Si fa presto a dire madame

madame

Ripartiamo. Ma a Torino le madame non si sono mai fermate, neanche in quarantena. Schersuma nen. Ce lo racconta Francesca Lorenzoni nella saga (ormai siamo al terzo libro) dedicata alle madame torinesi. Madame in Quarantena edizioni Compagine, è stato presentato fra le novità editoriali nella vetrina virtuale del Salto (Salone del Libro) Extra, cioè l’edizione online della kermesse. Per i non torinesi, rispieghiamo l’etimo: la madama sta alla sciura come Torino sta a Milano. Ma mentre la sciura è esuberante, a volte un po’ sopra le righe e ‘spatussa’, la madama è sobria, e segue il basso profilo tipicamente sabaudo, molto più elegante e discreto (parere spassionato). Il libro ha inizio con una visione panoramica di questi due mesi di lockdown, in cui l’umore è passato dall’ottimismo del cantare sui balconi, allo sconforto più totale dei pianti chiuse in bagno, al mood ‘c’è una luce in fondo al tunnel’ . La narrazione poi riprende scandita dai fatti salienti raccontati dai post del blog Madamando settimana per settimana. Insomma Madame in quarantena è un instant book in cui Lorenzoni ha raccolto e rielaborato il materiale scritto e pubblicato online nei giorni appena passati. Si scopre un ecosistema madamoso, più vivo che mai anche con il Covid 19: un sistema che passa attraverso grandi conquiste sociali, anzi social, come il fatto di aver imparato ad utilizzare piattaforme Zoom o Meet per chiacchierare (distanti, ma unite) o semplicemente Whatsapp ma con la videochiamata. E’ attraverso queste call che ci si è scambiate ricette per fare la pizza e il pane, consigli di bellezza, di saggezza, e anche problemi (relativi alle lezioni online dei figli, o lamentele riguardanti i mariti: ‘ma non si possono immergere anche loro in varichina?’ ‘ ma ora che si può uscire all’aperto, non potrebbe (lui) andare un po’ a giocare a tennis o a golf, sport sicuri dato che c’è il distanziamento sociale?). E poi ‘il primo dei problemi non importanti, (ma che comunque rimane una questione assai spinosa): come coprire la ricrescita? E giù suggerimenti per la tinta migliore, da comprare al supermercato o in farmacia (le uniche destinazioni consentite in lockdown), oppure da scegliere su Amazon o da farsi spedire dalla propria parrucchiera (il famoso kit).

È da studio sociologico anche l’outfit delle madame in quarantena: no alle tute “perché noi torinesi le abbiamo sempre e solo concepite come abbigliamento che si mette solo quando si va a fare sport” , spiega Lorenzoni, ma siccome il tempo a casa ha rappresentato l’occasione giusta per tirare fuori dagli armadi abiti che non si mettono più, in casa si è cucinato con il maglione ‘che tanto poi se si macchia lo butto’, mentre per spolverare cosa indossare meglio di quei pantaloni informi e della t- shirt scolorita e slabbrata?

È pur vero che la direttora di Vogue, Anna Wintour, si è fatta instagrammare con una liberatoria tutona, ma, confida Lorenzoni “Secondo me lo ha fatto solo perché Karl Lagerfeld è morto da un po’”. Senno’ col cavolo che si prendeva questa libertà, la Anna.

Ma il capo che più ha contribuito al look stay at home delle madame è stato il jeans. Jeans che poverino ha dato tutto quello che poteva dare, e quindi è stato lavato, rilavato e rimesso anche per andare a fare la spesa, in combo con mascherina, capello (sempre) curato e occhio truccato, con sopracciglia ben delineate (queste tutte le possono ottenere tranquillamente a casa con una banale pinzetta). A proposito, Il vantaggio della mascherina, oltre che a conferire un’aria misteriosa, “è che nasconde tutte le rughe della parte bassa del viso, per esempio quelle intorno alla bocca”. (Poi certo c’è l’indubbio valore sanitario, che viene prima di tutto). Nelle call, sempre categoria consigli, le madame si sono anche scambiate pareri sulle serie televisive da vedere: la più gettonata è stata Unorthodox su Netflix, molto seguita anche The Crown: da quante erano rimaste indietro con le puntate. Poi naturalmente quelle madame “che hanno Sky hanno guardato I Diavoli con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey, ovvio”. Invece tra i film più rivisti: “Beh, Woody Allen. (What else?). Alice con Diane Keaton e Blue Jasmine con Cate Blanchett (anche perché nel film la Blanchett è tutta griffata Hèrmes dalla testa ai piedi, borsa compresa)’.

Domani ripartiamo: più che Fase 2, Fase Boh, come scrive nel suo blog Francesca Lorenzoni. Ma le Madame terranno botta: à la guerre comme à la guerre. E poi, esageruma nen.