Inspiring Words. 29 giugno – 4 luglio

luglio

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 29 giugno, “Realtà Virtuale”, al 4 luglio, “In(ter)dipendenza”.

 

luglio

29 giugno, “Realtà Virtuale”

di Stefano Lazzari – Founder DigitalGuys.it e VR Expert

Realtà Virtuale. Non riuscirò mai a capacitarmi di come virtuale renda male il suo servizio di aggettivo della realtà. Al posto di aggiungere, toglie. La realtà così ridotta perde di concretezza, viene percepita come falsa, sostitutiva, inferiore. Tanto valeva chiamarla Falsa Realtà, che sta alla Realtà Vera come la cicoria al caffè.

Realtà virtuale è una tecnologia, una forma di rappresentazione grafica illusoria e totalizzante (in tal caso viene chiamata immersiva), che agisce simultaneamente con la realtà del suo utente tanto da dargli l’impressione di vivere una esperienza presente e viva. Ma è anche la forma di rappresentazione digitale ed ultima della predisposizione dell’animo umano all’illusione fatta arte: il teatro.

Al pari del teatro, la Realtà Virtuale agisce al meglio quando è sociale, quando diventa esperienza condivisa, e poco importa che sia realistica o meno, l’illusione sarà tanto più vera, quanto ci sarà una verità rappresentata con la chiara forza dei fatti. Perché l’alchimia avvenga, sono necessarie due condizioni: la sospensione dell’incredulità e l’empatia. La prima è necessaria per cogliere l’emozione, la seconda per darla.

Libro: “Computer as Theatre”, Brenda Laurel

 

Inspiring Words. 29 giugno - 4 luglio

30 giugno, “Attore-spettatore”

di Daniele Vagnozzi – Attore, Regista, Drammaturgo e AINEM Ambassador

“Attore-spettatore”, binomio associabile istintivamente al mondo dello spettacolo, si è rivelato, in questi ultimi mesi, la nostra piccola schizofrenia quotidiana. Ci siamo visti oscillare tra la sensazione di essere attori di comportamenti fondamentali come indossare una mascherina, a quella di inermi spettatori della drammatica pièce che avveniva negli ospedali.

Questa divisione tra agire e osservare è, come la Mindfulness e la psicologia cognitiva di terza ondata ci hanno mostrato, una risorsa naturale della nostra mente. In tempi in cui sembra così sfumato il confine tra fare e non fare, come possiamo riuscire a conciliare l’attore e lo spettatore che sono in noi? Chiedendo aiuto all’antica arte del Teatro potremmo dire: imparare ad osservare per agire meglio, agire in modo così consapevole da cambiare il tuo modo di osservare.

 

Inspiring Words. 29 giugno - 4 luglio

1° luglio, “Ripartenza”

di Francesco Gallucci – Vicepresidente AINEM e docente al Politecnico di Milano

Viviamo con trepidazione la ripartenza del Paese indicata dalla sigla “fase 3”, una etichetta fredda, meccanica, per nulla rassicurante che definisce il nuovo livello della strategia politica ed economica senza aver risolto ancora le condizioni di pericolo determinate dal Covid-19. Dove ci porterà la fase 3? Ma è ovvio! Alla fase 4, poi alla 5, 6 e così via.

Un fatto è certo, il modello “a fasi” piace molto ai politici. In nome della ripartenza del Paese ciò che non era ammissibile nella fase 2, lo diviene anche per il senso comune allo scoccare della mezzanotte della fase 3. E così il senso di allerta si attenua, il pensiero razionale non più assorbito dalla paura del contagio torna ad affidarsi alle vecchie confortevoli abitudini.

Ripartire per molti vuol dire riprendere la vita di prima. Ma le neuroscienze cognitive ci dicono che in questi mesi il nostro cervello è cambiato e che le decisioni che prenderemo nelle fasi dipenderanno solo in parte dalla nostra razionalità. Ci aspettano situazioni nuove in cui dovremo fare affidamento all’istinto, all’intuito, alle emozioni e alla capacità di ripartire dopo una calamità con determinazione e carattere.

Proprio come Alex Zanardi, il Campione, al quale auguriamo di cuore di riprendersi e tornare a ispirarci con la sua forza d’animo. Il Papa gli ha scritto definendolo “un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop, vivendo la vita da protagonista”.

 

Inspiring Words. 29 giugno - 4 luglio

2 luglio, “Coesione”

di Paolo Marcesini – Content Manager Director Aida Partners e Direttore Italia Circolare

Coesione è una bella parola. Sta a significare la forza e il modo per poter stare insieme e insieme crescere, difendersi, sviluppare, includere, resistere. Per essere davvero coesi non serve essere uguali, ma serve perseguire obiettivi comuni. Anzi, quando parliamo di coesione, la diversità diventa un valore, rende più solida l’unione. In botanica lo stare foglie e rami sullo stesso piano viene chiamata coesione oppure “coerenza”, altra bella parola. Prima del Covid -19, orfani talvolta felici ma sicuramente impoveriti dagli eccessi della globalizzazione, avevamo scoperto e teorizzato come la coesione potesse e dovesse esercitare un ruolo attivo, decisivo e determinante all’interno e a favore della comunità. La coesione sociale e territoriale definita dal ruolo delle imprese e degli altri attori economici e sociali, insieme all’innovazione, la sostenibilità, il welfare, la digitalizzazione, la qualità, era il fattore competitivo decisivo per far crescere la comunità.

“Coesione è competizione” recita non per caso una fortunata ricerca di Fondazione Symbola.

Oggi il paradigma sembra essere cambiato.  La fase due del Covid-19 ci consegna una mission diversa di questa parola: da fattore competitivo la coesione diventa infatti fattore identitario. Siamo coesi se sappiamo riconoscere e ascoltare i bisogni degli altri, se riusciamo a combattere le diseguaglianze, se lavoriamo insieme per integrare tra di loro generi e generazioni diverse, se decidiamo di percorrere la strada della sostenibilità, laddove per sostenibilità si definisce la ricerca costante dell’equilibrio e se riusciamo a “costruire” insieme perseguendo obiettivi comuni che  hanno a che fare con il benessere, la salute, l’istruzione, il lavoro, il tempo.       Io sono coeso altrimenti non so chi sono.

Libro: Il Cammino della Comunità di Adriano Olivetti

 

Inspiring Words. 29 giugno - 4 luglio

3 luglio, “Riqualificazione”

di Valentina Veronica Peana – Team Coordinator e AINEM Ambassador

Se n’è parlato tanto, in questo periodo di tumulti sociali: “riqualifichiamo la storia”, “riqualifichiamo un personaggio”, “riqualifichiamo un luogo”.
E allora io dico, tutto giusto, e perchè no, spingiamoci anche oltre!

<<Riqualifichiamo il quotidiano>> – ho detto nel precedente post – e per farlo mi chiedo: è giusto quanto faccio ogni giorno? Va bene bene ciò che penso, è produttivo? Va bene come agisco, è etico?

<<Riqualificare il sistema sociale>>, e così riqualificare anche noi stessi; si tratta di operare una valutazione nel nuovo contesto, questo attuale della ripartenza.
Rivalutiamo la nostra posizione e la nostra precedente destinazione, riqualificando gli obiettivi che avevamo in sospeso, risaniamoci per poter crescere e ripartire.

Sono concetti nuovi che stanno reinventando la vecchia <<riqualificazione sul lavoro>>. Si parla più di investire sulle soft-skills, rinforzare le nostre competenze e stare al passo di questi tempi veloci, che corrono a bordo di metropolitane e voli low-cost.

Lavoriamo su una nuova qualità dell’essere autentici, professionisti appassionati e sempre pronti a reinventarci, essere umani consapevoli e autoconsapevoli, riqualificati!

 

Inspiring Words. 29 giugno - 4 luglio

4 luglio, “In(ter)dipendenza”

di Caterina Garofalo – Presidente AINEM e docente allo IUSTO

Nel giorno dell’Indipendenza americana dagli Inglesi, propongo una riflessione sul concetto di interdipendenza. Secondo la teoria dell’interdipendenza di Kelley e l’approccio cognitivo alle relazioni di Fletcher e Fincham, l’elemento qualificante di una relazione sociale sta nell’influenza che ciascuna persona esercita sull’altra, cioè nell’interdipendenza. Nel cooperative learning è fondamentale quella positiva, la percezione di essere collegati con altri in un modo tale che il singolo non può avere successo senza fare gruppo e viceversa il gruppo non può avere successo senza il singolo (Johnson, Johnson & Holubec).

La condizione di interdipendenza positiva determina in ciascuno la constatazione di essere indispensabile per il gruppo, con ricadute positive, non solo sulla motivazione e sull’impegno, ma anche sulla qualità delle relazioni interpersonali. La pandemia e il lockdown ce lo hanno dimostrato. Ci siamo sentiti uniti e collegati nel raggiungimento di un obiettivo comune, ci siamo sentiti indispensabili nell’impegno a rispettare le regole sanitarie necessarie e continueremo a farlo nei prossimi mesi perché abbiamo compreso che il virus può essere fermato solo a patto che ognuno di noi si impegni in prima persona a vantaggio di tutti. Si vince tutti insieme non da soli.