Abbi cura di te. Abbi cura di noi (che non siamo solo oggetti)

cura di te

Essere capaci di aver cura di ciò che possediamo è l’obiettivo principale di Avrò Cura di Te.
Un progetto pensato per le imprese che ho sviluppato attraverso un concept con l’associazione Giacimenti Urbani, in collaborazione con AMSA Milano, presentato a Milano durante Fa’ la cosa giusta!.
Una fiera scelta non a caso poiché allineata ai principi di attenzione alle persone e all’economia circolare dove Giacimenti Urbani è presente da sempre.

Avrò Cura di Te, che l’associazione ha fatto proprio, è coerente con le molteplici attività che finora Giacimenti Urbani ha sviluppato sul territorio milanese. Si incentra sulla decisione di facilitare (con logica nudge) l’abbandono e la cura di oggetti e vestiti da parte delle persone con attenzione alle motivazioni funzionali e non funzionali che hanno fatto da stella polare e intorno a cui sono stati costruiti i servizi pensati per le popolazioni aziendali.

Purtroppo è cosa nota il fatto che possediamo una quantità di oggetti che non riusciamo a consumare in una vita, che ovviamente sopravviveranno a noi, che i giovani non vogliono perché i gusti cambiano (che piaccia o no, tant’è) e che noi italiani, sempre più senior e senza figli, non troveremo energie per ridestinare con intelligenza.
Eppure continuiamo ad accumulare oggetti perché pare che non esista alcun meccanismo biologico in grado di segnalarci gli eccessi. A differenza del cibo, che grazie al senso di sazietà ci impone di fermarci, non esiste un limite analogo per gli oggetti materiali.
A ciò si aggiunge il fatto che l’umanità si è evoluta in contesti dove la scarsità era perenne. Accumulare era quindi basilare e il nostro cervello è rimasto programmato per operare come se fossimo ancora in tempi dominati dalla scarsità. Nel caso di chi ha avuto genitori che hanno conosciuto guerra e fame (nel ‘900) la paura della scarsità è entrata a pieno titolo nell’educazione ricevuta.
Sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche, i dati dell’indagine IPSOS Erion RAEE del 2022 ci dicono che l’84% degli italiani conserva in media 6 apparecchi elettrici o elettronici funzionanti ma che non usa e il 61% in media tre apparecchi non funzionanti (anche se in questo caso i motivi possono anche essere altri che non ragionerò adesso).

Quando allora ci troviamo a dover liberare stanze per figli che vanno via, ereditiamo case, traslochiamo, scegliamo di vivere in ambienti più piccoli, ecc, questo accumulo è un problema.
Che si somma anche al fatto che impieghiamo in una vita 3680 ore a cercare oggetti. Il numero sembra spaventoso ma non lo è affatto visto che va spalmato su una vita intera.
Stiamo quindi parlando di un po’ più di 40 ore all’anno utilizzate per questo. Ce lo dice Real Time, una serie su Netflix che ci ha rafforzato nel lavorare sull’obesità delle nostre case.

Secondo quindi l’orientamento che vede oggi le imprese alla ricerca di servizi di welfare per i propri dipendenti attenti a nuove fragilità, Avrò Cura di Te propone delle riflessioni e delle nuove narrazioni intorno all’atto degli acquisti, agli spazi di cui disponiamo, alla necessità della cura da esercitare verso le cose che possediamo e del necessario abbandono ma “circolare” che prima o poi arriva.

Quante azioni sensate possiamo fare nella vita utile, non quella da anziani senza forze adeguate, per rendere circolari i vestiti e gli oggetti accumulati?
Questo genere di azioni non si impone, non si implora, non troverà alcuno spazio in nessuna legislazione ambientale, ma si può aiutare con dei nudge.
È quindi un progetto di riconciliazione con la cura e la nostra futura capacità di lasciare andare cose a cui siamo (stati) legati… ma con cuore e intelligenza.