La morte di Ezio Bosso misura la febbre alta di un paese violento, volgare e rancoroso

Ezio Bosso
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  ha deciso di fare pubblicamente le condoglianze per la scomparsa di Ezio Bosso. Lo ha fatto a con un tweet dal profilo ufficiale del Quirinale: “Sono rimasto molto colpito dalla prematura scomparsa del maestro Ezio Bosso. Desidero ricordarne l’estro e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana”.
Niente di strano direte voi. Un ricordo istituzionale dovuto ad una figura di prestigio della nostra cultura.
Fine della storia, direte voi.
E invece basta leggere le centinaia di commenti sotto il tweet per misurare la febbre di un paese violento, volgare, rancoroso, che non conosce più i freni inibitori della vergogna.
“Mattarella! E gli italiani che non hanno più un soldo? E i migliaia di ITALIANI alla fame? Dispiaciuto per le decine di suicidi no? E allora gli imprenditori suicidi per la crisi economica e il popolo condannato alla miseria? E i 30mila morti per la pandemia?”
Qualsiasi cosa ormai divide in due il Paese. Anche la morte, che da sempre è stata il tappeto sotto cui nascondere la polvere della volgarità, ormai sempre più spesso è diventata l’occasione per scatenare la bestia della nostra orrenda disumanità digitale.
Ezio Bosso non aveva nulla a che fare con la politica, non era divisivo, non era verbalmente violento, era un uomo condannato a morte da una orrenda malattia degenerativa, una persona gentile dal sorriso contagioso, un artista che aveva il talento di sfiorare il sublime suonando il pianoforte e raccontando ogni volta che poteva farlo tutta la bellezza della vita che merita di essere vissuta. Sempre e comunque.
Perché avete voluto infangare la sua memoria? Volevate solo insultare il Presidente della Repubblica, direte voi. Era lui il bersaglio grosso del vostro rancore, colpevole di aver ricordato la memoria di un uomo che aveva molto da insegnare anche alla vostra inutile esistenza invece di occuparsi del vostro malpancismo.
Ricordo senza citarle alcune sue parole che avevano a che fare con il bisogno di costruire il nuovo per cambiare il brutto che c’è nel bello che verrà.
A questo punto non so se ce la faremo.