Inspiring Words. 13-19 aprile

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Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 13 aprile, “Responsabilità”, al 19 aprile, “Bias cognitivi”.

 

 

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13 aprile, “Responsabilità”

di Riccardo Taverna – Responsabile Economia Civile & Sostenibilità di AIDA Partners e AINEM Ambassador

Responsabilità è una parola che evoca comportamenti epici di eroi letterari o campioni dello sport che si “assumono la responsabilità” di risolvere il problema o sconfiggere l’avversario. In realtà, nella nostra quotidianità la responsabilità è difficile da riconoscere per, come spiega Stefano Zamagni “la vulnerabilità e la fragilità di esseri investiti dagli effetti di azioni individuali e collettive”. Sì, perché la responsabilità è un’architettura di concetti che si basa sulla capacità di un soggetto di rispondere adeguatamente alle aspettative o di agire in conformità alle regole. Si tratta, in sostanza, di dare conto agli altri di ciò che decidiamo di fare. Siamo quindi in una dimensione relazionale tra persone interdipendenti che comunicano e agiscono insieme ed è vitale nelle comunità dove la distribuzione dei compiti è necessaria. In questo contesto siamo chiamati a scegliere un’azione e portarne il peso della scelta. Ciò con tutti i limiti dovuti alla velocità con la quale gli eventi accadono nel mondo moderno in cui non si è mai in grado di prendere decisioni prevedendone tutte le conseguenze in tempo reale.

La pandemia Covid-19 ha messo in luce come alcuni aspetti della responsabilità sono stati affrontati. Ha messo in luce la confusione strutturale dell’autorità esecutiva dovuta a una struttura organizzativa-decisionale con troppe sovrapposizioni. Si è assistito alla delibera di ordinanze sulla circolazione dei cittadini spesso in conflitto tra loro perché governo, regioni e/o singoli ministeri erano tutti deputati a emetterle rarefacendone l’autorevolezza e quindi la responsabilità dei singoli. Si è assistito alla mancanza di senso di responsabilità dei cittadini, della loro incapacità di riconoscere le interdipendenze tra di loro. Le immagini di decine e centinaia di cittadini all’aperto, senza protezioni, in violazione delle ordinanze restrittive sulla loro circolazione dimostrano una allarmante senso della comunità e della responsabilità dei singoli nei confronti della collettività: un valore da (ri) costruire prima di ricostruire il senso della responsabilità collettiva.

Contemporaneamente il “senso di responsabilità” verso la comunità è stato affermato dagli infermieri e dai medici che hanno scelto di combattere Covid 19 senza esitazioni e a costo della loro vita. La drammaticità della pandemia poteva essere una leva per “farci carico del problema come collettivo invece di rischiare di essere annientati individualmente”. Il sacrificio di 80* infermieri e i medici ce lo ricorda tutti i giorni.

*Infermieri e medici deceduti entro il 2 aprile 2020.

 

 

Inspiring Words. 13-19 aprile

14 aprile, “Contagio emotivo”

di Diego Ingrassia – Esperto di emozioni, Presidente di I&G Management S.r.l. e AINEM Ambassador

Le emozioni sono per loro natura contagiose. Possiamo considerare questo contagio come una forma di comunicazione profonda al servizio della funzione adattiva dell’emozione. Si pensi all’importanza vitale di poter cogliere un segnale da un nostro simile, ed essere immediatamente “attivi”, prima ancora di aver compreso razionalmente cosa stia accadendo.

Gli studi etologici ci hanno aiutato a capire come questo aspetto rappresenti un elemento essenziale della vita sociale. Silvan Tomkins, in particolare, definisce come “affective resonance”, la tendenza spontanea a entrare in risonanza con le emozioni dell’altro. Osservazioni che hanno trovato un’importante conferma con la scoperta dei “neuroni a specchio”, che mettono in relazione la funzione visiva e quella motoria e che si attivano nell’ambito dell’imitazione dei gesti e nel rispecchiamento emotivo.

Il ruolo dei neuroni a specchio ci permette anche di stabilire un’importante distinzione tra contagio emotivo ed empatia. Comune a queste due situazioni è il “canale di trasmissione”, ma mentre il contagio emotivo avviene in modo automatico e al di sotto del livello di coscienza, l’empatia riconosce e filtra l’emozione altrui, attraverso una mediazione cognitiva che ci permette di separare la nostra esperienza da quella delle persone con cui entriamo in relazione.

 

 

Inspiring Words. 13-19 aprile

15 aprile, “Virale”

di Alma Cardi – Ricercatrice Lancaster University e Coordinatrice Dipartimento Insights AINEM

Alcune parole hanno capacità di espansione nel tempo e nei contesti. Il verbo latino colere, coltivare i campi, in una dimensione intellettuale del lavoro, diventa cura della mente e dell’anima (cultura e culto). La stessa logica semantica è applicabile a “virus” (lt. veleno). In biologia e patologia mantiene la valenza negativa di agente patogeno foriero di infezioni. Nel cuore della pandemia CoronaVirus assume i connotati di una crisi globale sanitaria, sociale, economica, e politica. In informatica diventa maleware, codice maligno, agente di distruzione a diffusione rapida e capillare, anche inconsapevole. L’espansione del termine è legata a tale peculiarità. Nell’era della comunicazione social il significato è ambivalente: nei contesti politico e sociale può mantenere una valenza negativa (virus della corruzione; fake news) ma in altri (marketing e pubblicità) perde la connotazione di pericolo/danneggiamento e assume un’aura positiva.

Diventa un’abilità, una maestria tecnica con significativi risvolti economico-sociali. La capacità di veicolare messaggi virali sta permeando la nostra realtà quotidiana, ne sta trasformando i paradigmi, e ci sta traslando verso un’ulteriore espansione del concetto di cultura, di cui possiamo per ora solo percepire la portata…

 

 

Inspiring Words. 13-19 aprile

16 aprile, “Ansia”

di Cristiana Clementi – Formatrice Emotivo-Relazionale e AINEM Ambassador

La paura è umana, ma trasformare l’umana paura in ansia anticipatoria, significa farsi del male! Cos’è e quali effetti può avere nelle nostre vite l’ansia anticipatoria? Il termine indica una sensazione di disagio e paura, che si manifesta al solo pensiero di dover affrontare un pericolo, un rischio, o qualcosa di molto spiacevole. Prendiamo l’esperienza che stiamo vivendo con il Covid-19: il disagio e l’angoscia che ne derivano, non dipendono tanto e solo dall’evento in sé, quanto dal modo in cui noi lo percepiamo.

Il primo suggerimento che vi do per sconfiggere l’ansia è quindi quello di imparare a distinguere tra fatti e valutazioni. Se riusciamo a rimanere oggettivi anche in un momento di difficoltà, lo possiamo trasformare in occasione di crescita e di potenziamento della nostra autostima. Il secondo è: prendetevi del tempo per riflettere sui vostri pensieri (CERIP,Univ.Messina,10/3/2020) e ponetevi delle domande. Es.: cosa sto imparando su di me grazie al Coronavirus? Cosa vi è emerso? Ricordate: il peggior nemico dell’ansia è la consapevolezza!

Libro consigliato: M. Cucchi, Vincere l’ansia con l’intelligenza emotiva, Rizzoli, 2013.

 

 

Inspiring Words. 13-19 aprile

17 aprile, “Solitudine”

di Giada Cipolletta – Digital Strategist e Coordinatrice Dipartimento Neurowriting AINEM

Una volta, un monaco tibetano mi disse: “se impari ad ascoltare il suono del tuo respiro, capisci come stai vivendo.” Il respiro è proprio quello che questo virus ti toglie, anche in senso figurato, perché il respiro è vita. Una vita fatta di condivisioni, di abbracci, di polis, direbbe Aristotele.

Ci ritroviamo confinati nel recinto della nostra individualità, passando da un’esistenza universale al nostro esistere particolare. Soli e abbandonati – non a caso – “a noi stessi”, con i pensieri che diventano pesanti e le emozioni che fluiscono come un fiume in piena. Tutto questo rumore, però, non ci consente di avvertire che, soprattutto in circostanze come questa, ci stiamo muovendo tutti insieme, perché siamo tutti interconnessi, e non solo grazie alla tecnologia. Stesse speranze, stessa rabbia, stessa voglia di evadere, stessi silenzi, stessa necessità di sentirci parte di un tutto.

I romantici dicevano che l’isolamento è un’esperienza trasformativa. Ti fa provare nostalgia per quello che hai vissuto e ti fa immaginare quello che potrà essere. Il problema però è come vivi il presente. Vai a chiederlo all’anziano che è solo a casa o alla persona che agonizza, lontana dai suoi cari, in un reparto di terapia intensiva. Perché soffrire di solitudine non è l’essere soli in sé: è la non scelta. Sembra che tu dipenda da tutto, mentre tutto dipende da te. Dipende da come affronti l’isolamento che, è vero, può portare ad abulia, ansia, depressione, consumo eccessivo di zuccheri, alla compensazione di un vuoto apparente che, tuttavia, può essere la stessa socialità ad amplificare. Pensa alla depressione nelle metropoli globalizzate o a chi soffre di hikikomori, che trova libertà nella clausura di una stanza che affranca dalla gabbia, gonfia di aspettative, di un mondo esterno che lo toglie il respiro.

Il futuro della felicità, sostiene Zygmunt Bauman, comincia a casa. Allora che il tuo #iorestoacasa sia una forma di enstasi: come le tartarughe ritrai i sensi verso quella stanza che non hai mai avuto coraggio di esplorare. Fa paura guardare lì dentro, lo so. Forse più paura del virus e delle malattie.

Perché è buia, zeppa di cose o tremendamente vuota. Però. “Se l’individuo cura sé stesso, cura il mondo”, diceva Jung. E forse questa è l’occasione giusta per occuparsi di sé stessi e non pre-occuparsi di altro. Focalizzare l’attenzione sull’osservazione della propria vita, dei propri affetti, del proprio lavoro. Una nuda e minuziosa attenzione, sospendendo ogni forma di giudizio.

“Il tempo trascorso da soli è essenziale: può aiutarci a pensare con chiarezza, a respirare con calma e persino a sentire quello che abbiamo dentro di noi. E questo è quello che consideriamo la cosa più di valore in assoluto”, spiega il neuroscienziato John Cacippo, dell’Università di Chicago. Ecco allora la chiave per stare da soli, in modo sereno e positivo: ritrovare il gusto di coltivare il proprio orto interiore. Non è facile, ma una volta che si inizia il viaggio, e si ritrova il gusto di stare con noi, il ritorno alla comunità sarà ancora più appagante, perché non cercheremo gli altri per colmare un vuoto, ma per condividere un pieno.

Libro: T.J. Selimi “La solitudine, il virus dell’età moderna.”

Ricerca scientifica: https://ourworldindata.org/social-connections-and-loneliness

 

 

Inspiring Words. 13-19 aprile

18 aprile, “Autodisciplina collettiva”

di Alfonso Brunetti – Responsabile Innovazione ConfArtigianato Nazionale e AINEM Ambassador

Con autodisciplina si intende sia il “controllo di sé, dei propri impulsi” sia “la formulazione e l’accettazione di regole di comportamento”. Vi sono due dimensioni nella parola: il singolo e la collettività. Scattato il lockdown, dopo sorpresa e paura, siamo stati chiamati a rispettare nuove e tempestive regole, individuali e collettive. Ognuno di noi ha auto-elaborato schemi mentali per la nuova “normalità”. Molti hanno iniziato a scrivere che nulla sarà più come prima. Vero! Di fronte al blocco si vuole ripartire da temi che segnino il cambiamento auspicato da tempo: l’uomo al centro, l’ambiente, un progresso per tutti.

Come ha scritto Fukuyama, dopo momenti di svolta nascono nuove opportunità di autodisciplina. Tutti dovranno autodisciplinarsi per dimostrare che si può cambiare anche senza ordini dall’alto. E l’impegno del singolo si rifletterà sulla collettività. Ad es. dopo meravigliose giornate di silenzio nelle città, per traffico inesistente, sarebbe utile lasciare un po’ le auto e usare mezzi pubblici e ciclabilità, senza aspettare che lo impongano. Su quali temi vogliamo autodisciplinarci in futuro? Quanto impegno possiamo “profondere” per assicurare tutto ciò? Tre collegamenti:
consapevolezza, creatività, cambiodiparadigma.

Libro consigliato: Francis Fukuyama, La Grande Distruzione. La natura umana e la ricostruzione di un nuovo ordine sociale, Baldini e Castoldi, 1999.

 

 

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19 aprile, “Bias cognitivi”

di Andrea Saletti – Web Marketing Manager e Coordinatore Dipartimento Web Neuromarketing AINEM

Davanti a un pericolo che fatichiamo a controllare, ci concentriamo su problemi futili, ma alla nostra portata. Cerchiamo costantemente il controllo e risolvere anche il più piccolo dei problemi allevia un po’ lo stress. Il “pregiudizio a rischio zero” spiega azioni apparentemente bizzarre come l’assalto ai supermercati e il saccheggio della carta igienica durante la pandemia. Sai che entrare in competizione e lottare con gli altri per accaparrarsi cibo e articoli domestici è un comportamento sbagliato, ma fatichi a controllarti.

In situazioni di crisi è essenziale mantenere la mente lucida e gestire le reazioni emotive e gli istinti illogici di autoconservazione. Molti supermercati stanno introducendo orari di acquisto protetti per i clienti anziani e vulnerabili, ma ognuno di noi deve attuare strategie per per ridurre i comportamenti irrazionali. Organizza il tempo con attività che ritieni piacevoli, distribuiscile in modo da occupare la giornata e diventare abitudini che controlli e ti ricompensano positivamente. Leggere, cucinare, ascoltare musica, parlare con persone care, dedicarti agli obiettivi sempre rinviati.

Questo canale di yoga: youtube.com/user/LaScimmiaYoga/ aiuta a diminuire stress e ansia nei momenti difficili. Provalo la prossima volta che avverti impulsi poco fruttuosi!

Libri consigliati: Daniel Kahneman – Pensieri Lenti e Veloci (Mondadori, 2017); Giulio Cesare Giacobbe – Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita (Ponte delle Grazie, 2013).