tempo.
Poi c’è il tema delle prove incerte. Cristina Cattaneo, Stefano Nazzi e Mattia Epifani affrontano la stessa domanda pur provenendo da tre mestieri diversi. Come si interpretano dati deboli, incompleti o ambigui? Tra i ritorni di questa edizione ci sono infine Telmo Pievani, evoluzionista e filosofo della scienza, e Alfio Quarteroni, matematico pluripremiato e fondatore del Mox del Politecnico di Milano.

Onde da sentire e galassie da classificare
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche porta Antartide, il continente bianco, una mostra interattiva sugli equilibri climatici del pianeta. Palazzo della Borsa è dedicato alla percezione visiva e uditiva. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare propone Ascoltare l’invisibile, dove tatto, udito e vista traducono le onde gravitazionali in stimoli da vivere. L’Istituto Nazionale di Astrofisica insegna a classificare le galassie con Galaxy Lab e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia costruisce una Earthquake Escape Room per ripercorrere i grandi terremoti italiani.
Giochi e robot, anche per i bambini
La scuola primaria, dai 6 ai 10 anni, ha il suo spazio. I laboratori si tengono alla Biblioteca De Amicis, al Porto Antico, e nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale. Con Robot ed emozioni il robot Thymio aiuta i bambini a capire ciò che provano. A Palazzo Tursi debutta La città in prospettiva, sei incontri organizzati con il Comune di Genova nell’anno delle Trasformazioni Urbane. Debutta anche Game Night, due serate al Genova Blue District dedicate ai giochi da tavolo scientifici.
Quando la scienza cambia formato
Il Festival della Scienza interessa anche chi lavora nella cultura, mostrando che la divulgazione funziona anche quando cambia formato. Una lezione diventa spettacolo musicale e un gioco da tavolo diventa strumento di apprendimento e di incontro. Una mostra diventa esperienza da toccare e da ascoltare. E intorno a tutto questo, si muovono centinaia di soggetti diversi, dalla ricerca all’editoria, dalle università alle imprese. È una collaborazione che si misura sull’intera città.