Produzioni Ininterrotte, a Crespi d’Adda la letteratura racconta il lavoro
Dall’11 ottobre al 6 dicembre torna Produzioni Ininterrotte, il Festival di letteratura del lavoro promosso dall’Associazione Crespi d’Adda. L’ottava edizione propone oltre venti incontri gratuiti sull’etica del lavoro tra passato, presente e futuro.
Crespi d’Adda è stata plasmata in funzione del polo lavorativo. Da una parte il cotonificio, dall’altra le case degli operai, tutte simili, ciascuna con il suo orto. La chiesa, la scuola, il lavatoio, in fondo alla strada principale il cimitero, una vita intera che poteva stare dentro pochi chilometri. La fabbrica ha smesso di produrre da tempo, ma il villaggio non ha smesso di raccontare la sua storia. Gli organizzatori del festival lo esprimono con una frase che è quasi una dichiarazione di poetica. “La produzione non conosce soluzione di continuità. Anche quando cessa di esistere non interrompe mai la sua azione trasformatrice dei luoghi fisici e metafisici”.
Un festival sull’etica del lavoro
Produzioni Ininterrotte arriva all’ottava edizione e si svolge all’UNESCO Visitor Centre di Crespi d’Adda, nel comune di Capriate San Gervasio. Il villaggio operaio è patrimonio dell’umanità dal 1995. Il tema di quest’anno è l’etica del lavoro, osservata attraverso le trasformazioni economiche e produttive spinte dalla tecnologia. Al centro c’è l’equilibrio tra visione d’impresa, innovazione e dignità della persona. Il festival è organizzato dall’Associazione Crespi d’Adda con Tessere Memoria e con il Comune di Capriate San Gervasio. L’ideatore e direttore è Giorgio Ravasio. “Molti recenti avvenimenti manifestano che la cultura della legalità, la sicurezza sul lavoro e il rispetto dei diritti sono, per alcuni lavoratori, un orizzonte ancora troppo lontano da raggiungere”, ha spiegato presentando l’edizione. Gli incontri mettono insieme letteratura, storia sociale, architettura, filosofia, arti visive e pratiche performative. L’accesso è libero.
Sicurezza, sfruttamento e intelligenza artificiale
Il festival apre l’11 ottobre con Il pentagramma della prevenzione. Lo psicologo Andrea Guarguaglini, Francesco Belliti e Gianluca Pardini raccontano come la musica possa diventare una chiave per parlare di sicurezza sul lavoro. Il 29 ottobre la giornalista del Sole 24 Ore Sara Monaci presenta Sfruttamento made in Italy. Il 7 novembre lo storico Giovanni Ferrarese affronta il tema del caporalato. Il 21 novembre la giornalista Stefania Zolotti porta Ho un dolore qui, sul lavoro. Una parte del programma guarda alle competenze e all’intelligenza artificiale. Il 31 ottobre l’imprenditore Luca Tomassini presenta L’illusione intelligente. L’8 novembre la giornalista Nicoletta Prandi interviene con Fuori controllo.
Storie d’impresa e marchi centenari
Accanto alle ombre ci sono le storie di chi ha costruito aziende capaci di attraversare le generazioni. Il 18 ottobre Francesco Cattaneo racconta Il segreto dei Doneda. Il 14 novembre Francesco Vena presenta Cosa vuoi di più dalla vita? e ripercorre la storia dell’Amaro Lucano. Il 29 novembre Enrico Galasso, presidente di Birra Peroni, presenta Per i prossimi 175 anni. Il 15 novembre Gianmarco Gabrieli propone un titolo ironico, Il nazionalismo fa male (anche al Prosecco). Il 28 novembre Pierdamiano Airoldi interviene con Da 1 a 101.
Fabbriche, memoria e arte contemporanea
Molti incontri tornano al paesaggio del lavoro. Il 17 ottobre Edoardo Currà e Sara de Maestri parlano di Fabbriche di energia. Il 24 ottobre lo storico dell’architettura Roberto Parisi presenta Fabbriche d’Italia. A seguire l’architetta Marta Averna racconta la fabbrica come luogo vivo con Onore al lavoro, il 22 novembre lo scrittore Maurizio Maggiani porta a Crespi La memoria e la lotta. Le arti visive hanno uno spazio importante. Il 6 novembre Andrea Mastrovito interviene con Agnus Dei tra iconografia e spazio sacro. L’economista e sinologo Romeo Orlandi presenta il 14 novembre Fabbrica e ring. Sei storie dal Michigan. Il 5 dicembre Elena Cologni presenta I panni sporchi (non) si lavano in casa, dedicato al lavoro domestico. Lo stesso giorno apre la mostra Visioni di Crespi d’Adda dell’artista Giovanni Brambilla. In programma anche due documentari, Wider than the Sky di Valerio Jalongo e Salvatore. Il calzolaio dei sogni di Luca Guadagnino. Il 6 dicembre Lorenzo Airoldi chiude con L’elogio dell’errore.
I libri come mappa del territorio
Il festival esce anche dal villaggio. I tour letterari curati da Tessere Memoria accompagnano il pubblico tra Crespi d’Adda, Dalmine, Ponte San Pietro, Bergamo e Cornello dei Tasso. Ogni percorso nasce da un libro. Tra questi Al di qua del fiume di Alessandra Selmi, Tute blu di Andrea Sangiovanni e Luci dell’alba di Elena Liguori. Per le famiglie invece ci sono laboratori didattici e una caccia al tesoro letteraria. Il 15 ottobre, al MUSIL di Brescia, Teatro Caverna propone letture da Una lepre con la faccia di bambina, dedicate a Laura Conti e al disastro di Seveso.
Quello che resta
Il lavoro cambia forma e velocità. Le macchine imparano e le filiere si allungano, fino a perdersi di vista. Ma le domande restano quelle di sempre. Chi lavora, in quali condizioni, per costruire cosa. A Crespi d’Adda queste domande hanno ancora un indirizzo preciso. Basta camminare tra le case degli operai per capire che la produzione non si è mai davvero interrotta. Ha solo cambiato materia. Oggi produce memoria.