Sarà Capo Verde la Capitale Africana della Cultura del 2028
Capo Verde sarà Capitale Africana della Cultura nel 2028. La notizia non riguarda soltanto la programmazione di eventi o la visibilità internazionale di un arcipelago già noto per la sua vivacità artistica. Segna piuttosto un passaggio più profondo: il riconoscimento della cultura come infrastruttura strategica, capace di incidere sullo sviluppo, sulle relazioni e sull’immaginario.
Nel progetto promosso dalla rete delle Capitali Africane della Cultura, la dimensione culturale diventa un vero e proprio “quarto pilastro”, accanto a quelli economici, sociali e ambientali. In questo quadro, Capo Verde si presenta con una vocazione quasi naturale: quella di ponte. Geograficamente africano, storicamente attraversato dall’Europa e dalle Americhe, l’arcipelago ha costruito nel tempo un’identità fatta di mescolanze, lingue ibride e tradizioni musicali che raccontano la diaspora e il ritorno.
È proprio questa stratificazione a costituire il cuore del dossier di candidatura. L’obiettivo non è solo valorizzare il patrimonio esistente, ma attivarlo, renderlo dinamico, capace di dialogare con il presente. Archivi, memoria orale, pratiche artistiche e produzione contemporanea vengono pensati come elementi di un unico ecosistema, in cui la cultura non è conservazione ma movimento.
Allo stesso tempo, il progetto guarda con decisione all’esterno. Capo Verde punta a rafforzare il proprio ruolo nello spazio culturale africano e internazionale, promuovendo scambi tra artisti, residenze, coproduzioni e reti creative che coinvolgono anche le diaspore. L’arcipelago si immagina così come una piattaforma, un luogo di incontro e di attraversamento, più che come un semplice palcoscenico.
Le città, e in particolare la capitale Praia, diventano il terreno concreto di questa visione. Qui la cultura si intreccia con i processi di trasformazione urbana, contribuendo a ridefinire spazi pubblici e forme di partecipazione. Parallelamente, il dossier insiste sul rafforzamento delle industrie creative, dalla musica all’audiovisivo, come leva per generare occupazione e consolidare una filiera culturale autonoma.
Il 2028, in questo senso, non è pensato come un punto di arrivo ma come un passaggio. La vera sfida sarà ciò che resterà dopo: infrastrutture, competenze, reti. Capo Verde parte con un elemento raro, difficilmente replicabile altrove: una identità già costruita sull’incontro. Se saprà trasformarla in progetto, la nomina a Capitale Africana della Cultura potrebbe diventare qualcosa di più di un titolo, e aprire una nuova stagione per il ruolo della cultura nel continente.