Inspiring Words. 25 – 31 maggio

maggio

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 25 maggio, “Tecnologia”, al 31 maggio, “Comunità”.

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

25 maggio, “Tecnologia”

di Fabrizio Tubertini – Manager, Industrial Liaison, Technology Transfer IIT e AINEM Ambassador

 Affascinante parola Greca, solo recentemente acquisisce l’accezione corrente di “manifestazione pratica di una conoscenza” e viene consacrata a livello internazionale col Massachusets Institute of Technology (MIT) che, nel 1861, si costituisce per “instituting and maintaining a society of arts, a museum of arts, and a school of industrial science”. Da sempre però classifichiamo la storia dell’Uomo in base alle tecnologie che – via via – ha scoperto: l’Età della pietra, quella del ferro, del bronzo…

Sicuramente oggi stiamo vivendo l’Era covid (auspicabilmente già post covid), fortemente caratterizzata da una spinta all’utilizzo di tecnologie disponibili, ma non per questo già largamente usate: app per l’acquisto e consegna a casa di qualunque bene, e-learning, remote working… è cambiato il contesto e l’uomo si adatta ancora una volta e presto – auspicabilmente – la combinazione di nuove tecnologie: robot, wearables, IOT, nuovi materiali, AI, ci permetteranno di proteggerci da future pandemie o catastrofi naturali quasi fossero un vaccino naturale.

Per coltivare la nostra propensione all’accoglienza delle nuove tecnologie suggerisco la lettura di Ada, Alan e i misteri dell’IoT. Fra robot, reti digitali, hacker e algoritmi Ed. Guerini, AAVV, scritto per i ragazzi ma utile per tutti.

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

26 maggio, “Infobesity”

di Stefano Civiero – Neuromarketing & User-testing Manager di NeuroWebDesign, Docente all’AINEM Neuromarketing International Summer Camp

Negli ultimi mesi NON siamo stati travolti da una sola pandemia. Tutti noi ovviamente conosciamo quella scatenata da Covid-19 ma ce n’è una che non conosce rallentamenti della curva di contagio: la pandemia delle informazioni.

Questa indigestione cognitiva di notizie detta appunto #infobesità è da attribuire al nostro istinto primordiale. Ad esempio: per migliaia di anni il cibo è scarseggiato nel nostro pianeta ma quando alcune scoperte hanno reso il cibo abbondante, l’uomo non era geneticamente predisposto per saperlo gestire. La stessa cosa oggi sta accadendo con l’informazione. Abbiamo sempre fame di novità e abbiamo sempre paura di perderci qualcosa di importante (FOMO: fear-of-missing-out). Se a questo aggiungiamo che il nostro cervello è in costante risparmio energetico e ha bisogno di creare delle scorciatoie cognitive per arrivare in ogni caso ad una risposta (sia essa giusta o sbagliata), capirete anche voi che il rischio di far proprie fake news è elevato.

I media devono auto-responsabilizzarsi ma siate voi innanzitutto a riprendere il #controllo sul modo in cui acquisite le informazioni e fate tesoro delle sole fonti #autorevoli. Se questo non bastasse a placare la vostra sete di notizie, spegnete lo smartphone. Un po’ di sana digital detox non vi farebbe male.

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

27 maggio, “Cinismo decisionale”

di Raffaele Crispino – CEO Project & Planning e Coordinatore Dipartimento Change Management AINEM

Cinismo decisionale: scegliere cercando l’essenza.

Il cinismo, come scuola filosofica, fu fondato da Antistene, ma colui che lo rese famoso in età ellenistica fu Diogene, che di giorno andava in giro con una lanterna in mano dicendo “cerco l’uomo”. Lo cercava nella sua essenza, al di là dell’esteriorità e delle convenzioni sociali, guardando al profondo dell’uomo, alla sua animalità.

I deep insight che oggi big e small data offrono all’analisi e all’interpretazione comportamentale ripropongono l’essenzialità dell’analisi filosofica di Diogene. Come questi, attraverso la riscoperta dell’animalità e il soddisfacimento dei bisogni primari, allora mirava a raggiungere la libertà dai bisogni superflui, dai condizionamenti sociali e, quindi, la libertà interiore; così oggi i neuromarketer – ponendo al centro dei processi di scelta la mente dell’individuo, le emozioni e il sentire profondo – cercano di liberarsi dalle sovrastrutture teoriche che imbrigliano la capacità di individuare gli elementi profondi, i trigger, che innescano meccanismi di scelta.

I processi decisionali nella civiltà digitale, attivati da molteplici touchpoint, si sviluppano lungo percorsi circolari, iterativi e stratificati di scoperta, ricerca, condivisione, comparazione, scelta e arricchimento di esperienza che contribuiscono a definire il sistema delle motivazioni di acquisto. In ogni fase del customer journey puntiamo a individuare gli elementi che qualificano l’esperienza brain frendly, che cioè riscopre l’essenziale, selezionando nell’overload informativo gli elementi più efficaci in termini di attenzione e ingaggio.

Del resto, come diceva Oscar Wilde, “Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.”

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

28 maggio, “Ospitalità”

di Sabrina Dini – Destination Manager, Charming Accommodation, AINEM Ambassador

Ospitalità: offrire alloggio temporaneo in una località. Condividere quella parte di sé, di un luogo speciale, che porta entusiasmo, fortuna e una salute perfetta all’ospitato, all’ospitante e alla community di destinazione turistica.

192 Caratteri/ 166 Caratteri (spazi esclusi) / 26 Parole/ 2 Frasi/ 1 Paragrafi

7 sec Tempo di lettura/ 12 sec Tempo nel parlato

Parole chiave x1 x2 x3

1 (6%) ospitalità

1 (6%) offrire

1 (6%) alloggio

1 (6%) temporaneo

1 (6%) località

1 (6%) condividere

1 (6%) parte

1 (6%) luogo

1 (6%) speciale

1 (6%) porta

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

29 maggio, “Comunic-azione”

di Elena Sabattini – CEO Tecnostudi e Coordinatrice Dipartimento Comunicazione AINEM

Non si può non comunicare, la dimostrazione l’ha data il Covid-19: le persone si aspettavano dai brand che partecipassero e aiutassero. Alcuni lo hanno fatto, altri hanno taciuto. E la loro assenza è stata molto rumorosa. Non si può evitare che l’interlocutore crei una mappa di ciò che il brand è per lui, o di ciò che NON è: un’ispirazione, un supporto, una delusione. E tutto questo dipende da ciò che fa ma soprattutto da come comunica, da quanto si impegna a “far arrivare” il suo messaggio.

Ed è per questo che ho enucleato AZIONE all’interno della parola. Perché troppi credono che comunicare sia solo far scivolare un oggetto da chi lo ha creato a chi ne deve essere informato. Comunicare è molto di più: è compiere azioni ragionate, che hanno più a che fare con l’immagine nella mente del ricevente che con l’oggetto nelle mani della fonte. Non a caso, questa voce inizialmente indicava la “trasmissione di una qualità, un movimento” e solo dopo “trasmissione di un pensiero o di un sentimento” attraverso parole scritte o pronunciate.

Agite dunque per comunicare in maniera attiva, siate un punto di riferimento per i vostri interlocutori e fatelo senza mai dimenticare la più grande ricchezza che avete: la loro mente.

Libro: A.Ries, J.Trout, Positioning: The Battle for Your Mind

*fonte: BATTAGLIA S. (ed.), Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino 1961.

 

Inspiring Words. 25 - 31 maggio

30 maggio, “Fragilità”

di Annalisa Rosiello – Avvocata Giuslavorista, Consigliera Pari opportunità PoliMI

 La pandemia da Covid-19 ha fatto emergere in maniera ancora più evidente condizioni di fragilità personali, familiari e sociali: disabilità, malattia, avanzare dell’età, responsabilità su figli o congiunti svantaggiati, povertà, lavoro in nero o precario, solitudine, dipendenze.

Lo Stato ha cercato di tutelare, con disposizioni ad hoc, tutte queste fragilità. A ben vedere la fragilità è una condizione esistenziale, una condizione che accomuna tutti gli umani e – più in generale – gli esseri viventi, perché capita a tutti di ammalarsi, a molti di invecchiare, di essere stressati per la responsabilità di figli da seguire o familiari con disabilità da accudire; capita di incontrare da vicino l’esperienza delle dipendenze (da droghe, dal gioco, da internet), della disoccupazione, della povertà, con la scia che queste portano di sconforto morale e rischio di cadere nel ricatto della criminalità. E tuttavia la fragilità sembra distante, sembra appartenere ad altri, fino a quando non ci tocca.

L’incontro con la fragilità per alcuni è occasione di cambiamento radicale; quante storie si sentono e si sono sentite anche in questo tempo di pandemia, di persone che – nonostante il loro handicap – hanno trovato la forza d’animo o scoperto un talento, una passione che li ha portati a risorgere, diversi da prima ma forse anche più forti, e a darne testimonianza? L’incontro con la fragilità, quando accettata e adeguatamente elaborata, può in ogni caso renderci più compassionevoli e solidali: scoprirci vulnerabili aiuta a conoscerci più a fondo, porta ad accogliere maggiormente la vulnerabilità dell’altro e a potergli essere, all’occasione, di aiuto, dato che noi stessi – seppure con esperienza differente – abbiamo attraversato la sofferenza e forse abbiamo anche scoperto cosa questa ci ha voluto e ci vuole insegnare.

Libro consigliato: Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, Mondadori 2002.

 

maggio

31 maggio, “Comunità (senso di)”

di Fabrizio Bellavista – Esperto in Digital Trasformation e Coordinatore Dipartimento Sharing Economy AINEM

“Aeronautico è il cielo”. Le prime tre parole di un qualsiasi testo sono l’incipit che ti conquista. Con “Aeronautico è il cielo, vuoto, abissale sarà” (da una canzone di P.Conte) è probabile che si possa ottenere più di 1.000 visualizzazioni nella community che ci leggerà online, con un giro ristrettissimo di amici il cui dito, ahimè, da tanto clicca stancamente.

È proprio il sostantivo “community” che la carovana di Inspiring Words mi suggerisce per riprogettare il “nostro dire” nell’anno magico, il 2020 – la magia è bianca o nera ma sempre magia è. Per ritrovare il suo alveolo naturale parto dal latino communitas, nei suoi significati: dono, regalo, dovere, impegno, spettacolo. È evidente che “dono” legato ad “impegno” diventa una specie di missione e, dunque, la communitas è un insieme di persone unite da un “dono da dare”.

Per attualizzarlo non c’è di meglio che ricordare la community WELL, un collettivo con interfaccia UNIX fondato da Stuart Brand e Kevin Kelly nel 1984. Anche in questo caso la chiave è insita nelle radici: WELL è acronimo di Whole Earth Lectronic Link dove Whole Earth sta per il mitico magazine di consigli sulla diffusione dell’erba, delle BBS e delle interfacce nei primi computer. Dunque: “Siate affamati, siate folli”: non poco, come “Aeronautico è il cielo”, d’altronde.

Libro: “Le Petit Chaperon Rouge” di Charles Perrault, 1697.