Hanno inventato il libro

libro

Me lo hanno regalato. Non ne avevo mai visto uno prima. È fatto di carta, le pagina si sfogliano ad una a una, per non perdere il segno mi hanno spiegato che si può fare una piccola piega detta “orecchia” o metterci dentro una cosa che spunta fuori chiamata segnalibro (viene data in dotazione). La carta di cui è fatto è porosa, gentile al tatto, elegante.
Ho iniziato a leggerlo e ho scoperto che con il libro non mi serviva la connessione internet, non avevo bisogno di una presa elettrica, non rischiavo di scaricare la batteria e chi se ne frega se avevo dimenticato l’alimentatore.
Una invenzione straordinaria.
Mi è capitato recentemente di rileggere “Non sperate di liberarvi dei libri“, una divertente conversazione parigina tra Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, un semiologo e uno sceneggiatore alle prese con riflessioni colte e ironiche sul futuro del libro. Risultato? Cinquecento anni di storia non solo hanno lasciato inalterata la funzione svolta dal libro, ma hanno decretato il successo di un oggetto che non può essere perfezionato: “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati, non puoi fare di meglio.”

E oggi? Caro amico mio.
Siamo ancora insieme.
Insieme abbiamo passato un bel tempo, mi hai insegnato quasi tutto quello che so e lo hai fatto senza giudicarmi, senza aspettarti nulla in cambio se non il tempo che ti dedicavo.
Grazie a te ho sorriso, amato, pianto, goduto, aspettato, capito. Non mi hai mai tradito. Mai! Sei sempre lì, che mi aspetti, con fiducia. Oggi è la tua festa e io ho deciso ancora una volta di leggerti.
E stasera andiamo a letto insieme. Senza spegnere la luce.