Incubi da Coronavirus

Coronavirus

Shakespeare diceva che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, per Calderón de la Barca ‘La vida es sueño’, la vita è sogno, e infatti sogniamo di continuo, mentre dormiamo ma anche da svegli. Ultimamente il sogno ad occhi aperti più gettonato è quello di potere uscire liberi per le strade e rifare le cose che facevamo a.C. (ante Covid): abbracciarci, andare al ristorante, ai concerti, a vedere una mostra o anche solo a prendere un caffè. Sono sogni ‘belli’, quelli che facciamo da svegli. Invece i nostri sogni la notte sono condizionati dal Coronavirus, che ormai si è installato nella nostra mente e nel nostro subconscio. L’incertezza, l’isolamento, tutti i sentimenti di paura e angoscia che di giorno razionalmente cerchiamo di scacciare, tenendoci magari occupati con video call di lavoro o chattando con gli amici, di notte riaffiorano e corrono a briglia sciolta attraversando il nostro inconscio.

Molti gli studi scientifici in tutto il mondo su questo tema, dato che il fenomeno ormai si sta registrando sulla mente umana a tutte le latitudini: come scrive Stella Levantesi su Wired, “secondo uno studio in corso presso il Lyon Neuroscience Research Center in Francia, avviato a marzo, la pandemia di Coronavirus ha causato un aumento del 35% nel ricordo dei sogni tra i partecipanti, che riportano il 15% in più di sogni negativi rispetto al normale.”

Un altro studio promosso dall’Associazione Italiana di Medicina del Sonno sta analizzando i sogni degli italiani confinati durante l’epidemia. Molti dei soggetti riportano di avere incubi e parasonnie (risvegli notturni) in linea con i sintomi del disturbo post traumatico da stress: è emerso che gli operatori sanitari, chi abita nelle zone di epicentro della malattia o chi ha un parente malato ha maggiori probabilità di sognare il Coronavirus, e che la situazione attuale è molto simile a quella registrata nel 2009, quando si erano studiati i sogni dei sopravvissuti al terremoto dell’Aquila.

Dunque, mi chiedo, il Covid-19 ormai è divenuto un nemico al tempo stesso reale e causa di un delirio onirico collettivo? La mia risposta è sì, perché ormai siamo arrivati all’insinuarsi della pandemia nelle paure e negli spaventi metafisici della mente. Per questo non penso si possa ancora credere in un generico, quanto ormai qualunquista e buonista, ‘Andrà tutto bene’.

Invece sono convinta della necessità della parola ‘resistenza’: il Coronavirus a molti ha già preso, oltre al corpo, la mente. Ma dato che la vera libertà dell’uomo è quella interiore, allora non possiamo permetterci di dare spazio a questo maledetto virus anche in un luogo tutto e solo nostro come quello del sogno. Resistiamo, iniziamo a riappropriarci delle nostre stanze interiori, dei nostri balconi e giardini segreti estirpando le erbacce infestanti: perché questo è il Coronavirus, un’erba infestante dei nostri corpi e delle nostre anime.