Parliamo di donne, parliamo di lavoro

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Se l’Articolo 1 della Costituzione italiana recita, a oggi, che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” è possibile che il lavoro sia ancora considerato il centro della dignità esistenziale delle persone. Al di là del peso che gli si vuol dare, il lavoro è il parametro perfetto per capire che aria tira tra uomini e donne.

Il report Oxfam Time to care – Avere cura di noi racconta come “Le donne a livello globale impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, un contributo all’economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari all’anno, tre volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici. (…) Nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili; solo il 6% degli uomini si trova nella medesima situazione. (…) In Italia, al 2018, l’11,1% delle donne non ha mai avuto un impiego per prendersi cura dei figli. Un dato fortemente superiore alla media europea del 3,7%, mentre quasi 1 madre su 2 tra i 18 e i 64 anni (il 38,3%) con figli under 15 è stata costretta a modificare aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Una quota superiore di oltre 3 volte a quella degli uomini”.

Al tempo dei lockdown e dei licenziamenti bloccati sarà cambiato qualcosa? Secondo un’indagine di Legacoop: “Il 70% dei disoccupati del 2020 è costituito da donne”. In Italia il calo dell’occupazione femminile durante l’emergenza Covid è stato il doppio rispetto alla media Ue con 402mila posti di lavoro persi tra aprile e settembre 2020. Lo scrivono i Consulenti del lavoro: infatti “a fronte di un calo del 4,1% delle addette tra i 15 e 64 anni (-402.000 posti) nel nostro Paese in Europa il numero, nella stessa fascia, d’età è sceso del 2,1%.  Nei mesi di aprile-settembre 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è diminuita di 103.000 unità, registrando una contrazione del 6,4%, praticamente il doppio di quella registrata dagli uomini”.

Dati ancora più urgenti sono quelli pubblicati dall’Istat lo scorso febbraio: “Su 101mila nuovi disoccupati, 99mila sono donne. Un disastro annunciato in realtà, visto che già lo scorso giugno l’Ispettorato del lavoro segnalava che 37.611 lavoratrici neo-genitrici si erano dimesse nel corso del 2019. E non stupisce dal momento che solo il 21% delle richieste di part time o flessibilità lavorativa, presentate da lavoratori con figli piccoli, è stato accolto”. WeWorld conferma il fatto che per le italiane la maternità è un nodo cruciale. I dati presentati il 4 marzo nel corso dell’Edizione Speciale di WeWorld Festival, “segnalano che le principali vittime economiche della pandemia sono le donne, soprattutto se con figli e senza lavoro, che si sono trovate a far fronte a un enorme carico economico, psicologico e di cura. I dati raccontano che 1 donna su 2 ha visto peggiorare la propria situazione economica, sia al Nord che al Centro e Sud. La percentuale sale al 63% tra le 25-34enni e al 60% tra le 45-54enni”.

Ma l’Articolo 1 della Costituzione italiana recita, a oggi, ancora che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Se retribuito è maschile.