#MEMOBook. Sapete cos’è la Casa Elementare?
“Questo libro parla di una Casa Elementare i cui tratti salienti sono un tetto a capanna con grandi sporti, un recinto, un giardino di pietre. Il racconto tratta di un caso particolare ma abbraccia una questione per me sempre attuale e sempre mutevole: la casa. O meglio la costruzione di una dimora adatta all’uomo che la abita e al luogo in cui si trova. Una casa figlia del proprio tempo ma pensata per resistere al suo trascorrere, per durare e diventare lascito ai posteri”.
Inizia così la prefazione del volume Casa elementare (Anteferma Edizioni) scritto dall’architetto Jimmi Pianezzola. Un libro che già in copertina annuncia la sua intenzione di divulgare i tratti di un’architettura improntata alla sostenibilità. Jimmi Pianezzola (1982) si laurea presso l’Università IUAV di Venezia, dove ha collaborato alla didattica con il Prof. Gustavo Adolfo Carabajal. Nel 2011 fonda il proprio studio di architettura. Ha progettato numerosi edifici e piani urbanistici, approfondendo e declinando in particolare il tema della domesticità nel Veneto contemporaneo. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la Casa Elementare e il rapporto tra architettura e sostenibilità.
(#MEMOBook, a cura di Paolo Marcesini e Carlotta Bonsegna)
di Jimmi Pianezzola
La Casa (Architettura) Elementare è un lavoro sartoriale sull’abitare. I termini ‘abitare’ e ‘abito’ hanno la stessa radice etimologica ma il primo tende alla dimensione del primitivo, dell’arcaico; il secondo alla sfera della moda e di ciò che ‘passa’. ‘Il tempo della moda è costitutivamente in anticipo su sé stesso e, proprio per questo, anche sempre in ritardo, ha sempre la forma di una soglia inafferrabile fra un “non ancora” e un “non più”.’1 All’architettura della globalizzazione, indifferente al luogo, preferisco un’architettura attenta alle questioni locali che al contempo abbracci anche una visione ampia. All’architettura dell’individualismo, quella dello stile, del trucco come ‘make-up’, dell’eclettismo di facciata, preferisco l’architettura come bene collettivo, appropriata, sobria, consistente.
La Casa (Architettura) Elementare è espressione, condivisa tra me e gli abitanti, della casa del (loro) futuro: una dimora non antica, non contemporanea, ma letteralmente avanguardistica. Uso questo termine pensando alle parole del filosofo Giorgio Agamben per il quale ‘L’avanguardia rincorre il primitivo e l’arcaico’ e ‘La via d’accesso al presente ha necessariamente la forma di un’archeologia.’2 Queste due riflessioni concatenate, radicali e gravide di senso mi affascinano. Svelano in poche parole molto di quello a cui vorrei tendere nel mio lavoro. Un’architettura che stia sul crinale del tempo e non passivamente nel suo solco.
L’approccio contemporaneo che mi pare sintetizzi meglio la necessità di realizzare architetture e in particolare di abitazioni (gli edifici pubblici rispondono a esigenze diverse ed hanno altro peso rispetto al volume del costruito) sostenibili per il futuro della nostra civiltà, è quello che riduce l’impronta di carbonio del processo di produzione edilizio prima, di gestione, e infine di smaltimento/riciclo dei manufatti. Queste istanze, al netto degli adempimenti tecnico-burocratici che la normativa pone in prospettiva, penso siano ben espresse nei principi della cosiddetta bio-architettura, quando siano messi al servizio di una progettazione che identifico come olistica.
La Casa (Architettura) Elementare prende il suo nome dall’idea che la sostanzia. Un concetto allargato di ‘elemento’ per mezzo del quale interrogare ogni aspetto che coinvolga il progetto.
La Casa Elementare è ad esempio composta pensando agli archetipi architettonici del recinto e della capanna. È plasmata con forme primitive. La tecnologia costruttiva con la quale è edificata è arcaica ed essenziale. L’organizzazione delle funzioni è semplice e razionale. Sono messi in campo accorgimenti tecnici per il controllo del progetto e del processo produttivo col fine di limitare al grado necessario gli apparati tecnologici a servizio dell’abitazione.
Gli elementi antichi Terra, Aria, Acqua, Fuoco sono rappresentati nel progetto a più livelli e in diverse forme. Ognuno di essi si materializza in dispositivi architettonici o tipologici come ad esempio la forma dell’edificio, il suo rapporto con il contesto, i materiali da costruzione, la ventilazione naturale innescata dall’edificio al suo interno, la gestione dell’acqua di falda e meteorica, lo studio delle aperture nel favorire l’ingresso o proteggersi dai raggi solari.
Nella vasta distesa di episodi edilizi di cui è costellato il nostro territorio, un singolo oggetto architettonico sembra scarsamente rilevante. L’obsolescenza intrinseca degli edifici e delle tecnologie che ci circondano è uno stimolo per operare delle scelte sui valori di un progetto. Da qui il bisogno di porre basi solide per il lavoro. Pensare al sole, al vento, alla terra, all’acqua che arriva dal cielo e dal suolo. Guardare agli archetipi del costruire con la speranza, sino a ora mai delusa, di trarne spunti di sapore persistente. Interrogare il ‘typos’ in funzione delle esigenze di coloro che saranno abitanti. Trovare risposte concrete nelle tecniche costruttive tradizionali, arcaiche e primitive quali espressioni culturali del ‘genius loci’. Usare strumenti di analisi e verifica delle alternative di progetto presi dalla tecnica e dall’ingegneria applicata alla scienza delle costruzioni.
La Casa (Architettura) Elementare è progettata come una costruzione insieme unica, perché modellata sulle richieste dei suoi abitanti e del luogo in cui è sorta, e al contempo prototipica. Il progetto è ancorato al luogo con più sistemi di coordinate e scale. Se quella ergonomica è facilmente rinvenibile nelle misure del manufatto e nelle sue relazioni di vicinanza e distanza da ciò che lo circonda, è pure presente un legame alla scala globale nel collocamento (latitudine, longitudine) sulla crosta terrestre che condiziona la bioclimatica dell’edificio.
Ciò che non è locale è il metodo per mezzo del quale è concepito, un approccio valido per ogni luogo. I fondamenti della disciplina sono sempre i medesimi; gli archetipi architettonici, il concetto di clima, le leggi della statica. Ogni volta uguali a loro stessi, ogni volta diversi.
