Daniela Spaletra: “Vi racconto il Tabbouleh”
Venerdì 14 febbraio alle ore 18, nello spazio del Birrificio del Golfo a La Spezia (via delle Fornaci, 15) si inaugura la mostra fotografica TABULE’ #Tabbouleh di Daniela Spaletra, a cura di Maila Buglioni. Il progetto prende vita dal cibo tradizionale siriano e da una molteplice quantità di fotografie analogiche scattate in Siria da Daniela.
di Daniela Spaletra
Rafik Shami, scrittore siriano, nato nel 1946 nel quartiere cristiano aramaico di Damasco, da anni esiliato in Germania per motivi politici, aveva un sogno, quello di scrivere un libro di fiabe unite alla cucina siriana in onore della sua terra lasciata tanti anni prima. Sua sorella Marie si offrì di aiutarlo raccogliendo per lui le ricette e raccontandole al fratello per telefono. Nascerà così una raccolta di microcosmi familiari, un ricettario fiabesco, un crocevia degli splendori del Medio Oriente.
Il Tabulè, originario delle montagne della Siria e del Libano, è un’insalata a base di menta, limone, prezzemolo, verdure profumate e grano cotto preparato nel ricettario di Rafik, secondo una tradizione segreta di sua zia Salime, ed è un piatto che non può essere assolutamente mangiato nei momenti tristi, è da gustare a inizio pasto e da condividere in allegria.
Il progetto parte dal ricordo di questo cibo, dal suo profumo, dai suoi colori, dalle immagini scattate durante il mio lungo soggiorno in Siria negli anni novanta insieme a mio padre, stabilitosi a Damasco per motivi lavorativi insieme a mia madre.
Le immagini sono selezionate e sovrapposte ad altre, effettuate recentemente in mezzo alle montagne, ai boschi del mio territorio, dipinte, immerse nell’acqua, nel tentativo di mettere in relazione tra loro diversi livelli di vita e di creare un legame spazio temporale per poterle rileggere, in quanto sottratte dalla loro reale collocazione geografica, storico-documentaristica, diventano unione tra passato e presente, ridefinendone l’essenza.

Un processo unificativo, straniante che crea un non tempo e un altrove annullando le contraddizioni e le tensioni di una parte di mondo che dopo pochi anni dai primi scatti fotografici, passerà da una stabilità apparente, a essere dilaniata da interminabili destabilizzazioni sociali e politiche ancora in atto.
La realtà indagata attraverso le fotografie analogiche è lontana, appartiene al passato, sia dal punto di vista temporale che tecnologico, ma attraverso la stratificazione pittorico – fotografica, si crea una nuova rimessa in gioco dell’immagine, una ridefinizione dell’intera visione che appare densa, impenetrabile, dove la vegetazione sembra fare quasi da scudo, da protezione ai soggetti, al territorio ai reperti archeologici allora registrati, per preservarli da quello che sarà.
La dimensione irreale e fiabesca rinomina il reale, racconta di un luogo misterioso, già culla della civiltà, vista attraverso reticoli di vegetazione lussureggiante e colorata, cieli inquietanti rigonfi di oscuri presagi, di bolle d’aria, d’acqua e di luce. Una sospensione al di là del tempo, una riflessione sul suo senso.
Un mondo dove diversi strati di esistenza si fondono, a cavallo tra sogno e realtà, in cerca di superare ogni logica reale e sensata. L’operazione annulla da una parte e potenzia dall’altra la differenza temporale e l’identità specifica di un luogo, crea una dimensione astratta, in una sorta di tenero abbraccio.

Daniela Spaletra è nata a Torino, diplomata in Pittura e successivamente in Arti Multimediali all’Accademia di Belle Arti di Carrara, vive e lavora a Lerici (La Spezia). Inizia il suo percorso artistico negli anni Ottanta nell’ambito della fotografia sperimentale con il maestro spezzino Sergio Fregoso. I suoi interventi sono sempre ideologicamente connotati come arte sociale, ideologica, femminile. Le installazioni riccamente polisemiche, marcano lo spazio di intense relazioni che indagano nella memoria ancestrale collettiva, nel rito, e talvolta, tentano di colpire i sensi dell’osservatore cercando, con la loro collaborazione di modificare certi processi sociali e culturali. Vive l’arte come urgenza espressiva, come atto rivoluzionario, libera da costrizioni di alcun genere, senza confini e contro l’indifferenza, da vivere in ogni spazio e non solo nei luoghi ad essa deputati. Negli ultimi anni, la sua poetica si è concentrata sul concetto di memoria, di tempo, sul sogno di poter far convivere epoche e luoghi lontani, sul concetto di paesaggio, sull’alterazione di confini sulla creazione di nuove terre, sulla riappropriazione di spazi preclusi, sull’evidenziazione di una criticità in atto attraverso azioni registrate e condivise, immaginando realtà diverse, mondi paralleli e luoghi senza tempo. Gli ultimi progetti sono sia individuali che collettivi come: Dimora, con Zoya Shokooki, a cura di Matteo Innocenti, Rassegna Debacle Fourteen Artellaro, Tellaro (SP) 2023. Orfani, a cura di Gino D’Ugo, Parallelamente, Circuito Off del Festival della Mente, Sarzana (SP) 2023. Plusultra/BEATE TERRE, personale a cura di Maila Buglioni, Indipendent Art Space, Gate26A, Modena, 2022. IN PECTORE, personale, a cura di Nicola Barattini, Chiesa Madonna delle Lacrime, Carrara, 2021. Plusultra, BURN_ Pixelache Festival a cura di Dimora OZ per KAD Kalsa Art District, Helsinki, Finlandia, 2021. PLUSULTRA/ARKAD Video/Performance a cura di Lori Adragna e Andrea Kantos, Dimora OZ e Bridge Art, nel programma di ARKAD KIN LINE LEGACY, Palermo, 2021. PLUSULTRA/BEATE TERRE, progetto a cura di FourteenArTellaro, Dimora OZ e Analogique, evento collaterale ARKAD per Manifesta 13 – Les Parallèles du Sud, Tellaro (Sp), 2020.
