Inspiring Words. 18 – 24 maggio

maggio

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 18 maggio, “Ripartenza”, al 24 maggio, “Nuova normalità”.

 

maggio

18 maggio, “Ripartenza”

di Luca Vivanti

Delle città importanti mi ricordo Milano. Livida e sprofondata per sua stessa mano. Come i treni a vapore, come i treni a vapore. Di stazione in stazione. (Fossati).

E allora ripartiamo, lentamente, magari un po’ per volta, come una vecchia locomotiva piena di acciacchi. Ma e se ripartire significasse al contrario rinascere? Costruendo qualcosa di nuovo, di veramente innovativo, di propositivo e magari rivoluzionario. Da ogni disastro l’umanità si è sempre risollevata a cominciare dal Diluvio Universale, sia che leggiate “L’epopea di Gilgamesh”, sia la Genesi. In tempi un poco più recenti, l’umanità, con il mondo in rovine uscito dal 2° Conflitto Mondiale, si rimboccò le maniche e non solo ricostruì quanto distrutto, ma portò il primo uomo sulla luna.

Senza fare del misticismo, si può pensare che l’umanità abbia bisogno ogni tanto di uno stop rovinoso e drastico per evolversi e ripartire verso nuove mete. È questo che stiamo vivendo? Forse sì! E allora ripartiamo verso un futuro diverso da prima e scriviamo un nuovo capitolo della storia di questo pianeta. Ripartiamo con la consapevolezza che dobbiamo correggere molti errori commessi. In fondo sinonimo di #Ripartenza è Nuovo Inizio.

 

Inspiring Words. 18 - 24 maggio

19 maggio, “Introspezione”

di Valentina Veronica Peana – Team Coordinator e Ambassador AINEM

«Conosci te stesso» dicevano i filosofi antichi.

Questo periodo ci ha dato tutto il tempo per guardarci dentro, e la conoscenza di sé è il primo passo verso un utilizzo sapiente delle nostre possibilità e una vita più soddisfacente.

Saper distinguere i punti di forza da quelli da potenziare è importante nella crescita dell’individuo, così come affinare le cosiddette soft-skills ed individuare i bisogni trascurati. Come fare? Tenendo un diario, ad esempio, qualche riga quotidiana sui nostri pensieri: cosa ci rende orgogliosi, o ci preoccupa, cosa potremmo fare diversamente? Diamo un nome alle nostre emozioni, prendiamo nota dei compiti portati a termine con successo e dei prossimi obiettivi, soprattutto relazionali.

Pratichiamo la self-awareness per scrivere un personale manifesto, e ripartire più determinati e ottimisti di prima. Autovalutiamo i nostri limiti, per poterli superare.

Insight: The Surprising Truth About How Others See Us, How We See Ourselves, and Why the Answers Matter More Than We Think – Tascha Eurich; Increase your self-awareness with one simple fix – Tasha Eurich – TEDxMileHigh

 

Inspiring Words. 18 - 24 maggio

20 maggio, “Numeri”

di Riccardo Trecciola – Ricercatore della Fondazione Organismo di Ricerca GTechnology e Coordinatore Dipartimento Tecnologie AINEM

Mi piace considerare i numeri come un vocabolario infinito di parole, collegate tra di loro attraverso le regole di una grammatica chiamata matematica. Possono essere utilizzati per narrare storie che altrimenti sarebbero difficili se non impossibili da raccontare perché ambientate nel fantastico mondo della geometria.

I numeri sono ‘importanti’ perché rappresentano la magnitudine di un fenomeno, ma se non sono accompagnati da unità di misura chiare e pertinenti, questi diventano fragili, inconsistenti nonché pericolosi. In questi giorni, più che mai, le unità di misura sono importanti per narrare la tragedia in cui siamo immersi al fine di poter prendere le decisioni che ci accompagneranno nel prossimo futuro.

Il significato dei fenomeni viene spesso trovato non nella quantità numerica ma nella relazione che c’è tra le diverse unità di misura. Come il pastore pigro che per non alzarsi in piedi dalla sua comoda posizione sdraiata contava le zampe e non le teste delle pecore, dobbiamo sempre cercare il senso delle relazioni tra le unità di misura per spiegare i fenomeni che vogliamo raccontare riducendone il più possibile l’errore.

Un esempio di storia raccontata, più che con i numeri, con la geometria è il gran classico: “Allegro ma non troppo” raccolta di racconti di Carlo Cipolla detto Il Cipolla.

 

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21 maggio, “Ri-disegnare”

di Paolo Rossetti – Socio fondatore di Rossetti Brand Design, direttore creativo e designer

Ogni organismo vivente evolve, cambia stato, aspetto, come ad esempio, dimensione, modo di esprimersi e comportamento. Lo fanno anche i brand che sono una nostra creazione, una necessità sociale.

L’evoluzione è costante: umani, organismi, sistemi si aggiornano, come le app degli smartphone per “sistemare alcuni bug e migliorare la performance”. Questa intensa attività di aggiornamento prevede il ri-disegno o riprogettazione delle funzioni e dei codici visivi per un processo di adattamento alle esigenze che sopraggiungono durante l’evoluzione. Il ri-disegno modifica la nostra percezione così, ad esempio, un prodotto o un segno, dopo il suo ri-disegno sembra nuovo: ha qualcosa di diverso rispetto alla sua versione precedente, sembra meglio. Lo sa la moda e il design che del ri-disegno continuo ne fanno una ragione d’essere. Quindi l’aggiornamento modifica la percezione che influenza l’evoluzione e di nuovo daccapo.

Ma c’è una fine a questa rincorsa? No. Umani, organismi, sistemi (e brand) seguono le stesse logiche: laddove c’è vita c’è ri-disegno senza fine (o meglio, aggiornamento costante) perché avviene un continuo adattamento delle condizioni.

Parole chiave #Evoluzione #Adattamento #Percezione

Libro consigliato: Change – Paul Watzlawick, John H Weakland, Richard Fisch.

 

Inspiring Words. 18 - 24 maggio

22 maggio, “Dati/Insight”

di Alma Cardi – Esperta in amministrazione e valutazione della ricerca presso Università di Sassari e Università di Lancaster, Coordinatrice Dipartimento Insight AINEM

Sfatiamo subito un potenziale equivoco: dati e insight non sono sinonimi. In italiano insight viene tradotto in svariati modi perché ha una valenza concettuale ampia e fluida = comprensione chiara, profonda, spesso originale e a volte improvvisa. Nell’epoca dominata dalla proliferazione dei dati, la conoscenza deriva anche dalla capacità di raccolta, gestione, lettura e manipolazione dei dati. Ed è stata oggetto di una vigorosa battaglia filosofica tra eredità positivista e scoperta popperiana.

Le informazioni tratte dai dati e il loro sfruttamento possono creare valore: diventano bene o investimento per le imprese (informando strategie aziendali), potere politico (istruendo disegni di legge), forza sociale (influenzando i comportamenti delle persone). Gli insights sono potenzialmente ambivalenti: negativi (uso dei big data per manipolare elezioni) o positivi (monitorare i comportamenti delle persone per portarli a fare scelte positive – nudge for good). Anche se le buone intenzioni formali sono accompagnate dalle ombre scure degli scopi, effetti e conseguenze reali.

Le neuroscienze possono aiutare la raccolta e la lettura di alcuni tipi di dati per fornire efficaci insights al marketing. Libro da leggere con spirito molto critico: Nudge – La spinta gentile, Thaler e Sunstein.

 

Inspiring Words. 18 - 24 maggio

23 maggio, “Frame”

di Eleonora Saladino – Psicologa positiva e docente di Neuroselling presso l’Academy di AINEM

I “guariti” dal COVID sono 125.000. Le “vittime” del COVID sono 31.908.

Come presentare i numeri della pandemia? Se vuoi generare un Effetto Positivo è meglio utilizzare i “guariti”. Se vuoi dare un Effetto Negativo è più indicato utilizzare le “vittime”. Le parole sono importanti. In termini generali è bene sapere che il nostro cervello è più a suo agio quando utilizziamo i numeri invece che le percentuali. I numeri sono più immediati, più diretti, più semplici da comprendere ed elaborare. Molti di noi hanno vissuto sulla loro pelle la differenza tra “sconto del 33%” e la formula “prendi 3 paghi 2”. Le parole sono importanti. La loro “cornice” (FRAME) anche. Incorniciare le parole in un modo piuttosto che in un altro crea effetti concreti nella mente di chi ci ascolta (compresi noi stessi).

Se dico “c’è il sole ma prendo l’ombrello” significa che ho una visione pessimistica del possibile tempo atmosferico, mentre se dico “prendo l’ombrello ma c’è il sole” indico che porto con me l’ombrello per sicurezza ma sono ottimista riguardo al tempo. Ricordiamoci che il nostro cervello adora le storie e che utilizza ciò che sente per creare narrazioni in linea con le sue opinioni e convinzioni. Se amate il buon vino e non rinunciate a fatica all’happy hour sentire che il 23% degli incidenti stradali sono causati da ubriachi vi fa pensare che, quindi, il 77% degli incidenti stradali è causato da sobri! Conoscere per decidere come utilizzare uno degli strumenti più potenti che abbiamo a nostra disposizione per creare il nostro mondo e quello altrui: le parole e il nostro linguaggio.

Tre collegamenti: #responsabilità, #futuro, #paradigma

Libro consigliato: Pensieri lenti e veloci, di Daniel Kahneman, Mondadori,  2017

 

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24 maggio, “Nuova normalità”

di Caterina Garofalo – Presidente AINEM e docente allo IUSTO

Ecco ci siamo. Con la fase2 della Fase2 siamo entrati in quella che è stata definita la nuova normalità.

La novità, con la green light del 18 maggio, la stiamo sperimentando oramai in ogni forma e situazione: mascherina ben posizionata sul viso, guanti monouso indossati, distanze calibrate al metro, e file tante file ovunque perché non possiamo più trovarci “vicini vicini” come prima, ma dobbiamo “tenere le distanze”, e poi l’intenso profumo di “eau purifiée” di cui siamo inondati nei locali effetto dell’“igienizzazione” continua.

Quindi, diciamocelo fra noi, questa normalità non sembra proprio “normale”. Soprattutto per il nostro cervello. La sua funzione principale infatti, quando si trova al di fuori della comfort zone dell’abitazione, è quella di raccogliere tutte le informazioni necessarie per portare a termine l’obiettivo per cui è “in missione” e soprattutto in modalità “bodyguard” del corpo che lo ospita. Ma come può capire se quel volto dietro la mascherina è di una persona “non pericolosa” se non potrà completare tutto il set informazioni che il volto normalmente offre in micro-segnali non consci che il cervello comunque registra? Come potrà ricevere le informazioni che arrivano dal senso del tatto se i guanti ne impediscono il passaggio in modo completo? Idem con l’olfatto come farà il cervello a capire se quel luogo è “quello giusto” se sentirà solo un unico pungente stimolo “igienizzante”?

Sarà molto più “stressato” e in affanno nel cercare di recuperare da altri segnali, forti e deboli, le informazioni per completare il suo processo decisionale. E tutto in meno di un secondo.