Mi fai una foto dell’Economia Circolare?

Mi fai una foto dell'Economia Circolare?

Da sempre l’Economia Circolare è una storia in cerca di immagini. Una storia di creatività per lo più fallimentare.
Pensateci. Pubblichiamo torte, numeri, sintesi di processi, simbologie logiche e talvolta allegoriche. E lì ci fermiamo.
La verità è che l’Economia Circolare è difficile da rappresentare, quasi impossibile da rendere visione, non ha un linguaggio a cui ispirarsi. Cerca di farsi capire.
Non esiste ancora nel nostro immaginario e per questo non guida ancora le nostre scelte, individuali e collettive.
Le storie esistono solo se le sai raccontare. Questa storia non sappiamo ancora raccontarla.
Ci limitiano a descriverla. Ma non basta.
Questo piccolo schema molto semplice realizzato da Heart Hub Co sintetizza le differenze tra l’economia lineare, l’economia del riciclo e la circolarità come sintesi, progresso, rivoluzione, futuro e traguardo di un sistema produttivo che raggiunge di nuovo l’equilibrio violato della sostenibilità..
Niente di nuovo. Semplicemente un diagramma molto ben fatto. Non sapremmo farlo meglio.
Tutto gira intorno alla parola rifiuto. Eppure è proprio da lì che dobbiamo scappare.
La semantica ha le sue regole. Il “rifiuto” è una astrazione produttiva, il simbolo del nostro fallimento. L’Economia Circolare rifiuta il concetto di “rifiuto” e la “cultura dello scarto”. Lo sappiamo bene. Si dovrebbe parlar di riduzione del consumo di materia e di rigenerazione di materia prima seconda.
Ma come lo racconti qualcosa che non esiste?
In comunicazione si parla di significati e di significanti. Tutto è qualcosa e al tempo stesso qualcos’altro che spesso non riusciamo a vedere perché non riusciamo ad immaginarlo.
Da cosa rinasce cosa recita il fortunato claim di Conai.
Ecco. La parola “Rinascita” ci sembra un ottimo punto di (ri)partenza.