Inspiring Words. 8 – 13 giugno

giugno

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dall’8 giugno, “Errore”, al 13 giugno, “Lavare (le mani)”.

 

giugno

8 giugno, “Errore”

di Paola Vescovi – Direttrice SP, Formazione Coordinatrice Dipartimento Gaming AINEM

Parola assolutamente negativa, ma in apparenza, e solo se la si guarda al passato, ma se la si guarda al futuro, anche l’errore, avrà una valenza sorprendentemente positiva. La storia ce lo dimostra e l’esperienza ce lo fa provare, che l’errore è la base dell’evoluzione dei sistemi ed è la fonte primaria dell’apprendimento. I bambini lo usano nella fase di crescita come lo hanno scoperto Thomas Edison, l’azienda 3M che creato i Post-it e altri numerosissimi esempi di casualità derivanti da errori, che sono diventate opportunità inaspettate di successo.

“Gli errori sono speciali perché violano le aspettative e ci portano a nuove scoperte. Risvegliano la nostra attenzione invitandoci a cogliere elementi che in precedenza erano solo in secondo piano (…) un errore può stimolarci a indagare su risultati che ci appaiono strani e portarci alla scoperta (…) esplorando possibili alternative (…). Per Edmondson, ricercatore della Harvard Business School, quello che ostacola maggiormente l’apprendimento esplorativo e quindi la crescita professionale a livello aziendale è la pressione a fingere che gli errori non esistono.”
Frank J. Barrett – Disordine armonico.

Per cui proprio in questo momento si dovrebbe sfruttare il valore positivo dell’errore e applicarlo nella formazione per la crescita e l’evoluzione sia delle persone che dell’aziende. Ricordiamoci che l’errore ha un legame profondo con l’innovazione e l’evoluzione, per cui se desideriamo correre verso il futuro del dopo Covid-19, abbracciamo l’errore e permettiamo nuovamente alla nostra mente di essere curiosa.

 

Inspiring Words. 8 - 13 giugno

9 giugno, “Guardare lontano”

di Aldo Moro

Aldo Moro è stato trovato alla fine, non più in vita, il 9 maggio 1978, 1 mese e 42 anni fa. Ecco il suo pensiero di sprone a guardare lontano.

“Non si tratta solo di essere più efficienti, ma anche più profondamente capaci di comprensione, più veramente partecipi, più impegnati a far cogliere in noi non solo un’azione più pronta, ma un impegno di tutta la vita, un’anima nuova che sia all’unisono con l’anima del mondo che cambia, per essere migliore e più giusto … Siamo davvero ad una svolta della storia e sappiamo che le cose sono irreversibilmente cambiate. Vuol dire questo che saremo travolti dagli avvenimenti? Ciò vuol dire che non vi siano binari da apprestare, leggi giuste da offrire agli italiani, istituzioni capaci di garantire il moto della storia, incanalandolo perché non approdi all’anarchia, alla dispersione, alla delusione? Certamente no. Noi dobbiamo governare e cioè scegliere, graduare, garantire, ordinare, commisurare l’azione ai rischi che sono tuttora nella vita interna ed internazionale, ma sapendo che il mondo cambia per collocarsi ad un più alto livello. Certo noi opereremo nei dati reali della situazione, difendendo, contro il disordine, la libertà, l’ordine e la pace… dovremo farlo, con l’animo di chi crede profondamente che una nuova umanità è in cammino”.

 

Inspiring Words. 8 - 13 giugno

10 giugno, “Linguaggio (del mercato)”

di Pier Paolo Pasolini

“Ogni lingua – scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1973 – è composta di varie lingue specialistiche, particolari o gergali. Fino a qualche anno fa alla guida dell’italiano c’era la lingua letteraria, cioè una lingua tipica della sovrastruttura. Assistiamo a un fenomeno nuovo e madornale: alla guida dell’italiano non c’è più una lingua della sovrastruttura, ma una lingua dell’infrastruttura. Cioè la lingua delle aziende, del mercato. Quest’ultima è una lingua comunicativa, e semplicemente comunicativa. Chi deve offrire della merce deve farsi immediatamente capire da chi la richiede; chi deve produrre, deve farsi immediatamente capire da chi deve consumare … Se ci si rivolge alla “massa”, il discorso deve essere assolutamente comprensibile: non solo, ma non deve neanche porre il problema della comprensibilità. Dev’essere perfettamente normale, come sono sempre infatti i discorsi nei giornali e soprattutto alla televisione. Se dunque la lingua-pilota è questa, tutto lo spirito dell’italiano perderà i particolarismi e l’espressività per acquistare in comunicatività pura. Si tratta certo di un impoverimento, di una “perdita di umanità”. Quanto ai giovani, stanno adottando questo modo di parlare omologato e tutto uguale: anche coloro che si battono contro la società che lo esprime”.

 

Inspiring Words. 8 - 13 giugno

11 giugno, “Leggerezza”

di Italo Calvino

Più di trent’anni fa Italo Calvino nelle sue prodigiose Lezioni americane è riuscito a elaborare una sintesi estrema del suo tempo quando scriveva che “forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo”.

Calvino ci ha lasciato in eredità la formula per salvarci da quella che definì “l’epidemia pestilenziale del linguaggio”: la ricetta è fatta di qualità letterarie trovate nelle opere di Dante, Galileo, Leopardi, Lucrezio, Ariosto e Gadda. La prima di tali qualità è la leggerezza, intesa non come superficialità ma precisione, valorizzazione del dettaglio e dei significati importanti. La leggerezza è uno dei rimedi efficaci contro l’abbruttimento cognitivo, nella letteratura come nella vita, ben venga la leggerezza “pensosa” che “può far apparire la frivolezza come pesante o opaca”. Essere leggeri vuol dire avvicinare alle persone argomenti che sembrano lontani senza cadere nella trappola del sovranismo o della vaghezza. Serve una nuova dimensione mentale, anche nella politica, che sfugga al burocratese, agli slogan acchiappavoti e al giornalismo acchiappalettori. Alla morte di Calvino nacque la tv e poi la politica commerciale, seguita dalla politica social della “bestia”, del voto sulla piattaforma digitale e dei talk show con gli applausi finti.

 

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12 giugno, “FAD”

di Paola Vescovi – Direttrice SP, Formazione e Coordinatrice Dipartimento Gaming AINEM

Acronimo di “Formazione a Distanza” (tecnologica e non, attiva e passiva) è il cerchio che racchiude tutte le forme e i metodi di apprendimento insieme ai diversi mezzi e progressi resi possibili con l’avvento dello sviluppo tecnologico. Molti studi sono stati fatti sulla formazione a distanza in tutte le sue varianti. Ormai si pensa che quella a distanza sia la formazione del futuro per cui non sarà più necessario seguire le lezioni in presenza, ma basterà restare comodamente a casa propria – o in ufficio – e dare via libera all’utilizzo di filmati, giochi interattivi e brevi sessioni di confronto con i docenti. È indubbio che la lezione in aula rappresenti ancora una forma primaria e insostituibile di formazione e ce ne siamo resi conto ancora di più proprio durante l’emergenza Covid-19.

In ogni caso, se la formazione a distanza (come dicono) è destinata a prendere sempre più piede nel futuro, sarà necessario instillare una nuova “cultura” dell’apprendimento in rete. Un apprendimento che per sua stessa definizione dovrà basarsi, da parte dell’allievo, su una scelta autonoma, ragionata e autodisciplinata, e da parte dei docenti sulla consapevolezza che la FAD possa essere una nuova via per la formazione da implementare attraverso la ricerca di nuovi stimoli, metodi e strategie. – Rif. Articolo “La formazione a distanza sarà veramente la formazione del futuro?” spformazione.it –

La Fad va fatta bene per non abbassare gli standard formativi, ma soprattutto le leve fondamentali per l’apprendimento saranno l’interesse individuale, la curiosità e l’uscire dagli schemi, sperimentandosi individualmente con nuovi metodi comunicativi per creare nuove sinergie con gli altri, per non perdere tutte le conoscenze e le competenze che passano attraverso la formazione informale.

 

giugno

13 giugno, “Lavare (le mani)”

di Giada Cipolletta – Digital Strategist e Coordinatrice Dipartimento Neurowriting AINEM

Strumento degli strumenti, le mani con l’evoluzione sono diventate gesto espressivo, la nostra forma di comunicazione primitiva, il metro con il quale misuriamo la vita quando poniamo mano al problema, abbiamo in mano la situazione o restiamo con le mani in mano.

Ai tempi del Covid, le nostre mani sono veicolo positivo – leggi “positivo” nella nuova accezione negativa – ree di contaminare durante lo scambio e l’interazione per conoscere ed esplorare il mondo. Tuttavia, igienizzarle e detergerle, con cura e possibilmente senza che diventi un disturbo ossessivo compulsivo, è emblema della volontà di preservare sé stessi e gli altri dal male, senza “lavarsene le mani” alla Ponzio Pilato.

Nell’atto riflessivo di pulire quello che Kant definiva “il cervello esteriore dell’uomo” si manifesta la necessità di delegare ogni responsabilità, eliminando, con disgusto e anche in senso figurato, lo sporco dalla propria vita. Questa associazione tra purezza morale e pulizia fisica la ritroviamo nella pratica delle abluzioni che lavano via il peccato, ripulendo il corpo, e soprattutto il cervello, dalle vecchie idee e rendendo le persone più suscettibili a nuovi modi di pensare. Lo conferma anche la scienza: lavarsi le mani riduce le attività cerebrali delle aree che incamerano i processi morali emozionali, come l’insula, coinvolta nella violazione delle norme, o la corteccia media prefrontale.

Speriamo quindi che le bolle di sapone di tutti questi mesi, prima di svanire sotto l’acqua corrente, abbiano mondato, catarticamente, le nostre coscienze non per obliare le azioni malevole ma per rendere più flessibile il pensiero.

Per i curiosi: https://www.rotman.utoronto.ca/…/Medi…/NewsReleases/20170612