Inspiring Words. 22 – 28 giugno

giugno

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 22 giugno, “Libri”, al 28 giugno, “Speranza”.

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

22 giugno, “Libri”

di Pere Navalles – Professore e Direttore del Master di Neuromarketing all’UAB di Barcellona e Docente al Neuromarketing International Summer Camp di AINEM

Questa settimana si è conclusa con la morte di uno scrittore di lingua spagnola che ha il merito di essere il più tradotto dopo Cervantes. Ho condiviso diverse cose con Carlos Ruiz Zafón. Nato a Barcellona, anch’io. Nato nei primi anni ’60, anche io. Di lingua madre catalana, anche io. Pubblicitàrio, anche io. Aveva un rapporto importante con i salesiani, anche io. E un professionista di successo, io no.

La sua opera più letta, La sombra del viento, si svolge nella Barcellona che amo di più. Quello dei vicoli, dei vecchi librai, degli artigiani, che viene inevitabilmente sostituito da franchising di caffè, negozi di souvenir. Amava la Barcellona della nostra infanzia, consapevole che come il tram sulle Ramblas dei fratelli Baños, sono vecchie storie.

Carlos Ruiz Zafón spiega il potere della lettera stampata attraverso il suo cimitero di libri. La categorica permanenza del nero dell’inchiostro sul bianco della carta per esprimere sentimenti in fogli abbandonati e polverosi che nonostante il loro aspetto, nel cimitero sono ancora vivi e trasmettono emozioni quando si scrivono, si hanno e si leggono. La nostra era rischia di essere dimenticata nella storia come accade nelle culture non scritte, che hanno vagamente persistito solo per essere contate, ma di cui non sappiamo più nulla. Dischetti, cloud, sistemi operativi, ci fidiamo delle nostre tracce nel tempo e non ci sarà un cimitero di dischi rigidi da leggere ed eccitare le generazioni future dell’era postmoderna. Fortunatamente ci sono emozioni che agiscono come un segnale dal nostro cervello per farci sapere che questo è diverso e che merita la nostra attenzione e la nostra azione. È l’emozione che proviamo di fronte al lavoro di Gaudí e alla lettura di brani di Ruiz Zafón e del suo libro la sombra del viento, come ben sa la amica Caterina. E se ti stai chiedendo perché c’è questo post sul sito Web di Ainem, ora arriva la lezione di neuromarketing.

Siamo programmati per trovare tutto ciò che è diverso, perché ci incuriosisce e ci fa imparare. Che sono attenzione, interesse e ricordo, i tre aspetti da valutare nel neuromarketing.

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

23 giugno, “Edonismo maturo”

di Vincenzo Russo – Professore Associato di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing e Coordinatore Centro di Ricerca di Neuromarketing “Behavior and Brain Lab IULM”

Edonismo maturo inteso come un nuovo imperativo del piacere individuale nella post-crisi. In questo periodo, infatti, uno dei trend più importanti è quello di consumare (per quanto le ristrettezze economiche lo permettano) con una maggiore maturità.

Si tratta di una nuova dimensione di ‘maturità’ secondo la quale, superato l’appagamento narcisistico e infantile del ‘tutto, subito e per me’, ripropone la soddisfazione dei desideri attraverso una logica di consumo più attenta al valore della comunità e dell’ambiente. Si tratta di un importante trend, reazione alla rappresentazione (giusta o sbagliata che sia) di una crisi attribuita all’iper-tecnologizzazione di un laboratorio, o comunque alla decennale artificiosità “spinta” del mercato e delle aziende.

Ecco che come contraltare riscopriamo il valore dell’autenticità, della naturalità, della sobrietà, della semplicità, nonché della socialità. Valori che ben si sposano, a volte irrazionalmente, con la voglia di sicurezza. Cosi, di fronte alla scelta anacronistica, e per molte persone non condivisibile, di un nuovo modello di “consumo anoressico”, fondato sul principio della decrescita senza condizioni, questo trend, già intravisto nella post crisi del 2008, è testimonianza della possibilità di soddisfare i propri narcisismi attraverso un consumo più consapevole e responsabile, supportato da una potenziata abilità digitale.

 

giugno

24 giugno, “Cooperazione”

di Gaetano Fausto Esposito – Economista e Segretario Generale Assocamerestero

Cooperazione. Parola dal significato antico, divenuta di fortissima attualità durante la pandemia Covid-19, quasi una nuova sfida per le persone e per le istituzioni. Unirsi insieme per raggiungere un fine comune è alla base della cooperazione, abbiamo avvertito la necessità di convergere verso uno scopo: quello di proteggerci dalla pandemia.

La cooperazione è una modalità attiva di comportamento, che ha in sé un fortissimo carattere fiduciario, di affidamento nell’azione altrui. Senza vera fiducia non c’è cooperazione, perché manca l’elemento che è alla base dell’azione. Chi coopera vede sé stesso come una parte di una prassi comune contribuendo con il suo agire a creare l’aspettativa che anche altri si comporteranno analogamente. Ogni partecipante assume quindi come rilevanti le motivazioni degli altri, sapendo che ciò è reciproco, impegnandosi in un’attività congiunta e con l’aspettativa (se non convinzione) che ciò consentirà un migliore risultato per tutti.

Oggi serve un forte rilancio della cooperazione, anche tra Stati attraverso il multilateralismo, perché solo così riusciremo veramente a tutelare il bene comune globale rappresentato dalla salute.

Libro: “Insieme. Rituali, piaceri e politiche della collaborazione”, Richard Sennett, Feltrinelli

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

25 giugno, “Presenza”

di Aurélie Lagarde – International Corporate Coach e Associate Certified Coach ICF

La presenza viene di solito contrapposta all’assenza, ma come appreso dal lockdown, non c’è bisogno della presenza fisica per essere presenti.

I cambiamenti profondi partono sempre da un lavoro sui nostri paradigmi fondanti. La tempesta-Covid ci permette di rivedere il paradigma di presenza, spesso associato all’immagine di qualcuno la cui personalità irradia; come l’attore che, con il suo talento, si impone al pubblico.

Recuperiamo l’altro senso della presenza: l’empatia, l’essere qui ed ora, l’ascolto attivo e olistico, il percepire l’essenza e l’unicità dell’altro, l’accoglienza.

Nel coaching la presenza è pura quando l’ego del coach è assente: si sospende il giudizio, non ci si atteggia da protagonista e non c’è nessun piano, se non quello di esserci semplicemente per l’altro, in un rapporto di partnership.

Allora i proiettori sono sull’altro, a cui arriva il messaggio “il protagonista sei tu”. Così si trova nelle condizioni di sviluppare la consapevolezza delle proprie capacità che può mettere in campo verso i suoi obiettivi, riconoscendo la propria luce interiore.

Questo è l’atteggiamento di apertura che possiamo applicare in questa nuova Era e che compenserà qualsiasi assenza fisica. E questo tipo di energia è in grado di passare anche attraverso uno schermo.

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

26 giugno, “Epic Leadership”

di Fabrizio Lanzillotta – HR Director Vishay e Coordinatore Dipartimento Neuroleadership di AINEM

Se in passato si è spesso associato al concetto di leadership un significato di guida, comando e direzione, adesso, con l’aumento di situazioni di incertezza e trasformazione, nonché facendo seguito alle recenti ricerche in ambito neuroscientifico, due sono i temi che si stanno aggiungendo a tale definizione: il concetto di adattabilità e quello di prospettiva. Adattabilità come attitudine nel percepire il mondo intorno a sé e saperlo decifrare; prospettiva, come facoltà di sintesi degli scenari futuri per definire nuove vie e soluzioni.

In termini di competenze, quattro sono le aree in cui sarà necessario investire: Eccellenza, come capacità di sviluppare team eccellenti, selezionando, sviluppando e ispirando le persone; Performance, come capacità di tradurre una visione in azioni concrete e monitorabili; Innovazione, come capacità di essere costantemente aggiornati, rendendo disponibili le migliori tecnologie e processi; Comunicazione, per mantenere sempre viva la prospettiva all’interno e all’esterno del team.

Tuttavia, ancora troppo spesso, c’è la tendenza a concentrarsi sull’ultimo di questi aspetti tralasciando i restanti, specialmente dimenticando l’importanza della competenza, la necessità di avere le persone giuste nel posto giusto e un’adeguata cura del capitale umano.

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

27 giugno, “Drammaturgia (Narrazioni interiori in tempi difficili)”

di Daniele Vagnozzi – Attore, Regista, Drammaturgo e AINEM Ambassador

“Drammaturgia” è la trama di connessioni che esistono tra i “fatti” di una storia. Ogni volta che abbiamo raccontato, durante la quarantena, della fila trovata al supermercato non ci siamo accorti, ma stavamo facendo drammaturgia.

Secondo lo psicologo Steven Hayes “La mente è una grande narratrice di storie” ed oggi è più che mai influenzata dalla televisione e dai social media ai quali basta citare un evento prima o dopo per cambiare il senso del racconto; la drammaturgia non è matematica: cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia.

Un consiglio per tempi difficili? Abbiamo un grande potere: non possiamo cambiare gli eventi ma il racconto che ne facciamo dentro di noi; facciamo attenzione agli Shakespeare fuori di noi, ma soprattutto allo Shakespeare più autorevole, quello nella nostra testa.

 

Inspiring Words. 22 - 28 giugno

28 giugno, “Speranza”

di Maria Teresa Ruzzi – Responsabile ABIEventi

Quando mi sono accorta che la parola speranza non era ancora tra le Inspiring Words ho provato una forte emozione. Questa parola mi chiedeva di esserci e di esserci quanto prima.

Come possiamo infatti vivere se non ci sospinge la speranza? Questa parola antica, millenaria, che conosciamo fin da bambini. Questa parola semplice che ci accompagna e che tante volte trascuriamo non conoscendone la potenza, che non è eccessivo definire “divina”. E infatti l’umile speranza, a catechismo lo avevamo studiato, è addirittura una virtù teologale, cioè riguarda il nostro rapporto con Dio e deriva dalla sua grazia.

E in questo mondo secolarizzato che cosa può voler dire? Vuol dire che la speranza è quel vento che ci spinge a credere nei nostri sogni, che muove i nostri pensieri, che ci fa uscire dalla paura e ci porta ad agire. La speranza ci dà il coraggio di credere in noi stessi, di osare. Con la speranza diventiamo non solo attori principali ma registi della nostra quotidianità, abbandonando quel cinismo che è una deviazione malata e finto intelligente.

Sulla speranza e sulla fede degli umili abbiamo ricostruito un Paese, meraviglioso come il nostro, dopo la guerra e sulla speranza di tutti noi potremo farlo nuovamente dopo questa terribile esperienza del virus. Anzi oggi questa speranza è divenuta un vento che spira su tutto il pianeta, che ci parla di una straordinaria occasione da cogliere per dare un futuro ai nostri figli e ai nostri nipoti e bisnipoti. Un futuro che dipende da noi e dalle nostre scelte.

Guidati dalla speranza, che è intelligenza del fare per se e per gli altri, perché non si può sperare senza il senso della relazione con l’altro visto che la speranza è relazione di se stessi con il Divino e, per chi non crede, con la Vita, potremo ricostruire un mondo a misura d’uomo, più giusto, inclusivo, sano.

Sono sogni? Utopie? No, sono le sfide della speranza, che ci insegna a guardare l’orizzonte, a credere nella nostra parte migliore e a mettere insieme le parti migliori di tutti noi. E poi ci dà il coraggio di partire per quell’avventura che ha fatto intravedere alla nostra mente con l’intelligenza del cuore.

“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realta’ delle cose e il coraggio per cambiarle” (Sant’Agostino)

Esiste una parola più “inspiring”di cosi?