Inspiring Words. 20 – 26 aprile

aprile

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 20 aprile, “Casa”, al 26 aprile, “Pazienza”.

 

aprile

20 aprile, “Casa”

di Luca Vivanti – Architetto e docente al Politecnico di Torino, AINEM Ambassador

“Casa dolce casa” ma potremmo dire che nell’ultimo ventennio ce ne siamo dimenticati, abituati ad apericena, cene, concerti, spettacoli, incontri, gite, viaggi, ecc. Ci sentivamo più a nostro agio nel ristorante preferito, su un mezzo di trasporto, nella camera dell’hotel sognato. Poi il Covid-19 ci ha rinchiuso tra le mura domestiche ed ecco la CASA, vissuta come costrizione, come recinto. Poi l’abitudine, la routine: smartwork, home-sport, lezioni digitali, obbligo del cucinare e riscoperta di dimenticate ricette familiari. Individuazione dei limiti o difetti della propria casa. La necessità di ripensarla, magari per qualcuno anche di cambiarla. La sensazione di sicurezza della propria casa. Ed ecco che nell’attesa di riabbracciare fisicamente parenti ed amici, ora che siamo diventati tutti “chef” forzati, ci ritroviamo a sognare un pranzo/cena a casa nostra per festeggiare la fine di questi “arresti domiciliari”. Sicuramente le limitazioni che ci verranno imposte per tornare a una vita quasi normale, certamente diversa, ci imporranno nuove abitudini e convivialità. E allora sarà la casa il nuovo centro della nostra vita per diverso tempo. L’era della RISCOPERTA della NUOVA-CASA!

Libro consigliato: Isaac Asimov, Il sole nudo, 1956. Concentratevi sui vari stili di vita!

 

Inspiring Words. 20 - 26 aprile

21 aprile, “Smart Working”

di Raffaele Crispino – CEO Project & Planning e Coordinatore Dipartimento Change Management AINEM

Lo smart working è una filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati (fonte: Osservatorio Smart Working, POLMI). Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’organizzazione che si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici. All’epoca del Covid-19, però, lo smart working è “derubricato” a remote working, dove l’obbligo di stare a casa fa venire meno la carica innovativa dello smart working come paradigma organizzativo che riflette il cambiamento, ovvero l’evoluzione delle comunità, del modo di vivere e di essere lavoratore o leader.

Lo smart working mette al centro dell’organizzazione la persona con lo scopo di far convergere gli obiettivi personali e professionali con quelli dell’azienda e aumentare la produttività. Non basta introdurre alcuni giorni a settimana di lavoro da casa, riorganizzare le scrivanie in un grande open space e investire nelle infrastrutture ICT. Certo, include questi aspetti ma ne integra molti di più, che si poggiano su di un cambiamento culturale e strutturale dell’organizzazione e della visione delle risorse umane e del ruolo dei capi, che sono i veri abilitatori delle potenzialità dei loro team. Dall’ufficio come obbligo, all’ufficio come scelta e luogo dove vale la pena andare. Un passaggio difficile da operare, ma straordinariamente potente nei risultati, che ha bisogno di una articolata programmazione, che prenda in considerazione tutti gli aspetti della vita d’ufficio e dell’employee journey experience.

Un viaggio abilitato dalla tecnologia, costantemente presente nelle nostre vite, ma troppo spesso lasciata fuori dai nostri uffici. Qui smart significa ridefinire spazi e procedure alla luce di nuova flessibilità, per essere sempre accessibili e disponibili in modo “intelligente” e collaborativo, eliminando colli di bottiglia e favorendo, nel rispetto del proprio work-life balance, il raggiungimento degli obiettivi di produttività, autonomia e responsabilizzazione.
Lo smart working all’epoca del Covid-19 è morto. Viva lo smart working!

Libro consigliato: K.L. Hartog, A. Solimene, G. Tufani, The Smart Working Book: L’età del Lavoro Agile è arrivata. Finalmente!, 2015

 

Inspiring Words. 20 - 26 aprile

22 aprile, “Smart Living”

di Alberto Pasquini – Concept Design Advisor & Strategy Director, AINEM Ambassador

Lo so, caro 2020, che voi “Anni” dall’inizio dell’eternità venite al mondo per farvi ricordare e tu sei stato più bravo dei tuoi fratelli perché per attirare la nostra attenzione hai usato la paura. Ti saremo grati, quando tutto sarà finito, perché ci hai insegnato e indicato un nuovo modo di vivere che si chiama Smart Living! Ascolteremo il silenzio che parlerà al cuore, saremo capaci di aspettare in fila senza lamentarci, ci hai fatto capire come la tecnologia ci renda meno soli, come non esistano più le generazioni per data di nascita perché siamo tutti Perennial, ci hai fatto scoprire che l’empatia, che tutti abbiamo e che molti hanno dimenticato, deve essere mostrata con coraggio al nostro prossimo, che i sentimenti sono il vero valore che ci distingue dai Robots e dagli algoritmi, che l’umanità della gente ci aiuterà a capire che non siamo soli e che il successo e il denaro sono accessori costosi dei quali possiamo anche fare a meno. Riscopriremo il piacere di non buttare e di riciclare gli oggetti che ci hanno accompagnato per anni, aiuteremo lo sviluppo dell’economia circolare che ci farà sentire più degni di vivere e riscopriremo il valore degli affetti, di una carezza inaspettata, di un “grazie“ sussurrato e di un “mi scusi“ che avevamo dimenticato.

Le tre parole chiave più collegate: Silenzio-Empatia-Sentimenti

Libri consigliati. “Il Giardiniere dell’Anima“ Clarissa Pinkola Estès, “Empatia“ Roman Krznaric, “Il Silenzio“ Earling Kagge, “Di Chi Possiamo Fidarci” Rachel Botsman

 

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23 aprile, “Consumo”

di Carlo Oldrini – Vicepresidente Marketing IPSOS, AINEM Ambassador

La parola consumo usata fino ad oggi non ha più lo stesso significato; forse non la useremo nemmeno più. Il consumo fino a ieri era Largo, Grande, Fuori Casa, Spregiudicato, Eccessivo, Voluttuario, Condiviso.

Oggi è diventato Prima necessità, Prioritario, Indispensabile, Vitale, In Casa, Solitario. Per i più fortunati è anche Tempo, Esplorazione di nuovi cibi e ricette, Sperimentazione; ma per molti il sostantivo si è trasformato in Ansia, Preoccupazione, Sopravvivenza.

Non possiamo avere fretta: dobbiamo pianificare, ragionare, calcolare. Anche per fare la spesa. Anche i meno digitalizzati tra noi sono costretti ad utilizzare la rete e comprenderanno meglio l’importanza della banda larga che oggi è divenuta un bene di “consumo” primario, come il latte fresco.

Il contesto in cui questo virus ci ha immersi produce effettivi emotivi fortissimi, e di conseguenza i nostri comportamenti cambieranno in maniera profonda e permanente. È molto difficile capire come, ma di sicuro ogni momento di consumo, ogni decisione di acquisto, ogni scelta di marca è già diversa da prima. Forse più consapevole e ragionata, certamente più attenta ad un sostantivo che mi piacerebbe affiancare a “Consumo”: Responsabilità.

Libro consigliato: ancora da scrivere

 

Inspiring Words. 20 - 26 aprile

24 aprile, “Smart Lifestyle”

di Raffaele Crispino – CEO Project & Planning e Coordinatore Dipartimento Change Management AINEM

Smart lifestyle non è certo lo stile di vita cui siamo costretti dal distanziamento sociale imposto dal Covid-19. Sì, vi è un maggiore utilizzo delle tecnologie digitali per supplire all’isolamento fisico, ma ciò non significa che la nostra qualità della vita sia migliorata! Invece, adottare un modello smart lifestyle vuol dire garantire una quotidianità più soddisfacente. Uno stile di vita, basato sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che ruota attorno ai concetti di vivibilità e qualità della vita, integrando un modo sano e sicuro di vivere in città con la qualità dell’offerta culturale e educativa e il livello di coesione sociale.

Lo Smart Lifestyle è, infatti, correlato alle soluzioni tecnologiche intelligenti che facilitano la quotidianità dei cittadini che vivono in una smart city, siano esse utilizzate all’interno delle abitazioni, nella mobilità, nella sfera culturale ed artistica, nel settore dei servizi e della ristorazione. Ma lo smart lifestyle è strettamente connesso, soprattutto, con il concetto di smart people: siamo smart non solo in considerazione di quanti sono i servizi intelligenti disponibili, ma di quanto e come siamo in grado di fruirne al fine di rendere la nostra vita più comoda, semplice, ricca di contenuti e servizi e con un’attenzione preponderante verso la diminuzione degli sprechi di risorse e di energia. In questo senso lo smart living utilizza strumenti tecnologici per fornire una vasta quantità di servizi, per informare e formare i cittadini al fine di renderli capaci di vivere in maniera consapevolmente intelligente il contesto cittadino. Un sistema olistico e integrato che supera il concetto di città digitale e che porta alla definizione di una augmented city. Una tipologia di città capace di assicurare un’elevata qualità di vita per i cittadini, diventando un ecosistema complesso costituito da un’infinità di reti e relazioni.

Libri consigliati: Dalla smart city alla smart land, di A. Bonomi e R. Masiero, Marsilio 2014 – Smart city, smart citizen, di C. Ratti, Egea 2014

 

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25 aprile, “Liberazione”

di Fabrizio Bellavista – Esperto in Digital Transformation e Coordinatore Dipartimento Sharing Economy AINEM

Il sogno utopico di Marino Auriti fu presentato all’ufficio brevetti degli Stati Uniti nel 1955: conteneva il suo “Palazzo Enciclopedico”, un museo immaginario che doveva ospitare tutta la conoscenza del mondo. Un modello di edificio di 136 piani da costruire a Washington, alto 700 metri**. Con il progetto “Inspiring Words” stiamo forse tentando, con un’ardita operazione di architettura mentale, di costruire questo Palazzo fantastico, immaginifico, emozionante: le vibrazioni della parola si sintonizzano con il senso profondo.

Oggi affrontiamo la parola “liberazione” in un momento in cui la nostra mente viaggia veloce, sulle ali di memorie e fotografie, al rito dell’orrore, un velo nero che ha voluto iniettare dentro l’orrore altro orrore attraverso una téchne disciplinata all’annientamento. Allora giunge “La Liberazione”, finalmente! Liberazione, liberare, fare vuoto… non siamo abituati a considerare il concetto di “fare vuoto”. In sequenza: liberare-fare vuoto-ricostruire, come dovremmo fare oggi, forse.

**Il progetto di Auriti, mai realizzato negli USA, è stato riproposto nella Biennale di Arte 2013.

Parole collegate: fare vuoto, ricostruire, felicità

Libro consigliato: Nagisa Tatsumi, “L’arte di buttare, come liberarsi delle cose e dai sensi di colpa”.

 

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26 aprile, “Pazienza”

di Michele Rocchetta – Responsabile Ricerca Sylla SRL e Partner AINEM

Perdere la pazienza significa perdere la battaglia. Questo asseriva Mahatma Gandhi; uno che di pazienza se ne intendeva.

La Treccani definisce Pazienza disposizione d’animo congenita al carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare, sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le contrarietà della vita in genere. Capacità di contenere l’ira, l’irritazione. Calma, costanza e insieme precisione nell’eseguire un lavoro, un’attività superandone le piccole difficoltà.

Noi contemporanei abbiamo trasformato la società nel mondo di “Adesso”. Non riusciamo ad aspettare. Nell’era della velocità, delle notizie e scelte immediate, attendere è un privilegio per pochi. Così la pazienza è diventata una virtù rara in una società che istiga all’impazienza.

Poi, all’improvviso, ci viene chiesto di diventare pazienti, per decreto. Ma come si può imparare ad avere pazienza?

“La pazienza esige una dilatazione del presente, un suo allungamento, una sosta nell’incessante divenire. Occorre fare pausa, fare tregua, per essere pazienti” suggerisce Gabriella Caramore. Proviamo a coltivarla?

Tre collegamenti: Attesa, Consapevolezza, Creatività

Libro consigliato: Pazienza, Gabriella Caramore, Ed. Il Mulino