Il destino di una donna

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Tra le foto in mostra ad Aosta per la rassegna The Families of Man, trovo un  ritratto del 1991 di Giovanni Gastel della meravigliosa Zofia Borucka, una delle donne più belle mai esistite davanti a una macchina da presa.

Il titolo dell’opera è Donna.

Giovanni Gastel, nipote di Luchino Visconti, per chi non lo conoscesse è considerato fra i maggiori fotografi internazionali di moda. Le sue immagini hanno un pregio unico, non invecchiano mai, interpretano una classicità senza tempo. Ogni immagine sembra  sospesa nel tempo, racconta una storia eterna.

Però in questa immagine la data mi colpisce, il 1991.

Il destino di una donna

Guardate il segnaposto alla Google quando ancora la geolocalizzazione non esisteva, quel bersaglio esibito in primo piano è l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi, portato sotto il braccio con elegante rassegnazione da una corpo perfetto. Questa immagine è meravigliosa soprattutto per la purezza e l’innocenza della luce, l’intimità della rappresentazione e la povertà del destino.

Perché per la prima volta ho pensato che davvero non so cosa significa essere una donna, una preda per tutta la vita. Perché una donna deve essere obbligata a definirsi solo come corpo, una meta da conquistare, un indirizzo da raggiungere, una voglia da soddisfare, sempre nuda di fronte al desiderio?

Certe volte una foto insegna.