Memoria

memoria

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Perché ciò che è accaduto può ritornare. Le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre” .

Aveva ragione. Primo Levi è la nostra memoria, lo specchio della nostra disumanità. Una volta, Jean-Luc Godard ha scritto: “Dimenticare lo sterminio fa parte dello sterminio”. Ed è questa la parola che vogliamo ricordare oggi, noi che la memoria grazie a Primo Levi l’abbiamo scolpita nella definizione di sterminio. Quello di milioni di persone, di figli, di madri, di uomini la cui nazionalità non aveva più alcuna importanza. Così come non contano i loro nomi, o il pensiero politico, e neppure l’orientamento religioso a cui appartenevano. E non contavano i loro sogni. Non c’era Dio a Dachau, Auschwitz, Bergen-Belsen e in nessuno degli altri luoghi in cui si è consumato il più atroce dei crimini contro l’umanità, lo sterminio.

E all’improvviso diventa chiaro com’è possibile che oggi, a così tanti anni dalla liberazione di Auschwitz, il mondo rimanga indifferente alla guerra, al razzismo, alle diseguaglianze, ai cadaveri che il mare trasporta dolcemente sulle nostre coste. Perché, oggi come allora, Dio non c’era.
Ma c’era – e c’è ancora – l’uomo.
La Giornata della Memoria racconta il nostro desiderio di speranza nell’uomo.

La giornata della memoria dei miei diciotto anni era iniziata in un pullman diretto al campo di concentramento di Mauthausen. Eravamo un gruppo di studenti selezionati con non so più quale criterio per fare quel viaggio insieme a dei sopravvissuti. Della mia città eravamo in due. Tanti chilometri, tante storie da ascoltare. Poi l’arrivo al campo e quella sensazione straziante e devastante di dolore che ancora si avvertiva fortissima. Perché il dolore, se impari ad ascoltarlo, non abbassa mai la voce. E quel giorno imparai ad ascoltarlo. E lui urlava.
Il giorno dopo il nostro rientro mi cerca il sindaco di allora e mi invita a scrivere di quel viaggio. Dopo due giorni uscì su un quotidiano locale quel mio piccolo reportage. Il mio primo articolo era figlio di una memoria che avevo imparato ad ascoltare e rispettare.
Non sono cambiato.