A Torino Artissima 2021, scoprendo artisti emergenti, nuovi linguaggi e vecchie memorie.

Artissima
Crediti della foto: Perottina -Piva/Artissima

Con più di 31mila visitatori e un record di vendite, si è appena conclusa Artissima 2021, che si conferma essere la più importante Fiera d’arte contemporanea in Italia.

Tra le proposte più sorprendenti di questa edizione, la romana White Nose Gallery, che esordisce in fiera scommettendo su un’istallazione di grande impatto. Si tratta della mastodontica cancellata di Nelson Pernisco, artista parigino non ancora trentenne che indaga le possibilità espressive dell’alluminio in modo inedito, tra denuncia sociale e narrazione mitologica. Contro ogni standardizzazione imperante nelle nostre città, Pernisco impone al visitatore la sua personale visione del mondo in un ritorno all’artigianalità, alla lentezza della lavorazione, all’unicità del risultato. Ma non solo. Quella di Pernisco è una dialettica serrata tra una decorazione che non è mai rassicurante e il rigore di un processo alchemico verso suggestioni preillumististe e mitiche. Le sue sculture hanno una lunga gestazione e si creano per aggiunte successive di elementi desunti dall’immaginario fantastico delle cattedrali gotiche. Cosa c’è al di là del cancello? Un mondo pre-industriale che fa da contraltare al nostro piccolo grande Occidente in rovina. L’imponente portale di Pernisco, inservibile rovina di un immaginario palazzo perduto, è  necessario monumento dell’effimero, che proprio con l’esaltazione dell’effimero riporta al centro il ruolo sociale dell’artista nel rifiuto categorico di ogni utilitarismo vero o presunto. Colto ma non elitario, l’artista-demiurgo si rivolge piuttosto al pubblico globale perché pop infatti sono le sue citazioni: mito, fantascienza, psicoanalisi compongono una nuova rivoluzionaria cosmogonia.

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Crediti della foto: Perottina -Piva/Artissima

Nel segno dell’impegno sociale dell’artista, l’impossibilità nel raccontarsi denunciata da Gea Casolaro in Specchio delle mie brame , presente in fiera con The Gallery Apart di Roma. Un enorme smartphone non ci restituisce il nostro selfie, ma un’immagine distorta che ci spinge a chiederci quale sia davvero la realtà. “La mia paura / è che a vedere me come sono / io potrei / rimanere deluso”, cantava Luigi Tenco. Del resto, Non siamo che immagini negli occhi degli altri: in una definitiva Mancanza di riflessione, la sagoma di chi si specchia non restituisce se non lo sguardo altrui, distratto o implacabile.
Gea Casolaro riflette altresì sul ruolo che l’artista deve avere nella società contemporanea: l’unica possibilità è l’attivismo: una presa di posizione, sempre garbata ma anche politica, spiega la sua indagine circa il nostro rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia. La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra esperienze e persone, al fine di ampliare la capacità di analizzare il reale attraverso il punto di vista degli altri. Da questo assunto nascono i progetti editoriali Mare Magnum Nostrum e Molto visibile, troppo invisibile: il mar Mediterraneo è luogo di vacanze per tanti e luogo di naufragi per – ancora – troppi.

A Torino Artissima 2021, scoprendo artisti emergenti, nuovi linguaggi e vecchie memorie.

Crediti della foto: Perottina -Piva/Artissima

Il norvegese Oystein Aasan (1977) presentato dalla Galleria Enrico Astuni di Bologna, propone con la serie LOST una riflessione esistenziale sulla perdita della memoria condivisa, quella dei beni culturali andati distrutti nella Seconda Guerra Mondiale che lui riproduce fotograficamente da vecchi cataloghi in bianco e nero, per “fissarli” con la cera d’api in un nuovo inedito dialogo con ciò che avrebbe potuto essere il contemporaneo.

Ancora perdita della memoria, ma in una dimensione intimista, il lirico lavoro della 28enne Sara Abdou, yemenita residente in Arabia Saudita e rappresentata da ATHR, Jeddah. Una serie di 12 saponette gassoul sono in fila protette da una teca trasparente a preservarne il profumo. Now That I’ve Lost You In My Dreams Where Do We Meet? Sembra chiedere l’artista allo zio scomparso, con la malinconica certezza di chi sa che anche il ricordo svanirà come il profumo seppur intenso di un pezzo di sapone.

A Torino Artissima 2021, scoprendo artisti emergenti, nuovi linguaggi e vecchie memorie.

Crediti della foto: Perottina -Piva/Artissima

Mimosa Echard, presentata dalla galleria Martina Simeti di Milano, indugia su una femminilità dolente e soffocata. I suoi lavori – intrisi di nostalgie d’infanzia – oscillano sapientemente tra i diversi pattern in un costante dialogo tra natura e arte. L’artista 35enne cresce in una comune neo-rurale presso l’Ardèche dove conosce un forte legame con la natura e la genuina solidarietà dei suoi abitanti, coesi da una visione di vita condivisa. Forte – quasi matriarcale – è il suo legame con la terra e i suoi segreti; ma anche con gli antichi mestieri femminili.
A Parigi è prevista per il 2022 una sua mostra al Palais de Tokyo e qui ad Artissima è tra i tre selezionati nella sezione New Entries, assieme al già citato Pernisco e a Eliška Konečná, presentata dalla galleria Eastcontemporary di Milano. La Echard vince anche il Premio Ettore e Ines Fico ex aequo con Namsal Siedlecki, rappresentato quest’ultimo da Magazzino di Roma. Il MEF Museo Ettore Fico di Torino vuole promuovere e valorizzare il lavoro di giovani artisti attraverso un’acquisizione. La ventottesima edizione di Artissima vede l’acquisizione di quattro opere.

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Crediti della foto: Perottina -Piva/Artissima

Artissima si è riconfermata un appuntamento importante dal punto di vista delle acquisizioni che andranno ad arricchire diverse collezioni museali. Tra queste spicca Pesce Khete (Galleria Colli di Roma) che entra alla GAM di Torino.