Discovering Diversity: la (nuova) cultura passa attraverso il gaming

Discovering Diversity

Come sarà il the new normal? Beh, sicuramente non ci sarà altra scelta (e meno male) se non vivere in un ecosistema sostenibile, dal punto di vista ambientale, economico e sociale, individuale e collettivo. Per quanto riguarda gli ultimi due temi, andremo velocemente verso l’abbattimento delle differenze di genere tra sessi, ma soprattutto mi piace pensare che non esisterà più il concetto di ‘normale’ vs. persona disabile. Ovvero finalmente la diversity sarà considerata quella che è: una forma di ricchezza e di conoscenza dell’altro. La società post – Covid ripenserà se stessa e ripartirà dall’inclusività, naturalmente intesa anche come inclusione delle minoranze razziali, linguistiche, religiose. Va in questa direzione Discovering Diversity – Sulle tracce della diversità, un videogioco che utilizza la sua capacità di comunicare con i giovani attraverso immagini e situazioni virtuali non per simulare guerre e violenza, bensì per educare alla differenza e alla diversità umana, viste come una grande opportunità per favorire l’incontro fra culture e religioni, per recuperare il dialogo intergenerazionale e per affermare il diritto per tutti alla bellezza, in particolare alla ‘grande bellezza’ del nostro patrimonio artistico e culturale.

La trama di Discovering Diversity vede come protagonisti alcuni adolescenti di religioni e culture differenti, alcuni anche con disabilità, che vengono invitati dai loro insegnanti a fare una ricerca sul territorio. Nel gioco, incentrato sui temi dell’accessibilità universale, del dialogo interreligioso, dell’interculturalità, della rigenerazione dei borghi, della valorizzazione dei paesaggi, i ragazzi e le ragazze incontreranno molte persone reali e attraverseranno diversi luoghi, beni artistici, archeologici, ambientali, paesaggistici, etnoantropologici, enogastronomici, luoghi di fede, fatti e personaggi storico-letterari, siti i connessi all’identità locale, produzioni ed eventi anche perduti e da recuperare, attività di svago e tempo libero purché fortemente connesse al contesto territoriale. Il dato interessante è che anche per la realizzazione del videogioco è stato creato un gruppo di lavoro estremamente variegato, composto da ragazze e ragazzi provenienti da culture e religioni differenti e compresi in una fascia d’età dai quattordici ai trent’anni, mentre l’altro 50% del team ha visto la collaborazione di religiosi, rappresentanti delle istituzioni promuoventi il progetto e figure professionali come comunicatori, pedagogisti, esperti di cultura e turismo.

A questo proposito, illuminante è stato, durante la presentazione dell’iniziativa, l’intervento di Monsignor Melchor Sanchez de Toca, Sotto-Segretario Pontificio Consiglio della Cultura, che ha dichiarato:

Papa Francesco, nella sua enciclica Fratelli tutti, ha rivolto un invito universale a costruire una fratellanza umana a partire dalla diversità. Secondo la Scrittura, la Sapienza creò il mondo giocando (Prv 8,32), e solo giocando saremo capaci di rifarlo.

L’app, scaricabile da Playstore o dall’App store, e sarà gratuita – perché la gratuità è un requisito primo dell’accessibilità. I primi due episodi saranno dedicati rispettivamente al territorio del Molise e a quello della Basilicata – da questi territori parte il progetto – ma il format prevede episodi in tutto il territorio italiano e successivamente di coinvolgere l’Europa e il resto del mondo. Un’iniziativa lungimirante e innovativa, ma soprattutto un’operazione culturale e di (sano) marketing territoriale For All, come sottolineato da Antonio Nicoletti, Direttore dell’agenzia Turistica Territoriale Basilicata: “Abbiamo voluto essere parte del progetto sia per sostenere l’integrazione tra culture, sia per favorire la conoscenza del nostro patrimonio e la promozione del territorio, indirizzando l’attenzione a quella fascia di giovane età che si raggiunge con nuovi linguaggi di comunicazione come il fumetto e come il gaming, due forme espressive che rappresentano ormai un importante settore nell’ industria della comunicazione. A ciò si aggiunge l’attenzione all’accessibilità al nostro patrimonio”. Materiale e immmateriale, dall’arte all’enogastronomia: passando anche per il cibo, altra importantissimo fattore culturale ‘ponte’ tra il dialogo di popoli diversi.

Insomma un’operazione culturale vincente, quella di Discovering Diversity, soprattutto nell’idea di rivolgersi ai giovani: quelli che per primi stanno abbattendo le barriere di genere e di differenza razziale o religiosa. Basti pensare a come utilizzano i nuovi linguaggi digitali sui social: su TikTok ragazzi e ragazze affetti da varie forme di disabilità, i Disability Influencer, ogni giorno producono e postano contenuti e filmati e sono seguitissimi da un pubblico di Millenials veramente trasversale. Dunque un nuovo futuro della cultura è possibile, e vedrà protagonisti nuovi linguaggi accessibili a tutti, nel segno dell’inclusività.